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Di cosa parleremo

Il positivismo nasce e si diffonde verso la metà dell’800 nel momento del massimo decollo industriale, cioè della crescita in Europa delle attività produttive delle fabbriche, dello sviluppo della tecnologia, della crescita del «proletariato» e dei «nuovi ceti borghesi» (industriali, tecnici, scienziati), fenomeni che comportano un aumento della mobilità sociale e la nascita di nuove tensioni tra le classi sociali.

Si tratta di una corrente che prende le mosse dall’«eterogeneità» e dall’«effervescenza» sociale, culturale e politica propria del XIX secolo.Il positivismo, dunque, si concreta in un atteggiamento totalizzante di pensiero che, muovendosi parallelamente allo sviluppo industriale, afferma il primato delle scienze e si sviluppa soprattutto in Francia e in Inghilterra, diffondendosi anche in altre nazioni europee, come l’Italia e la Germania.

1. Il primato della scienza

Il Positivismo è un movimento culturale che afferma il primato assoluto della scienza, la quale rappresenta il fondamento del progresso dell’uomo e della società e si manifesta in tutti i campi dello scibile, affermando, così un nuovo metodo: il metodo scientifico inteso come unica via di accesso alla verità; dalle scienze esatte (matematica, fisica etc.), alle scienze sociali (sociologia, psicologia, pedagogia etc.), alle scienze politiche e giuridiche, all’arte, alla letteratura privilegiando, così lo studio della realtà concreta.

Il termine «positivo» (usato per la prima volta dal filosofo Saint Simon) connota lo «spirito positivo» che parte dell’osservazione dei fatti per arrivare a formulare le leggi senza passare per astratte indagini teoriche.In particolare, tale approccio filosofico studia i «come», non i «perché» che so...

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