6. L’accelerazione della storia e il restringimento del pianeta

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Marc Augé nasce nel 1935 a Poitiers, in Francia. In quanto antropologo svolge una moltitudine di spedizioni e ricerche in Africa (soprattutto in Togo e Costa d’Avorio) e nel Sud America, dove introduce una serie di novità per quanto riguarda i metodi da mettere in atto quando si effettua ricerca etnologica sul campo. Egli al giorno d’oggi è conosciuto principalmente per la sua opera “Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità” (1992) e per l’introduzione nell’antropologia contemporanea di alcuni concetti, come appunto “non-luogo” e “surmodernità”.

Il termine surmodernità viene tradotto in maniera letterale dal francese (surmodernité), ma potrebbe essere tradotto anche con supermodernismo, termine che forse rende meglio il concetto di evoluzione ulteriore rispetto al postmodernismo. La surmodernità fa riferimento ai fenomeni sociali, intellettuali ed economici che si sono verificati in seguito allo sviluppo delle società complesse a partire dal ventesimo secolo. Augé si riferisce soprattutto al periodo che segue il superamento della fase post industriale e alla globalizzazione, evento che permea e condiziona sempre maggiormente la vita di tutte le popolazioni. 

La condizione di surmodernità è caratterizzata dall’eccesso in vari ambiti delle vita umane:

  • eccesso di tempo: si esplica in una difficoltà di concepire il tempo a causa della enorme quantità di avvenimenti che sconvolgono il mondo contemporaneo e che vengono quotidianamente riportati ad esempio dai media, a cui le persone sono esposte ogni giorno;
  • eccesso di spazio: la trasformazione rapidissima e continua che caratterizza il mondo contemporaneo porta al “restringimento del pianeta” rispetto alla conquista dello spazio. Allo stesso tempo lo spazio conquistato diventa accessibile a tutti tramite lo sviluppo dei mezzi di trasporto rapido. L’avvento delle moderne tecnologie permette di avere una nuova prospettiva sulla Terra, che appare all’improvviso infinitamente piccola e quindi di azzerare le distanze. In questa nuova dimensione nascono e si moltiplicano i nonluoghi (come appunto le strade, le stazioni e gli aeroporti);
  • eccesso dell’individuo o dell’ego: si verifica nel momento in cui l’individuo si considera un mondo a sé stante, come accade al giorno d’oggi nelle società occidentali. Si verifica quindi un’individualizzazione dei riferimenti in quanto ogni soggetto interpreta da sé stesso per sé stesso le informazioni che gli vengono fornite. Anche in questo caso l’avvento di internet svolge un ruolo contraddittorio: mette in contatto individui anche in luoghi opposti del pianeta, ma non permette di creare vere relazioni, per cui produce nuove forme di solitudine.

Marc Augé al Festival della Filosofia di Modena del 2017 parla di come l’uomo moderno dovrebbe riappropriarsi del proprio tempo: 

“Oggi avvertiamo la sensazione di vivere in un continuo presente, a causa dell’eccesso di informazione. Si tratta di una sensazione illusoria ma intensa, che elimina ogni prospettiva sul futuro e sul passato. Per uscirne dobbiamo imparare a riappropriarci del nostro tempo e del nostro spazio.”

Il mondo contemporaneo appare quindi come un’epoca di paradossi e contraddizioni che mostra come, nonostante le nuove conquiste ed i progressi sul piano tecnologico e scientifico, ci siano ancora molti problemi da risolvere, che anzichè rimpicciolirsi tendono a diventare più evidenti, e la soluzione appare sempre più lontana. 

Un’altra caratteristica che si intensifica nell’epoca attuale è quella dei movimenti migratori, che sono sempre esistiti nella storia dell’umanità e che hanno attualmente delle cause circostanziali, come violenza, guerra e povertà, e demografiche, come l’aumento della popolazione. I fenomeni migratori accentuano sempre più la differenza che esiste tra i più ricchi e i più poveri; allo stesso tempo, a causa dei problemi di organizzazione dello spazio, nascono situazioni di disagio che concretizzano la difficoltà della nascita di una «società planetaria». Secondo Marc Augé l’obiettivo ideale non è quello di vivere in un mondo senza frontiere, ma di abitare un mondo nel quale i confini vengano sempre riconosciuti e rispettati. Le frontiere dovrebbero essere sempre attraversabili dalla popolazione, dando così forma ad un mondo in cui il rispetto di tutti gli individui sia un pilastro della società.

Una riflessione in chiave antropologica a proposito del mondo contemporaneo dovrebbe sottolineare come l’uomo, inteso come entità individuale, ma anche culturale e generale, è l’unica priorità. La riflessione di Marc Augé è estremamente critica nei confronti del mondo attuale e soprattutto del mondo occidentale, ma lascia anche trapelare che un altro mondo è possibile. Questo pensiero appare chiaro nell’opera “Un altro mondo è possibile” (2017), in cui l’autore scrive:

La sola utopia valida per i secoli a venire e le cui fondamenta andrebbero urgentemente costruite o rinforzate è l’utopia dell’istruzione per tutti: l’unica via possibile per frenare una società mondiale ineguale e ignorante, condannata al consumo o all’esclusione e, alla fin fine, a rischio di suicidio planetario”.

“Un altro mondo è possibile” (2017)

Molto prima dell’epoca di Augé, lo storico e saggista parigino Daniel Halévy (1872 – 1962) ha dato un gran contributo al concetto di “Accelerazione della storia”, come spiega nella sua omonima opera (1948). Halévy proveniva da una famiglia illustre, ricca di pittori ed intellettuali molto influenti nella sua epoca; uno dei suoi compagni di liceo era Marcel Proust. Halévy è stato un attivista impegnato per sostenere l’innocenza di Dreyfus, e con il passare del tempo ha assunto posizioni sempre più conservatrici.

Daniel Halévy mostra nelle sue opere uno spiccato interesse storico, per il passato, per il presente, e per il futuro, dal quale è molto affascinato, e che immagina in maniera visionaria. In “Accelerazione della storia” egli sottolinea che un secolo può risultare “compresso” più di altri, a causa dell’infinità di eventi e progressi che si verificano. L’autore ha parlato del tempo in modo artistico, e la prospettiva è un elemento chiave per l’analisi degli eventi storici. Halévy analizza i cambiamenti che si sono verificati nello stile di vita attuale rispetto allo stile di vita del passato, ovvero la società contemporanea è intrisa d’incertezza ed instabilità, proprio a causa del progresso tecnologico che ha trasformato le vite di tutti gli individui. Il progresso tecnologico ha generato un profondo cambiamento nella percezione umana del tempo ed una obiettiva accelerazione delle trasformazioni economiche e sociali, mentre il passato cade nell’oblio e scompare senza lasciare traccia. 

Le teorie di Daniel Halévy vengono condivise e approfondite da molti altri antropologi, di cui uno su tutti, nel XXI secolo è Zygmunt Bauman, studioso di origini polacche autore di moltissime opere, tra cui “Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero”. Secondo Bauman la perdita del senso del tempo fa sì che gli esseri umani vivano in un presente effimero ed incapaci di distinguere il durevole dall’effimero. Così la nostra identità di persone subisce trasformazioni continue, in modo intermittente e sempre nuovo. A causa di questo scenario, Bauman si ferma a riflettere sulle questioni che riguardano più profondamente la natura umana: bisogni e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà.

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