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Di cosa parleremo

Il termine «pragmatismo» è di derivazione kantiana. Kant, infatti, distingueva «praktische» (atteggiamento verso la legge morale) e pragmatish (indicante le azioni che seguono principi empirici). Oggi tale termine designa tutti gli atteggiamenti umani che rifuggono dalle analisi teoriche e si concentrano sui risultati pratici. Questo atteggiamento è tipico del popolo statunitense.

Il pragmatismo è la prima corrente filosofica nata negli Stati Uniti d’America e diffusa successivamente su scala mondiale. Sino ad allora, infatti, la filosofia americana si era sostanzialmente limitata a assimilare e rielaborare i contenuti della filosofia europea. Il pragmatismo si distingue perché considera prioritaria, all’interno di una dottrina filosofica, l’utilità pratica di un concetto, piuttosto che il suo peso teorico. Una dottrina, per essere valida, deve fungere da «guida» per l’agire umano rispetto agli altri uomini, al mondo e a Dio.

Un’altra corrente fondamentale nel panorama filosofico a cavallo dei due secoli è lo storicismo, qui analizzato attraverso i costituenti dei suoi principali esponenti: Dilthey, Simmel e Weber.Chiude il capitolo un breve excursus sul neoidealismo italiano, analizzato attraverso il contributo dei suoi due massimi rappresentanti: Croce e Gentile.

1. Charles Sanders Peirce

Questo pensatore statunitense deve considerarsi il «padre» del pragmatismo. Per Peirce l’insieme delle nostre azioni che delineano la nostra personalità costituiscono i nostri «abiti» che possono assumere diverse metodiche che differiscono da individuo a individuo e che sono:

il metodo della tenacia, che consiste nel rifiutare tutto ciò che è estraneo all’esperienza;

il metodo dell’autorità capace di fondare grandi istituzioni storiche attraverso una critica di «taglio» empirista;

il meto...

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