6. Rappresentanza e diritti politici

6. Rappresentanza e diritti politici

1. Democrazia e rappresentanza

La Costituzione, in riferimento alla forma di governo, ha effettuato due scelte, le quali sono: la forma repubblicana e il principio della sovranità popolare. Si afferma che quest’ultimo principio deve essere esercitato nelle forme e nei limiti della Costituzione. 

L’esercizio della sovranità popolare può avvenire sia in forma indiretta che in forma diretta

Indirettamente, la sovranità popolare diventa fonte di legittimazione, mediante esercizio del diritto di voto, della rappresentanza politica. Il popolo esercita la propria sovranità mediante dei rappresentanti o di organi formati da tali rappresentanti. 

Tale legittimazione politica però non fa riferimento a organi giurisdizionali o che esercitano funzioni amministrative. 

2. I partiti politici

Secondo la definizione dettata dalla Costituzione, un partito politico è un’associazione di cittadini liberi che hanno il diritto di amministrare democraticamente la vita politica. 

Importanza del partito che è fondamentale, come quanto sancito dalla Costituzione, che però non ne riconosce una personalità giuridica e neanche le sue modalità organizzative. Questo, tutt’oggi, risulta un tema di forte dibattito. 

La storia, in Italia, dei partiti politici ha inizio del 1892, dove il partito che si venne a creare fu il Partito socialista Italiano, che rappresenta il primo vero partito di massa. Nel 1921, all’interno del partito, avviene una suddivisione e nacque così il Partito Comunista d’Italia.

Nel periodo, quindi, che va dalla Prima guerra Mondiale all’avvento del fascismo, possono considerarsi tre grandi partiti di massa: il cattolico, il fascista ed il comunista. 

Successivamente, nel secondo dopoguerra, i partiti di massa furono Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. 

3. Il diritto di voto ed il corpo elettorale 

Il diritto di voto spetta ai cittadini che abbiano compiuto la maggiore età. In tale paragrafo si effettua una distinzione tra elettorato attivo ed elettorato passivo

Riguardo all’elettorato attivo, ossia alla possibilità di poter votare, questo può essere limitato in alcune condizioni che vengono descritte di seguito: si può avere una limitazione per incapacità civile, per casi di indegnità morale indicati dalla legge oppure per effetto di una sentenza penale irrevocabile. 

Il diritto di voto presenta, inoltre, delle caratteristiche. Il diritto di voto è personale, perciò non vi può essere un individuo che vada a votare per delega. Inoltre, è uguale e quindi il “peso” del voto è identico per tutti i cittadini, ed infine è libero e segreto.

Per quanto concerne il diritto di elettorato passivo, questo rappresenta la fattispecie del poter essere eletti (per quanto riguarda la Camera del Deputati occorre aver raggiunto i 25 anni di età per poter essere eletti, mentre il limite per il Senato è posto a 40 anni). 

L’ordinamento, tuttavia, elenca delle cause di ineleggibilità, come ad esempio chi ricopre la carica di Sindaco in Comuni con più di 20.000 abitanti, oppure gli alti dirigenti di polizia, ma anche ad esempio i Presidenti di Provincia. Da considerarsi anche le cause di incompatibilità, in quanto si cerca di evitare che vengano esercitate funzioni tra di loro inconciliabili, come ad esempio essere al contempo Presidente della Repubblica e parlamentare. Vengono descritte, infine, cause di incandidabilità(introdotte per le elezioni regionali, provinciali e comunali per chi in passato è stato condannato per gravi delitti, tra cui quelli connessi al fenomeno mafioso, o inerenti al traffico di droga o armi). 

4. I sistemi elettorali e la legge elettorale italiana 

L’esercizio del diritto di voto si esplicita attraverso una predisposizione di sistemi elettorali. Sistemi elettorali che possono differire tra di loro, quindi capirne il funzionamento rappresenta un aspetto importante anche per la conseguente assegnazione dei seggi. 

Il primo sistema che viene introdotto è il sistema elettorale proporzionale; secondo tale sistema si cerca di assegnare i seggi sulla base di voti che rispecchiano fedelmente i diversi orientamenti politici degli elettori. 

I vari partiti politici presentano liste elettorali plurinominali contrapposte, ed una volta che è stato determinato il quoziente elettorale, si divide il totale dei voti ottenuti da ciascun partito per tale quoziente. In tal modo, l’effetto che ne consegue è che vengano assegnati in modo proporzionale i vari seggi, includendo anche le minoranze, le quali hanno una minore rappresentanza. Il difetto che ne consegue è che si ha una maggiore frammentazione politica; una soluzione che viene perciò adottata è quella di premiare i partiti che hanno una rappresentanza maggiormente ampia; come, ad esempio, il premio di maggioranza o formule di traduzione dei voti in seggi più favorevoli ai partiti con più ampio consenso o clausole di sbarramento che impediscono l’attribuzione di seggi ai partiti politici che abbiano conseguito uno scarso seguito elettorale. 

