3. Gli effetti dell’imposizione fiscale

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L‘imposizione fiscale ha ripercussioni sull‘economia nazionale, poichè essa incide sulla produzione, sul risparmio, sugli investimenti e sulla distribuzione della ricchezza nel Paese. Tali effetti variano in base alla pressione fiscale complessiva e alle caratteristiche delle singole imposte.

Il prelievo fiscale sottrae risorse al settore privato, riducendo la capacità di spesa delle famiglie e delle imprese. Di conseguenza, un aumento della pressione fiscale provoca una contrazione dei consumi e degli investimenti, quindi della domanda aggregata e del reddito nazionale. Gli effetti negativi della pressione fiscale sono negativi quando il suo livello è molto elevato, perchè comporta una riduzione della spesa per i consumi e gli investimenti privati, una riduzione della formazione di risparmio, una riduzione della produzione e un aumento dell‘inflazione. Mentre se gli effetti negativi sono legati alle singole imposte, il contribuente modificherà le proprie scelte in modo da ridurre o evitare il peso dell‘imposizione. In questo caso il contribuente non si comporta in modo illecito perchè non c‘è la presenza di materia imponibile, egli commette un illecito quando si sottrae al pagamento dei tributi in presenza di materia imponibile. Questo fenomeno prende il nome di evasione.

L‘evasione danneggia il fisco, sconvolge la distribuzione del carico tributario e altera le condizioni della concorrenza sul mercato perchè gli operatori che evadono fra i loro costi non devono comunicare il peso dell‘imposta.

L‘elusione consiste nel compiere operazioni economiche che sono volte ad aggirare obblighi e divieti imposti dalle norme tributarie. 

La traslazione comporta che il contribuente colpito scarica il peso del prelievo fiscale su altri soggetti, mediante una modificazione del prezzo. In regime di concorrenza perfetta, gli operatori colpiti dall‘imposta di ritirano dal mercato o si spostano in altri settori comportando una diminuzione dell‘offerta e causando un aumento del prezzo. In regime di monopolio, l‘imposta non si trasferisce perchè il monopolista, modificando il prezzo, si allontanerebbe dalla situazione che gli assicura il massimo profitto, egli magari può decidere di variare la quantità prodotta. 

Solitamente le imposte producono due effetti: 

  • l‘effetto di reddito: le imposte sottraggono risorse al contribuente trasferendole allo Stato sotto forma di gettito, che ha come conseguenza un sacrificio per il contribuente (perdita di benessere), il quale dopo aver pagato le imposte sarà più povero; 
  • l‘effetto di sostituzione: l‘imposta modifica i prezzi relativi tra beni tassati e non tassati, perciò il contribuente modifica il suo comportamento per evitare di pagare l‘imposta. 

In particolare, l‘effetto sostituzione causa l‘eccesso di pressione. Questo non solo comporta un sacrificio da parte del contribuente, ma anche una perdita di efficienza del sistema, poichè il bene tassato viene sostituito o acquistato in quantità minore perchè l‘imposta inserisce un cuneo tra il prezzo lordo sopportato da chi compra e il prezzo netto ottenuto da chi vende (prezzo lordo – imposta). 

Le imposte che determinano solo effetto di reddito si dicono efficienti o neutrali. Esse sono le imposte in somma fissa (lump sum), le quali non distorcono le scelte. In questo caso il debito di imposta non dipende dal comportamento del contribuente.
Dall‘altro lato, le imposte che determinano effetto di sostituzione sono inefficienti o non neutrali, poichè esse distorcono le scelte. In questo caso il debito di imposta dipende dal comportamento del contribuente. 

L‘eccesso di pressione è il sacrificio di utilità per il contribuente in eccesso rispetto a quello imputabile al mero trasferimento di risorse dal contribuente allo Stato. Esso è imputabile all‘esistenza di effetti di sostituzione. 

L‘eccesso di pressione si misura in termini di variazione del surplus del consumatore e del produttore: 

  • differenza tra la valutazione delle singole unità del bene e il prezzo 
  • differenza tra il costo marginale di ogni unità di bene e il prezzo 

Il surplus del consumatore esprime la differenza tra la disponibilità a spendere e la spesa effettiva, mentre il surplus del produttore è l’eccedenza tra il ricavo e la disponibilità a vendere. 

Gli effetti dell'imposizione fiscale
Surplus del consumatore e del produttore e gettito 

Nel caso dell’introduzione di un’imposta a carico dei produttori, la funzione di offerta (S) subisce una contrazione, cioè si sposta verso l’alto; quindi, il prezzo lordo pagato dai consumatori aumenta e la quantità scambiata sul mercato diminuisce = le imprese riducono la quantità prodotta in equilibrio e il prezzo pagato dai consumatori aumenta → le imposte sui profitti delle imprese si traslano sui consumatori dei beni dalle stesse prodotti. In questo caso i produttori percepiscono un prezzo inferiore di quello pagato dai consumatori perchè una parte del prezzo lordo va allo Stato. 

