Collegamenti orale Maturità: “Uno, Nessuno, Centomila” di Luigi Pirandello

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Pronto per l’Esame di Maturità 2024? Ansia per il colloquio orale? Non temere. Sappiamo bene come questa ultima parte dell’esame sia forse la più temuta, ma ti assicuriamo che è meno difficile di quello che sembra. 

Ribadiamo innanzitutto come funzionerà l’esame: la commissione ti proporrà un materiale e tu, partendo da esso (potrebbe essere un testo di letteratura, un’immagine, una foto, un’opera d’arte o altro ancora) dovrai fare dei collegamenti interdisciplinari. 

Proviamo a immaginare come potresti rispondere alla Commissione d’Esame se durante il tuo colloquio orale ti proponessero un estratto di “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. Ecco tutti i collegamenti che potresti fare. 

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Collegamenti interdisciplinari da “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello

  • Letteratura italiana: analisi della vita e delle opere di Luigi Pirandello;
  • Letteratura Greca: Socrate
  • Letteratura Inglese: “Hamlet” di William Shakespeare
  • Filosofia: il “Divenire” di Friedrich Nietzsche
  • Storia dell’Arte: Ceci n’est pas une pipe” (“Questo non è una pipa”) di René Magritte
  • Educazione civica / attualità: l’identità ai tempi dei social media

Possibile discorso

Luigi Pirandello, è stato scrittore e drammaturgo italiano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1934. Con “Uno, Nessuno e Centomila”, si addentra nelle profondità dell’identità umana e della percezione di sé. 

La storia segue le vicende di Vitangelo Moscarda, un uomo che, a seguito di un banale commento sulla forma del suo naso da parte di sua moglie, inizia a mettere in discussione l’immagine che ha di sé stesso. Questo evento apparentemente insignificante scatena in lui una profonda crisi identitaria, spingendolo a riconsiderare tutte le sue precedenti convinzioni su chi sia veramente.

Pirandello, attraverso Moscarda, esplora il concetto che non esista una singola verità su chi siamo, ma piuttosto molteplici verità, ciascuna costruita dalle percezioni e dalle proiezioni degli altri. Moscarda si rende conto che per ogni persona che incontra, lui è un “altro”, diverso da come si percepisce e da come pensa di essere percepito. Questa rivelazione lo porta a concludere che l’identità è fluida, in costante cambiamento, e non può essere confinata in una definizione univoca e immutabile.

“Uno, Nessuno e Centomila” è un viaggio nella disintegrazione dell’io, dove Moscarda, nel tentativo di liberarsi da tutte le identità impostegli, finisce per riconoscere l’impossibilità di definire il sé in termini assoluti. La sua lotta interiore riflette l’angoscia e la liberazione che derivano dal comprendere che siamo, contemporaneamente, una persona, nessuna e centomila.

L’opera è un invito a guardare oltre le apparenze, a mettere in discussione le nostre convinzioni più radicate su noi stessi e gli altri. 

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Collegando questo tema alla letteratura greca, possiamo rifarci a Socrate, figura emblematica della filosofia, che nel suo incessante cercare la verità, pronunciò la famosa frase “Conosci te stesso”. Questo concetto, al cuore della tragedia e della filosofia greca, eco del principio dell’oracolo di Delfi, risuona in “Uno, Nessuno e Centomila” nella ricerca spasmodica di Moscarda di una verità intrinseca di sé, una ricerca che lo porta alla conclusione che l’essenza dell’io è intrinsecamente fluida e inafferrabile.

