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1. La genetica classica 

I primi studi sulla trasmissione dei caratteri ereditari, indicati attualmente col nome di “genetica”, iniziarono nella seconda metà del XIX secolo con il lavoro di Mendel, il cui merito più grande fu quello di applicare alle proprie ricerche sperimentali gli strumenti della statistica, giungendo a conclusioni corrette sui meccanismi di trasmissione dei caratteri. Per molti anni sono proseguite le ricerche in questo settore, a cui sono stati apportati con tributi significativi da molti altri studiosi. Uno dei punti di svolta è stata l’attribuzione di una realtà fisica ai “fattori” di Mendel: ciò ha portato alla nascita dell’odierna teoria cromosomica dell’ereditarietà.

1.1. Le leggi di Mendel

Mendel ha elaborato le 3 leggi fondamentali.

La prima legge di Mendel ci mette in evidenza il fatto che esistano alcuni alleli, che si manifestano sovrastando altri alleli (altre caratteristiche) ovvero mostrano caratteri di dominanza.

Gli allelli dominanti sono quegli allelli che si manifestano sempre nel fenotipo a prescindere dal genotipo di appartenenza.

Col suo esperimento aveva visto che nell’incrociare due linee pure (omozigoti) di una pianta (posso avere una linea pura per un carattere dominante, una linea pura per un carattere recessivo: seme liscio o seme rugoso), nella prima generazione figliale F1 ha ottenuto 100% esemplari con seme liscio. E quindi questo carattere si era manifestato sovrastando il carattere recessivo, dove per recessivo intendiamo un carattere ovvero un allele subordinato .

Per convenzione il carattere dominante viene descritto con la lettera maiuscola, mentre il carattere recessivo con la lettera minuscola.

Mendel quindi arrivó a stabilire innanzitutto che per ogni carattere esistono due diverse unità, ovvero due alleli.

Oggigiorno noi sappiamo che nell’ambito delle caratteristiche genetiche di un individuo, i cromosomi viaggiano a coppie.

Se prendo un cari...

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