Collegamenti orale maturità: “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Pronto per l’Esame di Maturità 2024? Non lasciarti travolgere dall’ansia del colloquio orale. Il segreto per distinguerti e fare colpo è sviluppare un pensiero critico solido, essenziale per creare collegamenti interdisciplinari fondamentali per l’esame. 

Durante il colloquio, potresti trovarti di fronte a vari materiali, che possono includere testi, immagini o opere d’arte. Immagina, ad esempio, che dalla commissione d’esame ti venga proposto un testo come “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Potresti esplorare questo tema da diverse prospettive: dalla letteratura alla storia, dalla filosofia alle scienze. Preparati a collegare diverse discipline per un approccio completo e ben articolato.

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Collegamenti interdisciplinari con “Se questo è un uomo” di Primo Levi

  • Letteratura italiana: “Se questo è un uomo” di Primo Levi
  • Letteratura inglese: “Night” di Elie Wiesel
  • Storia: Il genocidio
  • Filosofia: Hannah Arendt e “La banalità del male”
  • Scienze Sociali: Teoria della devianza e controllo sociale
  • Scienze: La genetica

Possibile discorso

Opera fondamentale della letteratura italiana, “Se questo è un uomo” di Primo Levi è una testimonianza diretta e potente della vita nei campi di concentramento nazisti, basata sull’esperienza personale dell’autore ad Auschwitz. Levi descrive in modo dettagliato e crudo le condizioni disumane in cui i prigionieri vivevano, la brutalità dei guardiani e la lotta per la sopravvivenza. 

Il titolo stesso dell’opera invita il lettore a riflettere sulla perdita dell’umanità in condizioni di estrema oppressione e sofferenza. Levi non solo racconta gli orrori vissuti, ma esplora anche le dinamiche psicologiche e morali dei prigionieri e dei loro aguzzini. La sua scrittura è caratterizzata da una lucida analisi e da una profonda empatia, che rendono questo libro una lettura fondamentale per comprendere l’Olocausto e le sue implicazioni umane e morali.

Levi utilizza un linguaggio scientifico e analitico per descrivere le sue esperienze, una scelta che riflette la sua formazione di chimico. Questa attenzione ai dettagli e alla precisione scientifica rende la sua narrazione ancora più potente e credibile. Attraverso le sue parole, riusciamo a percepire non solo la sofferenza fisica, ma anche quella psicologica e morale. Uno degli elementi più toccanti del libro è la descrizione della disumanizzazione progressiva che i prigionieri subiscono, un processo che Levi analizza con rigore e sensibilità.

Un aspetto particolarmente significativo del libro è la riflessione di Levi sull’importanza della memoria e della testimonianza. Egli sente il dovere morale di raccontare la sua storia, non solo per onorare le vittime, ma anche per educare le future generazioni sui pericoli dell’odio e dell’intolleranza. La sua opera rappresenta un monito potente contro l’indifferenza e la passività di fronte alle ingiustizie.

Passando alla letteratura inglese, “Night” di Elie Wiesel offre un altro punto di vista potente sull’Olocausto. Anche Wiesel è un sopravvissuto ai campi di concentramento, e il suo libro racconta le esperienze vissute nei campi di Auschwitz e Buchenwald. Come Levi, Wiesel descrive le atrocità subite, ma il suo racconto è anche una profonda esplorazione della perdita della fede e dell’umanità di fronte a tale orrore.

Wiesel usa un linguaggio semplice ma estremamente evocativo per trasmettere il dolore, la disperazione e, infine, la speranza che emerge dalla sopravvivenza. Il parallelo tra “Se questo è un uomo” e “Night” permette di comprendere meglio la diversità delle esperienze individuali durante l’Olocausto e di riflettere sulle diverse modalità di narrazione e di elaborazione del trauma.

Dal punto di vista della storia, l’Olocausto rappresenta uno dei capitoli più tragici e oscuri del XX secolo. Il genocidio perpetrato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale ha portato allo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei, oltre a milioni di altre persone tra cui rom, omosessuali, disabili e oppositori politici. Il progetto di sterminio, noto come “Soluzione Finale”, è stato il culmine di anni di crescente antisemitismo e ideologia razzista promossi dal regime nazista.

L’Olocausto è nato da una combinazione di ideologia e politica. Adolf Hitler e il Partito Nazista diffondevano l’idea che gli ebrei fossero responsabili di tutti i mali della Germania, inclusa la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale e la crisi economica successiva. Questa propaganda ha creato un clima di odio e paura che ha permesso ai nazisti di giustificare misure sempre più radicali contro gli ebrei.

Nel 1935, le Leggi di Norimberga hanno formalizzato la discriminazione razziale, privando gli ebrei tedeschi dei diritti civili e preparando il terreno per l’esclusione e la persecuzione su vasta scala. Con l’inizio della guerra, queste politiche sono state estese ai territori occupati. Ghetti e campi di concentramento sono stati istituiti per segregare e sfruttare la popolazione ebrea, mentre le SS e altre forze naziste implementavano operazioni di sterminio.

La Conferenza di Wannsee del 1942 ha segnato un punto di svolta, dove alti funzionari nazisti hanno pianificato il genocidio sistematico degli ebrei d’Europa. Questo incontro ha portato all’istituzione di campi di sterminio come Auschwitz, Treblinka e Sobibor, dove milioni di persone sono state uccise nelle camere a gas, fucilate, o lasciate morire di fame e malattie.

