Collegamenti orale Maturità: Seconda Guerra Mondiale

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Ti senti pronto per l’esame di Maturità 2024, ma l’ansia per il colloquio orale è ancora elevata? Non temere, questa prova può sembrare piuttosto dura, ma in realtà si può affrontare con serenità.

Come prima cosa vediamo come si svolge: durante l’esame, la commissione ti presenterà un materiale di partenza, che potrebbe variare da un testo di letteratura a un’opera d’arte, e il tuo compito sarà quello di sviluppare un discorso interdisciplinare a partire da esso.

Prova a immaginare che ti venga proposto come argomento di partenza la Seconda Guerra Mondiale. Vediamo quali connessioni si possono sviluppare per arricchire la tua esposizione e impressionare la commissione.

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Collegamenti interdisciplinari dalla Seconda Guerra Mondiale

  • Storia: la Seconda Guerra Mondiale
  • Letteratura: “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio
  • Filosofia: Hannah Arendt e la banalità del male
  • Storia dell’Arte: “Guernica” di Pablo Picasso
  • Fisica: Oppenheimer e la bomba atomica
  • Economia: il Piano Marshall

Possibile discorso

La Seconda Guerra Mondiale ebbe inizio il 1° settembre 1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, guidata da Adolf Hitler. Questo evento scatenò un conflitto globale che avrebbe coinvolto decine di nazioni e cambiato il corso della storia umana. Con l’attacco alla Polonia, Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania, segnando l’inizio di una lotta estesa su più fronti.

Durante la guerra, le alleanze si definirono chiaramente con gli Alleati, inclusi Regno Unito, Unione Sovietica, Stati Uniti e altre nazioni, contrapposti alle Potenze dell’Asse, guidate da Germania, Italia e Giappone. Il conflitto si estese su quasi tutti i continenti, con teatri di guerra in Europa, Nord Africa, Asia e Pacifico.

Un punto di svolta significativo fu l’ingresso degli Stati Uniti nella guerra il 7 dicembre 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Questo evento fece in modo da ampliare maggiormente la portata globale del conflitto.

In Europa, una delle manifestazioni più significative di resistenza contro l’oppressione nazi-fascista fu la Resistenza, un movimento composto da gruppi partigiani che operavano in diversi paesi occupati. Questi gruppi, spesso composti da civili, combatterono contro le forze dell’Asse usando tattiche di guerriglia e contribuirono a indebolire il controllo nazista, preparando il terreno per le successive liberazioni alleate.

La guerra raggiunse una conclusione drammatica con l’uso della bomba atomica da parte degli Stati Uniti. Il 6 agosto 1945, un aereo americano sganciò la prima bomba atomica su Hiroshima, seguita tre giorni dopo da un secondo attacco su Nagasaki.

Questi attacchi causarono devastazioni massicce e la morte immediata di decine di migliaia di persone, oltre a disastrose conseguenze sul lungo periodo. Di fronte alla distruzione senza precedenti e alla prospettiva di ulteriori bombardamenti atomici, il Giappone si arrese il 15 agosto 1945, segnando così la fine della guerra.

In collegamento con letteratura troviamo il romanzo “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio, uno degli scrittori più significativi del panorama letterario del Novecento.

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Fenoglio per la scrittura di questo romanzo trasse ispirazione diretta dalla sua esperienza personale come partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo contesto storico è fondamentale per comprendere il testo, che si basa fortemente sugli eventi bellici che l’autore ha vissuto in prima persona.

“Il partigiano Johnny”, pubblicato postumo e rimasto incompiuto, è ambientato nel periodo della Resistenza italiana nelle Langhe contro l’occupazione nazista e la Repubblica Sociale Italiana. Il protagonista, Johnny, rappresenta la figura del combattente partigiano che lotta per la libertà e la giustizia, temi universali che risuonano profondamente durante il tempo del conflitto. Il romanzo esplora la complessità delle scelte morali, il sacrificio personale e il senso di responsabilità nei confronti della collettività.