Un ulteriore sistema che viene presentato è il sistema elettorale di tipo maggioritario. In tale fattispecie si ha la presentazione di singoli candidati tramite presentazione di liste uninominali per la conquista dell’unico seggio in palio del collegio. 

Il sistema maggioritario che più di frequente si incontra è il plurality, secondo il quale in ogni collegio uninominale l’unico seggio che in palio è ottenuto dal candidato che ha ottenuto più voti (principio della maggioranza relativa). 

Qualora invece ci si basi sul principio della maggioranza assoluta, si ha la possibilità di avere un doppio turno, turno in quale sono ammessi i candidati che hanno ottenuto più voti. 

Il lato positivo di tali tipi di sistemi è rappresentato dal fatto che si riduce considerevolmente la frammentazione partitica che invece si ha nel sistema di tipo proporzionale, ma incontra invece il difetto di dare un peso preponderante a gruppi politici non rappresentativi di una vera maggioranza di elettori. 

Il partito con la maggioranza relativa potrebbe ottenere la totalità dei vari seggi in palio, perciò conseguenze gravi da un punto di vista democratico. 

Per i sistemi di tipo maggioritario sono previsti diversi correttivi; uno di questi correttivi può vedersi esplicitamente nel secondo turno elettorali, dove i partiti che hanno ottenuto i maggiori voti nel primo turno devono cercare alleanze estese ai partiti politici estesi nel primo turno, o anche assegnazione di una quota minoritaria di seggi tramite formula proporzionale ai partiti che hanno una minore rappresentanza. 

Un ulteriore sistema che viene presentato è il sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza, denominato sistema misto. Viene attribuito al partito politico che ha ottenuto più consensi di godere di un premio, ossia una quota di seggi sufficiente al partito politico per conseguire la maggioranza dei seggi. 

5. I sistemi elettorali e la legge elettorale italiana 

Riguardo all’elezione dei membri della Camera dei Deputati, fino al 1993 era presente un sistema di tipo proporzionale. La particolarità è che a tale tipo di sistema è stata aggiunta la formula “Imperiali”. In ogni circoscrizione, il quoziente elettorale veniva ottenuto dividendo il totale dei voti validi per il numero dei seggi attribuibili in quella circoscrizione più il correttivo numero 2, che andava a favorire i partiti maggioritari. Ad ogni partito veniva assegnato in quella determinata circoscrizione un numero di seggi pari al risultato derivante dalla divisione tra il totale dei voti ottenuti in quella circoscrizione dalla propria lista e il quoziente elettorale. Perciò all’interno di ciascuna lista risultavano eletti i candidati che avevano ottenuto più preferenze dato che gli elettori avevano la possibilità di votare la lista e indicare le preferenze in merito ai candidati della lista. 

Riguardo al Senato fino al 1993 vi era un sistema che era sostanzialmente di tipo proporzionale. Elezione che per quanto riguarda i senatori avveniva su base regionale in collegi uninominali. La legge prevedeva che il seggio venisse assegnato in ciascun collegio uninominale al candidato che avesse ottenuto una maggioranza dei voti espressi non inferiore al 65%. 

Altra via, i seggi venivano attribuiti su base regionale tramite sistema proporzionale favorendo i partiti politici rappresentati in Regione dai candidati tra loro collegati. 

Nel corso degli anni diverse sono state le proposte di modifica del sistema elettorale, date forti crisi di rappresentanza e crisi di governabilità. 

Proposta referendaria di modifica del sistema elettorale per Camera e Senato che si è concretizzata con le leggi 276 e 277 del 1993. 

Il sistema introdotto tramite queste leggi era prevalentemente maggioritario: il 75% dei seggi veniva assegnato tramite formula plurality in collegi uninominali, mentre per il restante 25% si aveva una assegnazione tramite sistema proporzionale. Particolare la situazione per la Camera dei Deputati, in quanto i partiti politici potevano ricorrere al recupero proporzionale, ma solo se si ottenevano voti superiori alla soglia di sbarramento del 4%. Inoltre, al recupero proporzionale ciascun partito politico concorreva con tutti i voti ottenuti depurati da quelli presi nei collegi uninominali in cui il proprio candidato aveva vinto il seggio e ciò per favorire la ripartizione dei partiti politici meno rappresentativi. 

Successivamente, nel 2001, è stata approvata la legge costituzionale che attribuisce il diritto di voto anche ai cittadini italiani all’estero; si stabilisce perciò che 12 dei 630 deputati e 6 dei 315 senatori vengono votati tramite la circoscrizione estero. 

Un’ulteriore riforma del sistema elettorale si ha nel 2005 con la legge n 270, in quanto viene stabilito che il sistema elettorale deve essere di tipo proporzionale con premio di maggioranza. Tramite tale legge sono state previste delle soglie di sbarramento differenziate, ma anche previsto che si procedesse alla ripartizione proporzionale dei seggi tra le varie liste e coalizioni di liste che avessero superato le soglie di sbarramento, su base nazionale per la Camera dei Deputati, mentre su base regionale per quanto concerne il Senato. 

