7. Il primo dopoguerra

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Di cosa parleremo

La guerra era finita, era giunto il momento per l’Europa di guardare al futuro, che però non faceva presagire nulla di buono.

Con il rifiuto egli Stati Uniti di assumersi la responsabilità di fungere da guida per l’Occidente, le Nazioni europee, dilaniate da crisi e inflazione, si trovarono isolate e impreparate alle rivolte popolari, decretando la fine dell’età liberaldemocratica e l’inizio delle dittature in Europa.

Timeline

  • 1919/20: pandemia di Influenza spagnola, che provocherà la morte di almeno 20 milioni di persone; Biennio rosso, proteste rivoluzionarie in tutta Europa;
  • 1920: fondazione della Società delle Nazioni; gli americani si rifiutano però di aderirvi;
  • 1920: convocazione del II Congresso Internazionale dei partiti comunisti europei; declamazione dei requisiti per aderire al Comintern;
  • 1922Benito Mussolini assume il controllo dello Stato italiano; inizio del Ventennio fascista.

1. Conservare la pace

L’assetto geopolitico europeo dopo i Trattati di Parigi causarono un generale malcontento in molte aree del continente: la Germania si ritrovò umiliata, privata di molti territori e divisa in due dal corridoio di Danzica, appartenente ai polacchi; l’Italia uscì dalla guerra insoddisfatta per la mancanza dei territori promessi, in particolare Istria e Dalmazia (“vittoria mutilata”); nonostante il principio generale dell’autodeterminazione dei popoli adottato nei Congressi di pace, rimase aperto il problema delle nazionalità, con molti casi in cui popolazioni diverse si ritrovarono a convivere nello stesso Stato, esempio più celebre la Jugoslavia, frammentata nelle varie etnie balcaniche.

Per garantire il mantenimento dello status-quo e della stabilità europea post-conflitto, fu deciso di costituire un ente sovranazionale che permettesse l’amministrazione diplomatica di contese internazionali; nel 1920 venne fondata la Società delle Nazioni.

Tale soggetto fu però immediatamente destinato al fallimento: gli Stati Uniti, vera nazione vincitrice e in procinto di diventare una superpotenza, non aderirono al progetto, privando di fatto la Società delle Nazioni di una vera e propria forza militare in grado di assicurare l’esecuzione dei provvedimenti diplomatici.

L’Europa in ginocchio

La situazione post-bellica europea era disastrosa:

  • ci fu una potente crisi demografica, dovuta alle morti della Guerra e alla successiva pandemia dell’Influenza spagnola, che provocò tra il 1918 e il 1920 decine di milioni di morti; ciò si tramutò in una grave carenza di forza lavoro, in un contesto totalmente da ricostruire;
  • l’Europa venne attraversata da una crisi economica devastante, dovuta alla totale conversione bellica dell’industria, necessaria per il sostenimento della guerra; le imprese dovettero ripartire da zero, licenziando i dipendenti o abbassando drasticamente i salari;
  • l’inflazione era alle stelle; gli Stati europei infatti, per finanziarsi la guerra, stamparono ingenti quantità di moneta; questo portò, negli anni successivi, ad una svalutazione delle valute nazionali, e ad un conseguente aumento generale dei prezzi, che ebbe effetti tragici nei paesi europei, già dilaniati dalla crisi economica e occupazionale.

2. Una nuova società europea

La crisi della democrazia liberale

Gli effetti della Guerra impattarono anche in larga misura sulle masse, che subirono per la prima volta nella Storia l’effetto di essere completamente mobilitate a sostegno del conflitto.

La società che ne uscì mise in serio dubbio il modello liberaldemocratico.

Da una parte, Borghesi moderati si spostarono verso l’estrema destra; dall’altra i sindacati aumentarono esponenzialmente il loro consenso, soprattutto nel fronte contadino, che reclamò il diritto alla proprietà terriera, e operaio, che chiese l’aumento dei salari e un potere equamente distribuito nelle fabbriche.

La crisi sociale si estese a macchia d’olio, e le istituzioni parlamentari erano troppo deboli per mantenere l’ordine; il periodo di rivolte popolari che ne conseguì prese il nome di Biennio Rosso, allargandosi in tutta Europa nei 2 anni successivi alla fine del conflitto.

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Il ruolo delle donne

Paradossalmente la Grande Guerra permise indirettamente alle donne una parziale uscita dalla sudditanza alla famiglia patriarcale a cui erano solitamente abituate.

