Prima prova Maturità 2024: testo argomentativo, Giuseppe Galasso, "Storia d’Europa", traccia svolta

È iniziata la Maturità 2024 con la Prima Prova che ha visto tra le tracce di testo argomentativo un brano di Giuseppe Galasso, “Storia d’Europa”. Ecco come noi di Maturansia abbiamo svolto questa traccia.

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Traccia svolta: Giuseppe Galasso, “Storia d’Europa”

TIPOLOGIA B – ANALISI E PRODUZIONE DI UN TESTO ARGOMENTATIVO

PROPOSTA B1

Traccia

Testo tratto da: Giuseppe GalassoStoria d’Europa, Vol. III, Età contemporanea, CDE, Milano, 1998, pp. 441-442.

«La condizione così determinatasi nelle relazioni internazionali, e in particolare fra i grandi vincitori della guerra e in Europa, fu definita «guerra fredda». La definizione, volutamente antitetica, esprimeva bene la realtà delle cose. Lo stato di pace tra le due massime potenze dei rispettivi campi e tra i loro alleati non poteva ingannare sulla realtà di un conflitto ben più consistente e, soprattutto, ben diverso nella sua cronicità, nelle sue manifestazioni e nei modi del suo svolgimento rispetto alla consueta contrapposizione di posizioni e di interessi nei rapporti fra potenze anche nelle fasi di grande tensione internazionale. A conferire al conflitto questo aspetto inedito valse certamente, e fu determinante, l’«equilibrio del terrore» affermatosi con l’avvento delle armi atomiche. E tanto più in quanto nel giro di una dozzina di anni i nuovi armamenti e i sistemi di piazzamento, lancio e destinazione fecero registrare perfezionamenti di tecnica, di precisione e di potenza tali da lasciar prevedere senza possibilità di incertezza che un conflitto atomico avrebbe provocato una catastrofe totale delle possibilità stesse di vita dell’intera umanità non solo e non tanto per le perdite e le rovine che avrebbe provocato quanto per l’alterazione insostenibile che avrebbe arrecato all’ambiente terrestre dal punto di vista, appunto, della sopravvivenza stessa del genere umano. Si prospettava, insomma, un tipo di conflitto i cui risultati finali, chiunque fosse il vincitore, sarebbero stati relativi proprio a questa sopravvivenza più che a qualsiasi altra posta in gioco. Ciò costringeva tutti i contendenti al paradosso di una pace obbligata, di un confronto che poteva andare oltre tutti i limiti tollerabili in una condizione di pace e perfino giungere all’uso di armi potentissime, ma pur sempre non atomiche, armi «convenzionali», come allora furono definite, ma non poteva e, ancor più, non doveva superare la soglia critica segnata da un eventuale impiego delle armi atomiche. Come non era mai accaduto prima, l’uomo restava, così, prigioniero della potenza che aveva voluto e saputo raggiungere. Uno strumento di guerra, di distruzione e di morte di inaudita efficacia si convertiva in una garanzia, del tutto impreveduta, di pace a scadenza indefinita. La responsabilità gravante sugli uomini politici e sui governi dei paesi provveduti di armi atomiche superava di gran lunga, nella sua portata e nella sua stessa qualità morale e politica, qualsiasi altro tipo di responsabilità che fino ad allora si fosse potuto contemplare nell’esercizio del potere. Sorgeva anche subito il problema della eventuale proliferazione di un siffatto tipo di armamenti. Che cosa sarebbe potuto accadere se essi fossero venuti nella disponibilità di un gran numero di paesi e, soprattutto, se si fossero ritrovati nelle mani di leaders che non fossero quelli di grandi potenze aduse a una valutazione globale dei problemi politici mondiali e continentali e fossero, invece, fanatici o irresponsabili o disperati o troppo potenti in quanto non soggetti al controllo e alle limitazioni di un regime non personale e alle pressioni dell’opinione pubblica interna e internazionale? La lotta contro la proliferazione delle armi atomiche e per il disarmo in questo campo divenne perciò un tema centrale della politica internazionale e vi apportò un considerevole elemento sedativo (per così dire) di eventuali propensioni a varcare la soglia del temibile rischio di una guerra atomica.»

Comprensione e analisi

Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte.