Le imposte sui profitti delle imprese si traslano sui consumatori dei beni dalle stesse prodotti, se e solo se incidono sulle grandezze rilevanti per la scelta della quantità ottima da produrre. 

Nel lungo periodo, in concorrenza perfetta, tutto il surplus generato dal mercato è del consumatore, quindi, svanisce la base imponibile per l’applicazione di un’imposta sui profitti. Nel breve periodo, in concorrenza perfetta, il surplus è ripartito tra produttori e consumatori e perchè l’importa sia trasferita deve esserci una contrazione dell’offerta, dovuta da una riduzione del numero delle imprese oppure dalla contrazione della quantità offerta da ciascuna impresa. 

L’imposta che grava sui produttori riduce il surplus sia dei produttori che quello dei consumatori, poichè parte del surplus si trasforma in gettito e una parte diventa ricchezza perduta (eccesso di pressione), la quale rappresenta il prezzo implicito dell’imposizione fiscale. In caso di imposta sui produttori il mercato scambia meno e funziona in modo meno efficiente. 

L‘eccesso di pressione di un‘imposta è la perdita di benessere dei consumatori, misurata in termini monetari, che non trova contropartita in gettito per lo Stato. Esso dipende dalle modifiche dei comportamenti dei contribuenti, indotte dalla variazione nei prezzi relativi causata dalle imposte. 

Il processo di traslazione si articola in tre momenti: 

  • percussione: il contribuente di diritto è obbligato dalla legge a pagare l’imposta (percosso) 
  • traslazione: il contribuente percosso trasferisce su altri l’onere dell’imposta 
  • incidenza: dopo il processo di traslazione, il contribuente di fatto (inciso) sopporta il carico definitivo dell’imposta. 

Teoria dell‘incidenza: le imposte modificano i comportamenti economici degli agenti percossi (soggetti passivi, coloro su cui ricade l‘onere del prelievo), a loro volta questi cambiamenti modificano i prezzi e influenzano il benessere di altri agenti economici. Di conseguenza, il debito di imposta dei contribuenti percossi può essere trasferito su altri agenti (incisi, contribuenti di fatto), che diventano così coloro che effettivamente pagano l‘imposta. 

La teoria dell‘incidenza studia come questo processo ha luogo sotto diverse ipotesi sul funzionamento del sistema economico. 

È possibile, quindi, che al soggetto passivo possa non corrispondere colui che effettivamente paga l‘imposta: 

  • traslazione in avanti: imposta grava sul produttore, ma viene fatta pagare al consumatore tramite l‘aumento del prezzo lordo (percosso diverso inciso), al contrario se il prezzo lordo rimane invariato colui che paga l‘imposta rimane il produttore (percosso = inciso); 
  • traslazione all‘indietro: se l‘imposta grava sul consumatore e il prezzo lordo aumenta dello stesso ammontare dell‘imposta allora non c‘è traslazione, mentre se il prezzo lordo diminuisce di un ammontare pari a quello dell‘imposta all‘ora il produttore sarà colui che pagherà effettivamente l‘imposta. 

La traslazione può essere completa o parziale. 

I modelli di equilibrio parziale considerano solo il mercato in cui viene imposto il tributo, adatti nel caso in cui il mercato dei beni soggetto a imposta è ridotto rispetto all’economia nel suo complesso. I modelli di equilibrio generale tiene conto del modo in cui i mercati sono tra loro interrelati, essi sono adatti quando il settore è grande rispetto all’economia nell’insieme. 

La capacità di traslazione di un’imposta sui prodotti dipende dall’elasticità relative della domanda (reazione della quantità domandata di un bene rispetto a variazioni di prezzo) e dell’offerta (variazione dell’offerta al variare del prezzo del bene): 

  • l’imposta cade principalmente sul compratore se l’elasticità è bassa = il prezzo pagato dai consumatori aumenta dell’importo totale dell’imposta; 
  • l’imposta cade principalmente sul venditore se l’elasticità è alta = il prezzo ricevuto dai produttori scende dell’importo totale dell’imposta. 

La possibilità che si verifichi la traslazione dell’imposta dipende da diversi fattori: 

  • imposte dirette o indirette; 
  • presenza di soggetti che possono influenzare i prezzi o lavoratori a reddito fisso; 
  • elasticità o rigidità della domanda; 
  • andamento dei costi; 
  • forma di mercato (concorrenza, monopolio); 
  • tipo di imposta. 
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