Durante la Prima Guerra Mondiale infatti fu assai frequente l’ Impiego delle donne nelle fabbriche, a causa della mancanza di personale maschile.

Il lavoro, seppur estenuante, diede la possibilità alle donne di emanciparsi, almeno parzialmente, dal resto della famiglia maschile; allo stesso tempo l’assenza della figura paterna nelle famiglie, di regola chiamato al fronte, fece sì che la donna era spesso chiamata ad occupare il ruolo di capofamiglia.

Non fu un caso che negli anni successivi le donne conquistarono il diritto di voto in molti Stati, tra cui Regno Unito, Germania e Usa.

I reduci e gli arditi

Per la maggior parte dei veterani di guerra fu particolarmente complicato reinserirsi in una società completamente stravolta dal conflitto e dalle difficoltà economiche; inoltre, le crudeltà della Prima Guerra Mondiale segnarono in maniera irreparabile la salute degli ex soldati, sia fisica che (e soprattutto) mentale.

I reduci di varie comunità decisero inoltre di riunirsi nella Federazione degli Arditi d’Italia, un’associazione aderente al fascismo, che esalta la violenza e la lotta contro i traditori della patria. Fu l’inizio di un movimento che in un futuro prossimo avrebbe preso il largo nella penisola.

3. Il Biennio Rosso e l’avanzata delle dittature

L’internazionale comunista

Gli animi popolari convinsero Lenin che la tanto attesa rivoluzione comunista in Europa ad opera del proletariato era possibile, tanto che egli stesso annunciò il proprio fermo sostegno ai rivoluzionari sparsi per l’Europa.

Nel 1920 venne convocato il II Congresso dell’Internazionale Comunista, che assunse una rilevanza storica così chiave che venne definito in seguito come il vero “Manifesto generale del Comunismo”.

Il Congresso aprì di fatto le porte alla secessione rivoluzionaria dai socialisti riformisti in tutta Europa, e stabilì vari requisiti per aderire al Comintern, tra cui:

  • l’accettazione della totale subordinazione al partito comunista russo;
  • il rifiuto del sistema parlamentare democratico;
  • l’impegno alla realizzazione e al supporto della rivoluzione.

Il Biennio rosso

Gli scioperi e le agitazioni proseguirono in tutta Europa, e la classe operaia riscosse dei discreti successi. 

Le occupazioni delle fabbriche in Italia portarono infatti ad un aumento dei salari e alla riduzione della giornata lavorativa ad 8 ore (ancora in vigore oggi).

Il movimento rivoluzionario non si fermò però qui; nel corso del Biennio 1919/20 ci furono svariati tentativi rivoluzionari in Germania, Italia, Austria e Ungheria, che vennero però completamente stroncati con la forza. 

Fu effettivamente sorprendente che, in un clima così socialrivoluzionario, in Paesi come Germania e Italia negli anni successivi presero il potere gi schieramenti di estrema destra.

Dittature e democrazie in Europa

Come detto, il primo dopoguerra sancì la fine definitiva della fase liberale nel continente europeo. 

In un contesto così distruttivo e umiliante per la popolazione europea, il sistema parlamentare e democratico resse unicamente in Francia, dove il Governo di centrodestra di Poincaré riuscì a garantire stabilità politica ed economica al Paese, e in Gran Bretagna, fedelmente legata al modello di monarchia costituzionale, che pagò però la vittoria bellica a caro prezzo; il primato economico venne ceduto agli Usa, l’impero coloniale iniziò la sua lenta fase di declino e la disoccupazione salì a livelli record.

Come se ciò non bastasse, la salita al potere dei conservatori nel 1926 scatenò ondate di scioperi in tutto il territorio britannico.

Il resto d’Europa cadde invece sotto l’affamata ondata dittatoriale.

Nel 1919 In Ungheria l’ammiraglio Horthy ottenne pieni poteri, instaurando la prima dittatura in Europa; nel 1922 Benito Mussolini, con la sua Marcia su Roma, decretò l’inizio dell’età fascista in Italia; a seguire, tra gli anni Venti e Trenta, tale deriva totalitaria avvenne anche in Bulgaria, Portogallo, Albania, Iugoslavia, Turchia e Germania.

Fu l’inizio dei 20 anni più bui della Storia europea.

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