  1. Sintetizza il contenuto del brano.
  2. Qual è, secondo lo storico Giuseppe Galasso (1929 – 2018), il significato delle espressioni “guerra fredda” ed “equilibrio del terrore”?
  3. Spiega per quale motivo l’uso dell’arma atomica provocherebbe “una catastrofe totale delle possibilità di vita dell’intera umanità”.
  4. Quali sono le considerazioni che, secondo l’autore, motivano “la lotta contro la proliferazione delle armi atomiche e per il disarmo”?

Produzione

Ritieni che il cosiddetto ‘equilibrio del terrore’ possa essere considerato efficace anche nel mondo attuale, oppure sei dell’opinione che l’odierno quadro geopolitico internazionale richieda un approccio diverso per affrontare gli scenari contemporanei? 

Sviluppa in modo organico e coerente le tue argomentazioni, richiamando le tue conoscenze degli avvenimenti attuali, anche facendo riferimento ad opere artistiche, letterarie, cinematografiche e/o teatrali attinenti all’argomento.

Svolgimento

Comprensione e analisi

1.

Nel brano in questione, lo storico Giuseppe Galasso analizza gli eventi successivi alla Seconda guerra mondiale. In particolar modo, l’autore si concentra sulla descrizione delle dinamiche della “guerra fredda”, uno stato di pace apparente sotto la costante minaccia di una guerra atomica mondiale. La certezza di una eventuale estinzione dell’umanità a seguito dell’utilizzo delle armi nucleari è stata, secondo lo storico, la principale garanzia di pace tra le nazioni. Tuttavia, la paura che queste armi sarebbero potute finire nelle mani di terroristi o criminali senza scrupoli ha determinato, nell’ultima fase del conflitto, un impegno unilaterale e collettivo per la lotta contro la proliferazione delle armi atomiche, a favore del disarmo nucleare. 

2.

Secondo Galasso, l’espressione “guerra fredda”, volutamente paradossale, indica una condizione di pace obbligata, tenuta in piedi dalla certezza di un’eventuale distruzione reciproca delle parti coinvolte nel conflitto. È proprio su questa dinamica che si fonda quello che lo storico chiama “equilibrio del terrore”, ovvero la consapevolezza che, a causa dello sviluppo tecnologico delle armi atomiche, la dichiarazione di un eventuale conflitto avrebbe portato all’autodistruzione sia dell’aggressore che dell’aggredito. 

    3.

    L’uso dell’arma atomica provocherebbe “una catastrofe totale delle possibilità stesse di vita dell’intera umanità” non tanto a causa delle perdite di vite umane o per i danni materiali alle infrastrutture, ma per l’alterazione radicale e irrimediabile degli equilibri ambientali che permettono la sopravvivenza del genere umano sul pianeta Terra. 

      4.

      Secondo Galasso, a motivare “la lotta contro la proliferazione delle armi atomiche e per il disarmo”, oltre alla necessità di allontanare la minaccia di una guerra nucleare mondiale, è la volontà di impedire a uomini “fanatici o irresponsabili o disperati o troppo potenti” di entrare in possesso di armi dotate di un simile potere distruttivo. 

        Produzione 

        Con l’espressione “equilibrio del terrore” si intende una serie di scelte politiche che hanno visto contrapporsi, nell’ambito della Guerra Fredda, le due potenze di USA e URSS: il possesso delle armi atomiche e di armi di distruzione di massa è stato usato da questi stati come deterrente per qualsiasi tentativo di scatenare un conflitto diretto, che avrebbe potuto condurre a esiti distruttivi sia per la potenza vinta che per la vincitrice, trascinando potenzialmente l’interno mondo in un’escalation letale. L’equilibrio scaturito da questa situazione, basato sul “terrore” generato dalla minaccia atomica, non si è tuttavia manifestato come condizione risolutiva dei conflitti: anche se non apertamente in guerra, gli schieramenti formatisi durante la Guerra fredda hanno sfruttato altri terreni di scontro per manifestare la propria contrapposizione, dalla corsa allo spazio alla politica economica, fino all’intervento militare nell’ambito di questioni di politica internazionale in alcune regioni del Mondo (dal Vietnam all’Afghanistan). 