Con la legge elettorale n 165 del 2017 è stato quindi approvato un nuovo sistema elettorale per Camera e per Senato, che prevede che in tutte e due le Camere il 37% dei seggi sia attribuito mediante sistema maggioritario in collegi uninominali e la restante parte mediante un sistema proporzionale in collegi plurinominali. In conclusione, si può affermare che si è avuto un ritorno ad un sistema elettorale di tipo proporzionale. 

6. Gli istituti di democrazia diretta

Vi sono degli istituti che consentono l’esercizio diretto della sovranità popolare. Primo strumento che viene identificato è quello delle petizioni; i cittadini possono rivolgersi alle Camere del Parlamento per esporre delle comuni necessità o per chiedere dei provvedimenti legislativi. Attualmente tale diritto è stato esteso anche localmente. 

Un ulteriore istituto è quello dell’iniziativa popolare delle leggi; in tal caso si ha un progetto che viene redatto in articoli e che viene sottoscritto da 50.000 elettori. Oltre all’ambito locale, tale istituto diretto può essere esercitato anche a livello regionale. Attraverso tale strumento il popolo presenta, al Parlamento, una proposta di legge tramite iniziativa popolare. 

Uno dei più importanti istituti di democrazia diretta è il referendum. In tal caso però vi sono diverse tipologie da analizzare.

La prima, certamente, è quella del referendum costituzionale. Questo può essere proposto da ⅕ dei membri di una delle Camere, da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali. Lo scopo di tale referendum è quello di verificare se il corpo elettorale sia o meno favorevole ad una legge costituzionale o di revisione. 

Una seconda tipologia di referendum è quella del referendum consultivo; in tale caso, non si producono degli effetti in base al parere che viene formulato, ma istituto che esprime il parere della popolazione in merito ad un particolare argomento. Si ricorda che tra i referendum consultivi fanno parte i referendum d’indirizzo, volti perciò ad esprimere un orientamento politico rispetto alle scelte politiche che devono essere compiute. 

Altra tipologia è quella del referendum abrogativo, volto ad abrogare in tutto o in parte una legge o un atto avente forza di legge. Questo può essere richiesto da 5 Consigli regionali oppure da 500.000 elettori. Questa tipologia si configura come veto popolare nei confronti dell’operato del legislatore. 

Si ricorda che le richieste referendarie possono essere presentate in un arco temporale circoscritto, ossia da gennaio a settembre di ogni anno. Se la richiesta avviene da parte del popolo, le 500,00 sottoscrizioni devono essere raccolte in un arco temporale inferiore ai 3 mesi. Successivamente, tali richieste, vengono presentate all’Ufficio centrale per il referendum che effettua un giudizio di legittimità, ed infine, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi con una sentenza sull’ammissibilità. 

Particolare rappresenta la fattispecie sul giudizio di ammissibilità dei referendum abrogativi. Questi vengono dichiarati inammissibili qualora vertano su una di queste materie: leggi tributarie e di bilancio, leggi di amnistia e di indulto, leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali. Si specifica che vi sono ulteriori cause di inammissibilità di referendum abrogativi: quando questo non risulta chiaro, omogeneo, coerente ed univoco. 

Qualora, il referendum abrogativo venga dichiarato ammissibile, sarà allora il Presidente della Repubblica che stabilirà una data tra il 15 aprile ed il 15 giugno di celebrazione del referendum. Deve essere previsto che al voto partecipi la maggioranza degli aventi diritto (quorum di validità), ma anche che vi sia un quorum di efficacia, ossia che in favore dell’abrogazione totale o parziale della legge o dell’atto avente forza di legge vi sia la maggioranza dei voti validi.

Se, in seguito al referendum non si sia espressa la maggioranza dei voti validi, oppure se vi è stata una richiesta sfavorevole al quesito referendario, allora tale richiesta risulterà respinta. Un’ulteriore richiesta potrà essere riproposta ma solamente dopo che siano trascorsi 5 anni. 

Si ricorda, che, il referendum abrogativo può anche sviluppare degli effetti manipolativi; attraverso l’abrogazione parziale, di una legge o di un atto avente forza di legge, è possibile ottenere una legge che sia di contenuto diverso rispetto a quella attualmente in vigore. 

7. Gli interventi di cittadinanza attiva 

Con cittadinanza attiva si fa riferimento alla capacità dei cittadini democratici e informati di poter partecipare alla propria comunità apportando soluzioni, nuovi corsi di pensiero e una visione critica degli obiettivi di primo interesse del vivere comunitario. 

I soggetti della cittadinanza attiva possono essere sia singoli individui, ma anche gruppi di cittadini, che si possono organizzare in associazioni ma anche in comitati. Anche con il diritto di voto si esplica tale concetto di cittadinanza attiva (di fatti si può parlare di elettorato attivo), diritto che si acquisisce con la maggiore età. 

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