5. Teocrito

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1. La vita

Teocritonacque attorno al 315 a.C. a Siracusa; visse per qualche tempo nell’isola di Cos e vi frequentò la famosa scuola del poeta Filita. Successivamente, intraprese un viaggio ad Alessandria, dove instaurò proficui e rilevanti rapporti con la corte tolemaica, come ci testimoniano l’Idillio XVII per Tolomeo II Filadelfo e i toni elogiativi nei confronti del sovrano presenti nell’opera. Proprio ad Alessandria, deve aver conosciuto Callimaco ed essere entrato in contatto con il mondo culturale del Museo. Non c’è certezza su questo dato, ma da precisi riferimenti contenuti nella produzione superstite si evince che Teocrito avesse conosciuto la poesia sia di Callimaco che di Apollonio Rodio.

Le opere attribuite a Teocrito si caratterizzano per la varietà dei generi poetici di appartenenza: oltre a forme della lirica tradizionale, sono da segnalare ventiquattro epigrammi, in prevalenza in distici elegiaci, e componimenti in esametri appartenenti a generi tipicamente ellenistici.

2. Il corpus teocriteo

2.1. Idilli

La novità più caratteristica nella produzione di Teocrito è rappresentata dagli Idilli bucolici in esametri e in dialetto dorico, il genere di cui il poeta era considerato l’“inventore” (carmi I, III-VII, X e XI del corpus). Il termine “idillio” indicava genericamente il «bozzetto» e fu adottato dagli Alessandrini per designare poesie brevi; l’uso moderno restringe il campo ai componimenti di ambientazione pastorale e campestre, nei quali i pastori si esibiscono in gare poetiche, spesso a sfondo amoroso, in una successiva cornice di una campagna.

L’idillio in esametri Tirsi o Il canto, che apre la raccolta dei carmi teocritei, presenta alcune caratteristiche del genere bucolico, come il dialogo e il canto poetico fra pastori e assume un valore esemplare: ricevuta la richiesta di esibirsi in un canto, Tirsi intona un racconto sulla morte di Dafni, il bellissimo pastore allevato dalle Ninfe dei boschi, con i toni del lamento funebre. Capraio e pastore è il titolo dell’idillio V, considerato uno dei più rappresentativi della produzione teocritea perché descrive l’agone bucolico, cioè la competizione verbale fra pastori in vista di un premio. Nell’idillio VII, Talisie, la critica ha riconosciuto un’autorevole dichiarazione di poetica che è anche una sorta di autoconsacrazione del poeta a inventore del genere bucolico: Teocrito raffigura se stesso sotto le spoglie del pastore Simichida, che racconta con toni epici un episodio verificatosi durante un suo viaggio a Cos in occasione delle feste Talisie in onore di Demetra. Gli idilli bucolici teocritei presentano alcune caratteristiche precise: il metro prevalente è l’esametro, usato con modalità assolutamente inedite per la sequenza di apostrofi colloquiali, forme popolari e dialoghi amebaici.

2.2. Mimi lettarari

Nella sua vasta produzione, Teocrito annoverava una serie di componimenti a sfondo cittadino (mimi letterari). Nell’Incantatrice, Simeta e la sua ancella Testili effettuano un rito magico per riconquistare l’amore di Delfi che, come in seguito la stessa Simeta racconta, l’ha prima sedotta e poi abbandonata. Nell’Amore di Cinisca, Tionico si reca dall’amico Eschine e gli chiede come mai sia depresso; quest’ultimo gli rivela che la causa è una donna: egli ha fatto una scenata di gelosia molto forte alla sua ragazza, Cinisca, poiché si era innamorata di un altro ragazzo. L’incontro finisce con Eschine che rivela all’amico il desiderio di volersi arruolare come mercenario e Tionico che consiglia all’altro di farlo nell’esercito a servizio del re Tolomeo. Nelle Siracusane, protagoniste dell’opera sono due amiche, Gorgò e Prassinoa, che sparlano sui rispettivi mariti, poi decidono di recarsi nella reggia di Tolomeo e assistere alla festa che vi sarà svolta. Durante tutto il tragitto, le due continuano a  parlare tra di loro, indispettendo per questo un forestiero, che le rimprovera. Prassinoa però riesce a tenerlo a bada e Gorgò invita tutti a sentire la splendida musica che proviene dal palazzo; in conclusione, salutano il dio Adone e ritornano insieme a casa. Teocrito si ispira soprattutto a due mimi del conterraneo Sofrone, innovandoli con l’esametro, con la scelta del dorico letterario, della descrizione e del tema amoroso.

2.3. Epilli

L’epillio d’impronta omerica in dialetto ionico è rappresentato dai poemetti mitologici presenti nel corpus teocriteo: Ila, Dioscuri, Piccolo Eracle, Baccanti.

Tra gli epilli, l’Ila estrae dalla saga degli Argonauti un episodio marginale, che ha per protagonista il giovinetto amato da Eracle, successivamente rapito dalle ninfe. Eracle, afflitto per la sua scomparsa, racconta all’amico Nicia il suo dolore: come i due fossero stati insieme e come Eracle lo avesse educato (nel componimento la trama allude all’epica).

I Dioscuri sono i due gemelli Castore e Polluce: la trama è incentrata su di loro e, in particolar modo, si parla del pugilato tra Polluce e Àmico e della lotta tra Castore e Linceo.

Piccolo Eracle racconta appunto di Eracle che, ancora in fasce, uccide i due serpenti mandati da Era per minacciare lui e il fratellino Ificle.

Le Baccanti, infine, parla appunto di tre baccanti, donne che celebrano i riti del dio Bacco (giova segnalare che l’attribuzione a Teocrito di questo epillio è dubbia).

3. I caratteri della poesia

Queste caratteristiche di novità e sperimentalismo indicano che Teocrito si inserisce a pieno titolo nella visione letteraria ellenistico alessandrina. La preferenza per la poesia breve, ma dalla forma elaborata, è un elemento che accomuna Teocrito a molti poeti eruditi, primo fra tutti Callimaco. Un’altra espressione molto interessante della ricerca artistica teocritea è la contaminazione di generi diversi: una scelta che risponde ad un gusto poetico diffuso nella poesia alessandrina. Ma l’apporto più originale di Teocrito viene dalla scelta dell’ambito pastorale, che avrà grande fortuna a Roma (basta citare le Bucoliche di Virgilio) e un’eco assai più tardi, in alcune importanti stagioni letterarie europee dell’età medievale. La peculiarità della scelta teocritea consiste nell’avere individuato un mondo sociale umile come spazio idealizzato per una raffinata sensibilità poetica; l’idealizzazione, però, non esclude un certo tipo di realismo. La rappresentazione della sfera agreste avviene con uno sforzo di aderenza alla realtà, a cui contribuiscono le specifiche conoscenze della società pastorale, delle piante e degli animali d’allevamento, senza dimenticare l’uso di un linguaggio colloquiale. È chiaro però che questa rappresentazione appare lontanissima da un vero e proprio realismo, inteso nel senso moderno di rispecchiamento della realtà concreta; il mondo bucolico è infatti completamente trasfigurato, per cui i tratti e i contenuti presi dal vero ambiente della natura e del lavoro campestre servono a costruire un mondo poetico del tutto fittizio.

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