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Il legame tra “Uno, Nessuno e Centomila” di Pirandello e la massima socratica “Conosci te stesso” si radica nella profonda esplorazione dell’identità e dell’autocoscienza. Socrate, con il suo invito alla conoscenza interiore, pone le basi per un viaggio di scoperta personale che non solo mira alla comprensione di sé ma sfida anche le percezioni esterne imposte dalla società. Analogamente, Pirandello, attraverso Vitangelo Moscarda, presenta un percorso tortuoso di autoindagine che svela la molteplicità e la fluidità dell’io. Entrambi gli autori evidenziano la complessità dell’esistenza umana e la difficoltà intrinseca nel raggiungere una piena comprensione di sé, dato il divario tra l’io interiore e le innumerevoli versioni di noi stessi riflesse agli occhi altrui. Questa ricerca incessante di autoconoscenza, pur non garantendo risposte definitive, incita a una continua riflessione sul significato di essere veramente sé stessi, sottolineando l’importanza dell’interrogazione interiore come mezzo per affrontare l’eterna tensione tra identità personale e percezione sociale.

Nel panorama della letteratura inglese, la questione dell’identità e del conflitto interiore trova un parallelo in “Hamlet” di William Shakespeare. Amleto, principe di Danimarca, si dibatte nella crisi esistenziale del “Essere o non essere”, esplorando l’ambiguità dell’esistenza umana e la lotta tra l’essenza interiore dell’individuo e le maschere imposte dalla società. 

L’indagine sull’identità in “Hamlet” di Shakespeare rispecchia profondamente le tematiche di “Uno, Nessuno e Centomila” di Pirandello, sebbene le due opere si collochino in contesti e periodi storici diversi. Amleto è tormentato da dubbi esistenziali che lo portano a meditare sull’essenza dell’essere, riflettendo sulla fragilità della condizione umana e sulle incongruenze tra l’io interiore e le aspettative esterne. “Essere o non essere” diventa l’espressione ultima di questa lotta, simboleggiando il conflitto tra vita e morte, azione e inerzia, verità e illusione.

Shakespeare, come Pirandello, esplora la natura fluida dell’identità e la difficoltà di aderire a una versione stabile di sé stessi quando si è costantemente influenzati dalle percezioni altrui. Amleto lotta per mantenere la sua autenticità in un mondo che sembra costantemente spingerlo a indossare varie maschere, creando un parallelo diretto con la crisi di Moscarda, che cerca di liberarsi dalle etichette imposte dalla società per scoprire la sua vera essenza. Entrambi i personaggi sono simboli dell’eterna ricerca dell’uomo di comprendere sé stesso di fronte alle pressioni esterne, sottolineando l’universalità della ricerca di autenticità e significato.

Dal punto di vista filosofico, il pensiero pirandelliano può essere messo in dialogo con quello di Friedrich Nietzsche, in particolare con la sua concezione del “Divenire” e del rifiuto di un’essenza stabile e immutabile. 

Il pensiero di Pirandello e quello di Friedrich Nietzsche convergono sulla concezione rivoluzionaria dell’identità come un’entità in costante divenire, sfuggente a ogni tentativo di definizione stabile e definitiva. Nietzsche, con la sua filosofia del “Divenire”, rompe con la tradizione che cerca nell’uomo un’essenza immutabile, proponendo invece l’idea di un sé in perpetuo cambiamento, influenzato dalle esperienze, dal contesto sociale e culturale. Questa visione si riflette vividamente nel viaggio di Moscarda in “Uno, Nessuno e Centomila”, dove il protagonista si immerge in un profondo esame di sé, scoprendo la molteplicità delle sue identità, ciascuna modellata dalle interazioni con gli altri e dalle circostanze della vita.

Pirandello, attraverso il suo personaggio, esplora la futilità della ricerca di un’essenza “vera” o “originale” di sé, evidenziando come l’io sia intrinsecamente fluido e multiforme. Questo approccio filosofico alla questione dell’identità non solo mette in discussione le convenzioni sociali e le aspettative, ma apre anche la strada a una liberazione dall’illusione della costanza, invocando una comprensione più profonda della natura umana come costantemente in evoluzione. Nietzsche e Pirandello, sebbene operassero in campi e tempi diversi, condividono questa profonda intuizione sull’esistenza, proponendo una visione dell’io che accetta e celebra il suo eterno mutamento.