Comprendere le radici e le dinamiche dell’Olocausto è fondamentale per riconoscere i segnali di allarme e promuovere una cultura di rispetto e diritti umani.

In filosofia, l’opera di Hannah Arendt, “La banalità del male”, offre una riflessione profonda sulla natura del male. Arendt analizza il processo di Adolf Eichmann, uno dei principali organizzatori della logistica dello sterminio nazista. La sua tesi è che il male può essere perpetrato da individui comuni che eseguono ordini senza riflettere sulle conseguenze morali delle loro azioni.

Arendt introduce il concetto di “banalità del male” per descrivere come Eichmann, e molti altri come lui, non fossero mostri sadici, ma burocrati mediocri che agivano senza pensare, eseguendo ordini con efficienza ma senza alcuna riflessione morale. Questo concetto è estremamente importante per comprendere come regimi totalitari possono mobilitare migliaia di persone comuni per commettere atrocità.

Il collegamento con “Se questo è un uomo” è evidente: entrambe le opere mostrano come il male possa essere inflitto da persone ordinarie, seguendo ordini in un sistema che deumanizza le sue vittime. 

Arendt ci invita a riflettere sulla responsabilità individuale e sul ruolo della riflessione morale nelle nostre azioni quotidiane. La sua opera è un monito contro la passività e l’obbedienza cieca, sottolineando l’importanza di pensare criticamente e di agire eticamente, anche di fronte a pressioni autoritarie.

Nell’ambito delle scienze sociali, possiamo esaminare come le norme sociali e i sistemi di controllo possono portare alla conformità di massa e alla partecipazione collettiva a crimini di guerra, utilizzando i campi di concentramento come caso di studio. La teoria della devianza esplora come le società definiscono ciò che è normale e deviante, e come queste definizioni influenzano il comportamento degli individui.

Nei regimi totalitari, come quello nazista, le norme sociali sono manipolate per creare un ambiente in cui il comportamento deviante (resistenza o dissenso) è severamente punito, mentre la conformità alle atrocità è premiata. Questo sistema di controllo sociale rende difficile per gli individui opporsi o agire secondo la propria coscienza.

L’opera di Levi evidenzia come i prigionieri nei campi di concentramento fossero costretti a conformarsi per sopravvivere. La deumanizzazione sistematica e le punizioni brutali per qualsiasi forma di resistenza creavano un ambiente in cui la devianza era praticamente impossibile. Studiando questi meccanismi, possiamo comprendere meglio come le società possano essere manipolate per giustificare e perpetuare il male.

Infine, nel contesto delle scienze, la genetica contrasta le ideologie razziste che hanno giustificato atrocità come l’Olocausto. Durante il regime nazista, pseudoscienze genetiche furono utilizzate per promuovere l’idea di una “razza ariana pura” e per giustificare la sterilizzazione forzata e l’eliminazione di coloro che erano considerati “inferiori”. Queste teorie razziste sono state ampiamente smentite dalla moderna genetica.

Studi genetici hanno dimostrato che non esiste una base scientifica per la superiorità di una razza sull’altra. Le differenze genetiche tra individui all’interno di qualsiasi popolazione sono molto più significative di quelle tra popolazioni diverse. Questo significa che le variazioni genetiche che definiscono le caratteristiche fisiche visibili, come il colore della pelle, sono minime rispetto alle somiglianze genetiche condivise da tutta l’umanità.

La moderna genetica ci insegna che tutti gli esseri umani condividono la stragrande maggioranza del loro patrimonio genetico. Le razze, così come sono comunemente intese, non hanno un fondamento genetico; piuttosto, sono costrutti sociali senza base biologica. Le scoperte in campo genetico hanno contribuito a smantellare i miti della superiorità razziale, promuovendo un messaggio di uguaglianza e rispetto tra tutti gli esseri umani.

L’opera di Primo Levi, con la sua formazione scientifica, offre un’importante prospettiva su come la scienza possa essere usata per comprendere e denunciare le atrocità. Levi stesso, con il suo background da chimico, sottolinea l’importanza dell’approccio scientifico e razionale per combattere l’ignoranza e il pregiudizio. La genetica moderna non solo smentisce le teorie razziste, ma promuove anche una visione dell’umanità unita nella sua diversità. Studiare la genetica nel contesto delle atrocità naziste evidenzia l’importanza dell’etica nella ricerca scientifica e il ruolo della scienza nel promuovere la giustizia e l’uguaglianza.

Conclusioni

Come abbiamo visto, “Se questo è un uomo” di Primo Levi si collega efficacemente con diverse materie, dimostrando come le questioni storiche, filosofiche, sociali e scientifiche influenzino e siano influenzate da vari campi del sapere. Questi collegamenti interdisciplinari non solo arricchiscono la nostra comprensione dei singoli campi, ma ampliano anche la nostra visione del mondo. 

Nel “Manuale di sopravvivenza alla Maturità” troverai ulteriori spunti per esplorare queste connessioni interdisciplinari, oltre a strumenti e consigli utili per formulare un discorso coeso e impattante, che sicuramente catturerà l’attenzione della commissione. Buona fortuna per la tua Maturità!

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