La prosa di Fenoglio, carica di realismo e dettagli autobiografici, non solo documenta gli eventi della guerra, ma offre anche un’introspezione sulla psicologia del partigiano. Il linguaggio è ricco e variegato, mescolando dialetto piemontese con l’italiano standard e l’inglese, riflettendo le influenze culturali dell’autore e l’ambiente multilinguistico della Resistenza. Questa scelta stilistica potenzia l’autenticità del racconto e sottolinea la diversità e la complessità dell’esperienza partigiana.

Per rendere più romanzato questo aspetto multilinguistico Fenoglio fa in modo che il suo protagonista sia soprannominato “Johnny” per il suo amore per la letteratura inglese (elemento che si riscontra nel romanzo “Primavera di bellezza”, di cui “Il partigiano Johnny” è il seguito).

“Il partigiano Johnny” non è solo un racconto di guerra, ma si tratta di una profonda riflessione sul significato dell’essere umano in tempi di crisi estrema, offrendo spunti per riflettere sulla natura umana e sulla capacità di resistenza dell’individuo.

Nel contesto di filosofia troviamo la filosofa tedesca di origini ebraiche Hannah Arendt, collegata in maniera molto profonda alla Seconda Guerra Mondiale per le sue esperienze di rifugiata ebrea in fuga dalla persecuzione nazista, ma anche per i suoi studi e le sue analisi sul totalitarismo e sulle dinamiche del male e del potere.

La sua analisi più celebre, “La banalità del male“, emerge dal contesto della guerra e del processo ad Adolf Eichmann, un alto ufficiale nazista responsabile della deportazione degli ebrei verso i campi di sterminio e di quelle che furono conosciute come “marce della morte”.

Nella sua opera “Eichmann a Gerusalemme” (il cui sottotitolo è il più celebre “La banalità del male”), Arendt esplora la figura di Eichmann attraverso il concetto di “banalità del male”, sostenendo che le atrocità compiute durante il regime nazista furono spesso il risultato di individui che non pensavano alle conseguenze delle loro azioni, ma si limitavano a seguire ordini.

Questa idea sfida la concezione tradizionale del male come frutto di intenzioni malvagie, proponendo invece che il male possa derivare dalla mancanza di pensiero, dalla superficialità e dall’abitudine burocratica di obbedire agli ordini senza metterli in discussione.

Arendt introduce così un importante dibattito filosofico sul ruolo dell’etica, della responsabilità personale e della capacità di giudizio nell’ambito della condotta umana. Il suo lavoro stimola una riflessione critica sui pericoli dell’obbedienza cieca e sull’importanza dell’agire etico e del pensiero critico in contesti di autorità oppressive.

Questa prospettiva filosofica evidenza come la storia possa offrire degli insegnamenti al fine di poter prevenire le tragedie future.

Anche se non è collegata in maniera diretta con la Seconda Guerra Mondiale, perché realizzata due anni prima dell’inizio del conflitto, possiamo trovare in Storia dell’Arte il collegamento con “Guernica” di Pablo Picasso.

“Guernica” fu realizzata nel 1937, durante la Guerra Civile Spagnola, un conflitto che può essere considerato un prologo alla Seconda Guerra Mondiale, in quanto rappresentò un campo di battaglia ideologico e fisico che anticipò molte delle dinamiche e delle atrocità del conflitto mondiale successivo.

L’opera di Picasso è collegata ai temi della guerra e della distruzione umana, e rappresenta una potente condanna delle brutalità commesse durante i bombardamenti.

“Guernica” è un murale di grandi dimensioni che utilizza uno stile cubista al fine di ritrarre il terrore e la sofferenza causati dal bombardamento della città basca di Guernica, appunto, da parte delle forze aeree tedesche e italiane.

L’opera è dominata da toni di grigio, bianco e nero, che comunicano un senso di oppressione e angoscia. Le figure distorte e frammentate all’interno del quadro, tra cui un cavallo agonizzante, una madre con il suo bambino morto, e un toro, simbolizzano l’innocenza spezzata e l’irrazionale crudeltà della guerra.