Nel campo della storia dell’arte, possiamo tracciare un parallelo con il movimento surrealista, in particolare con le opere di René Magritte. Il suo dipinto “Ceci n’est pas une pipe” (“Questo non è una pipa”) sfida la percezione e la rappresentazione della realtà, mettendo in discussione l’identità degli oggetti e la loro interpretazione. 

L’opera “Ceci n’est pas une pipe” (“Questo non è una pipa”) di René Magritte sfida le nostre aspettative sulla rappresentazione e la realtà. Con un gioco visivo e concettuale, Magritte sottolinea la distanza tra l’oggetto dipinto e l’oggetto reale, interrogando la natura dell’immagine e della percezione. Questo dialoga profondamente con il pensiero pirandelliano in “Uno, Nessuno e Centomila”, dove l’io è visto come una molteplicità di maschere, diverse dalle percezioni altrui. Entrambi gli artisti giocano con la dicotomia tra essere e apparire, mostrando come la realtà sia filtrata e distorta dalle nostre interpretazioni, sollevando questioni fondamentali sull’identità e la sua rappresentazione.

Infine, nel contesto dell’attualità e dell’educazione civica, il tema dell’identità personale e collettiva è più rilevante che mai nell’era dei social media e della digitalizzazione. La nostra identità online, spesso curata e costruita, riflette la molteplicità di “sé” di cui parlava Pirandello, mettendo in luce la frattura tra l’io reale e quello percepito. 

Nell’era digitale, i social media sono diventati lo specchio contemporaneo attraverso cui riflettiamo e costruiamo le nostre identità. Questa dimensione virtuale incarna in pieno il dilemma pirandelliano dell’essere versus l’apparire, proponendo una scena dove l’io si moltiplica in infinite versioni di sé, spesso idealizzate e lontane dalla realtà quotidiana. 

Sui social, siamo incoraggiati a presentare una versione di noi stessi curata, selezionata per suscitare ammirazione, invidia, o semplicemente attenzione. Questo processo di auto-rappresentazione ricorda il viaggio di Vitangelo Moscarda verso la scoperta delle molteplici facce del proprio io, ognuna riflettendo le aspettative e i desideri di un pubblico differente. Così come Moscarda si scontra con la frammentazione del sé, l’individuo moderno si destrettia tra autenticità e costruzione dell’immagine, spesso perdendo di vista la propria essenza autentica.

Il parallelo tra l’opera di Pirandello e l’esperienza sui social media solleva questioni riguardo alla nostra concezione di identità nell’epoca digitale. Ci spinge a interrogarci su quanto le nostre vite online siano una fedele espressione del nostro essere o, al contrario, una maschera che indossiamo per conformarci alle aspettative di una società sempre più mediata dalla tecnologia. In questo contesto, la riflessione pirandelliana sull’impossibilità di catturare l’essenza univoca del sé diventa una chiave di lettura preziosa per comprendere le dinamiche dell’auto-rappresentazione e dell’interazione sociale nel mondo virtuale.

Conclusioni

Visto? Collegare un’opera complessa come “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello ad altre materie non è affatto impossibile, ma richiede ragionamento critico, l’arma che determinerà il tuo successo all’esame di Maturità. 

Speriamo che questi spunti di riflessione per l’orale di Maturità ti siano stati utili e che abbiano acceso la curiosità di esplorare ulteriormente i collegamenti tra “Uno, Nessuno e Centomila” e vari ambiti del sapere. Ricorda, questo è solo uno dei molti ponti che puoi costruire; nel “Manuale di sopravvivenza alla Maturità” di Maturansia, troverai una miriade di altri collegamenti interdisciplinari pronti ad arricchire il tuo discorso e a fare colpo sulla Commissione d’Esame.

 In bocca al lupo! 

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