3. L’età ellenistica

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1. Ellenismo e koinè

L’ampliarsi a dismisura dell’area di diffusione della lingua e della cultura greca si espresse in fenomeni di integrazione con altre culture diverse in Oriente. Per questo motivo si può parlare di una nuova colonizzazione che si realizzò dapprima con il carattere unitario dell’impresa di Alessandro e dei suoi eserciti: sulle svariate civiltà del Vicino e del Medio Oriente ci fu l’influenza di una comune facies greca, che produsse nuovi esiti a livello culturale. Un potente fattore di unificazione fu la lingua greca nella forma chiamataκοινὴ διάλεκτος, «lingua comune», basata principalmente sul dialetto attico; questa fu normalmente usata nella prosa letteraria ed è la forma di greco di cui abbiamo una documentazione più abbondante.

La rottura del perimetro della polis determinò al tempo stesso una nuova caratteristica: il policentrismo, cioè l’emergere di nuovi centri di cultura, accanto a quelli tradizionali, in aree anche molto distanti fra loro. Tra questi spicca Alessandria, fondata da Alessandro nel 332 a.C. e innalzata con i Tolomei a centro di primaria importanza in vari settori. Sono diverse comunque le città che fioriscono in questo periodo: da Cirene e Cartagine a Pergamo, che fu per un certo tempo la rivale di Alessandria; poi Antiochia, Pella, Rodi, Gerusalemme e altre ancora; finché compare sulla scena politica e militare Roma, che rapidamente diventerà il principale polo di attrazione.

Ogni sovrano investiva risorse ingenti per celebrare se stesso, la propria città e il proprio regno grazie ad iniziative urbanistiche, edilizie, artistiche e culturali di ogni genere, richiamando artigiani, artisti e uomini di cultura per promuovere il proprio prestigio in competizione con gli altri.

Sono due gli aspetti fondamentali della mentalità ellenistica: la diffusione di una visione cosmopolita, per cui gli intellettuali inserivano tutte le opportunità in una cultura comune greca ed una tendenza all’individualismo dove emerge la figura del saggio capace di bastare a se stesso.

2. Le caratteristiche della cultura alessandrina

2.1. La centralità del libro

Gli intellettuali dell’età ellenistica hanno la chiara consapevolezza di avere alle spalle una grandiosa tradizione di arte e di pensiero. La coscienza di questa imponente eredità è all’origine di due fenomeni collegati: da una parte l’interpretazione del testo e dall’altra un atteggiamento di confronto con i modelli del passato, per cercare poi una propria originalità, la cosiddetta “poesia dotta”, che caratterizza l’età ellenistica e in modo particolare quella di area alessandrina. Con le sue risorse il filologo interpreta i “grandi del passato” e trae nutrimento e stimolo per comporre in gara con antichi e autorevoli modelli; uno degli effetti più tipici dell’erudizione dei poeti è la studiata trasformazione e contaminazione dei generi letterari.

Questo processo va di pari passo con l’affermazione della civiltà del libro: in età arcaica e parte dell’età classica la diffusione della letteratura, soprattutto della poesia, avveniva per lo più grazie alla recitazione o all’esecuzione in pubblico. Nell’età ellenistica invece, la comunicazione letteraria fu affidata prevalentemente alla lettura individuale e, per gran parte delle opere conservate, faceva riferimento a un pubblico ristretto e selezionato (spesso la corte di un sovrano).

2.2. La biblioteca

In età ellenistica, però, nascono anche le biblioteche, dei veri e propri centri di raccolta del sapere scritto: le due biblioteche più celebri sono quella di Alessandria d’Egitto e quella di Pergamo. La Biblioteca di Alessandria fu fondata dai Tolomei, la dinastia greco-egizia che trae le sue origini, nel 305 a.C., da uno dei diadochi di Alessandro Magno; è probabile che l’ideazione della biblioteca sia stata di Tolomeo I Sotère. Sicuramente è da attribuire però a Tolomeo Filadelfo l’impulso dato all’acquisizione di opere, soprattutto con il cosiddetto “fondo delle navi”, il cui nome è dovuto al fatto che tutti i libri che si trovavano sulle navi, che sostavano nel porto di Alessandria, dovevano essere lasciati nella biblioteca in cambio di copie.

La Biblioteca di Pergamo,  invece,  rappresentava una vera e propria rivale della Biblioteca di Alessandria: fondata da Attalo I (III sec. a.C.) o da Eumene II (II sec. a.C.), era caratterizzata da una sala solenne e da altre tre stanze in cui, probabilmente, erano conservati i duecentomila volumi menzionati in diverse fonti.

2.3. La filologia

Per diverso tempo la cultura greca si era impegnata nella conservazione. Solamente con la costruzione della Biblioteca di Alessandria (e poi di quella di Pergamo e degli altri centri culturali ellenistici) si fa viva l’esigenza di raccogliere, classificare e interpretare una massa importante di letteratura: da qui nasce la figura del filologo. Momento focale della sua attività è la costituzione di edizioni critiche, ossia una comparazione di più testi possibili, dediti nell’affrontare singoli problemi testuali, talvolta scrivendo volumi a carattere più specifico. Inoltre si compilano indici, glossari, lessici e altri strumenti di consultazione; la cultura vive intorno alla corte e da essa stessa è incentivata.

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