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Di cosa parleremo

Il periodo che va all’incirca dagli anni ’30 dell’Ottocento fin quasi alla fine del secolo è caratterizzato da profonde trasformazioni politiche e sociali (moti del ‘31 e del ‘48) dalla crescita numerica del proletariato e dalle sue rivendicazioni, dai moti rivoluzionari che mettono in discussione il sistema creato dal Congresso di Vienna (1815), dall’avanzare delle istanze nazionalistiche liberali e democratiche, che portarono dopo gli anni sessanta alla nascita di nuovi Stati (Italia e Germania).

In questa situazione, la filosofia di Hegel rivela una duplice tendenza: da un lato si erge a baluardo dello stato prussiano (Hegel aveva appoggiato la monarchia costituzionale nazionale instaurata dopo la Restaurazione) e dall’altro a difesa dell’ortodossia religiosa. Nei confronti di Hegel i suoi discepoli mostrano profonde differenze di atteggiamento: conservatore (destra hegeliana) o critico e innovatore (sinistra hegeliana) riguardo al pensiero del maestro.

Per la loro posizione progressista, gli esponenti della sinistra tenderanno, più che quelli della destra, ad arricchire il panorama filosofico di nuove idee e assumeranno un atteggiamento fortemente critico. Hegel infatti con il suo «panalogismo logico» aveva razionalizzato la realtà cancellando ogni forma di pensiero individuale, perciò si dice che la dialettica di Hegel parte dalla «testa», mentre quella della sinistra dai «piedi».

Così, al posto dell’astratto «sistema universale» creato dall’«idea» e dalla «ragione» la sinistra hegeliana esalta l’importanza dell’individuo, delle sue esigenze, dei suoi limiti e all’idea della filosofia intesa da Hegel come mera contemplazione dell’idea si sostituisce quella della filosofia impegnata attivamente nella realtà che ci circonda.

1. Destra e sinistra hegeliana: rapporti tra fede e religione

Pos...

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