“Guernica” è diventata un simbolo universale della denuncia contro la guerra e della sofferenza umana, dimostrando come l’arte possa fungere da potente strumento di commento sociale e politico.

È celebre l’aneddoto secondo il quale, l’ambasciatore nazista di Francia, Otto Abetz, in visita all’appartamento parigino di Picasso, vide sul tavolo una fotografia di “Guernica” a quel punto gli chiese: “Avete fatto voi questo orrore, Maestro?” e Picasso pare abbia risposto: “No, è opera vostra”.

In collegamento con fisica possiamo facilmente vedere come la Seconda Guerra Mondiale portò a numerosi sviluppi scientifici e tecnologici, tra cui uno dei più significativi fu l’invenzione della bomba atomica. Questo progetto, noto come Progetto Manhattan, fu diretto da Robert Oppenheimer, un fisico che giocò un ruolo cruciale nel trasformare teorie fisiche avanzate in una potente applicazione bellica.

Robert Oppenheimer è spesso chiamato “il padre della bomba atomica” per il suo ruolo fondamentale nel coordinare e dirigere le ricerche e gli esperimenti che portarono alla creazione delle prime armi nucleari.

Questo lavoro fu basato su principi fisici di fissione nucleare, che descrive il processo per cui il nucleo di un atomo pesante, come l’uranio o il plutonio, si divide in due o più nuclei più leggeri, rilasciando energia in quantità enorme.

La bomba atomica fu utilizzata per la prima volta in un contesto bellico nel 1945, quando gli Stati Uniti la sganciarono sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Questi due eventi non solo portarono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma aprirono anche una nuova era nella storia umana, quella dell’energia nucleare e delle sue implicazioni negative e positive.

L’impatto di queste esplosioni mise in evidenza la potente intersezione tra fisica e responsabilità etica, un tema che Oppenheimer stesso affrontò nelle sue riflessioni post-belliche sulla scienza e sulla società.

Leggi anche: Tracce prima prova: Robert Oppenheimer e l’eterno dibattito tra scienza ed etica

Infine possiamo concludere collegando il secondo conflitto mondiale con economia, in particolare modo con l’ideazione del Piano Marshall.

La Seconda Guerra Mondiale devastò economicamente molte nazioni europee, lasciando infrastrutture distrutte, economie nazionali in rovina e la necessità di un’urgente ricostruzione. In questo contesto, gli Stati Uniti introdussero il Piano Marshall, un programma di aiuti economici formulato per facilitare la ricostruzione europea dopo la guerra. Ufficialmente conosciuto come il “Piano di recupero europeo“, fu annunciato nel 1947 dal Segretario di Stato americano George C. Marshall.

Il Piano Marshall prevedeva massicci trasferimenti di risorse finanziarie, tecnologiche e amministrative agli stati europei colpiti dalla guerra, indipendentemente dalla loro precedente affiliazione politica, inclusi tanto i paesi occidentali quanto quelli che sarebbero entrati nell’orbita sovietica.

Nel complesso il piano distribuì circa 13 miliardi di dollari, una somma significativa che aiutò a stabilizzare le economie in crisi, a riavviare la produzione industriale e a evitare il collasso economico completo.

Economicamente, il Piano Marshall stimolò la crescita e la cooperazione tra le nazioni europee, ponendo le basi per quello che sarebbe diventato il Mercato Comune Europeo e, successivamente, l’Unione Europea.

Conclusione

Come si è potuto vedere collegare un evento storico della portata della Seconda Guerra Mondiale a diverse discipline è decisamente possibile e permette di avviare un approccio critico e interdisciplinare decisivo per il successo all’esame orale della Maturità.

Speriamo che l’esempio che ti abbiamo proposto possa ispirarti nell’esplorare ulteriori legami tra la storia e le altre discipline.

Nel “Manuale di sopravvivenza alla Maturità” di Maturansia troverai esempi pratici per poter ampliare le tue conoscenze in merito alle possibili proposte e sorprendere in questo modo la commissione d’esame.

Ti auguriamo un grosso in bocca al lupo!

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