        Per la prima volta, a frenare un conflitto non era stata la supremazia effettiva di una o dell’altra potenza, ma l’idea che l’uso di armi particolarmente distruttive avrebbe potuto mettere in dubbio il futuro dell’intera umanità, con scenari apocalittici di distruzione e annientamento. La nascita della strategia definita “MAD”, ‘Mutual Assured Destruction’ (ovvero “distruzione reciproca assicurata”), ha sollevato numerosi problemi non solo dal punto di vista politico, ma anche etico e umanitario: l’idea che la sicurezza internazionale dipenda dalla capacità di uno o più stati di annientare intere popolazioni crea un inevitabile paradosso, e solleva questioni sulla vera natura di tale sicurezza in un mondo nuclearizzato. 

        Questi temi sono più che mai attuali, al centro di discussione nell’ambito dei numerosi conflitti armati che ancora oggi coinvolgono molti stati, ma anche al centro della riflessione proposta dalle arti, dalla letteratura e dal cinema. Un recente film dedicato alla biografia del fisico teorico statunitense J. Robert Oppenheimer (Oppenheimer, regia di Cristopher Nolan, 2023), incaricato di gestire il progetto Manhattan che è culminato nella progettazione e realizzazione dell’ordigno atomico, mette al centro proprio tali questioni: la riflessione sulle implicazioni etiche, morali e politiche della scienza è infatti tra i temi cardine del film. In alcune scene, in particolare, si vede dialogare Oppenheimer con Albert Einstein, altra voce storicamente impegnata nel dibattito sulle armi atomiche. 

        L’uso della strategia della deterrenza basata sul possesso di un arsenale atomico appare oggi attualissima: le attuali dinamiche geopolitiche internazionali hanno già fatto emergere in più occasioni la presenza di potenze militarmente attrezzate, che comunicano in modo più o meno esplicito la loro intenzione a disporre di tali ordigni in determinate condizioni. La Cina, la Russia, la Corea del Nord e gli Stati Uniti, ad esempio, hanno più volte toccato questo punto nelle loro scelte politiche: di recente, sia gli Stati Uniti che la Russia si sono ritirati dal Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF). Tutti questi scenari vanno nella direzione di complicare ulteriormente gli equilibri internazionali, in cui si vedono riaffiorare conflitti mai completamente assopiti (come nel caso del conflitto fra Russia e Ucraina, fra Israele e Palestina) ed emergere nuovi territori di scontro. 

        I problemi etici e morali legati al possibile utilizzo delle armi atomiche chiamano in causa, da un lato, il senso stesso della sicurezza dell’umanità, davanti alla continua minaccia di un possibile sterminio: occorre riflettere sul tipo di pace che verrebbe, in questo caso, creata, con la sostanziale garanzia fornita dalla minaccia della distruzione totale. Ma anche il mantenimento stesso della politica del “terrore” apre, dall’altro lato, seri problemi: esso richiede un continuo aggiornamento militare, una continua vigilanza e una capacità di risposta rapida, che aumenta il rischio di errori di interpretazione o di incidenti che potrebbero innescare una escalation nucleare non intenzionale. L’equilibrio del terrore potrebbe anche favorire stati con capacità nucleari avanzate a discapito di quelli senza tali capacità, creando asimmetrie di potere e influenzando la sicurezza globale in modi che potrebbero essere considerati ingiusti o moralmente problematici. Infine, questa proliferazione nucleare aumenterebbe il rischio di far cadere le armi nucleari in mani non statali o di attori irresponsabili, fanatici o troppo potenti. 

        Questo sinistro e inquietante rischio, del resto, era già stato ipotizzato anche da Italo Svevo, nel capitolo conclusivo della Coscienza di Zeno, in cui dava sfogo a una profezia apocalittica che avrebbe visto la fine dell’umanità: in queste pagine, l’autore prefigura la presenza di un uomo, che rimane privo di nome ma che viene descritto come «degli altri un po’ più ammalato», che s’impossessa di un «esplosivo incomparabile», «s’arrampica al centro della terra» e causa «un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie». L’inquietante prefigurazione dell’estinzione della specie umana proprio per mano di un ordigno dalle potenzialità distruttive esorbitanti ci appare anche oggi, forse, non così lontana. 

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