3. Aulo Persio Flacco

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1. La vita

Grazie al lavoro di uno dei suoi commentatori, Valerio Probo, sappiamo che Aulo Persio Flacco nacque nel 34 d.C. a Volterra, in Etruria, da una ricca famiglia equestre. All’età di dodici anni giunse a Roma per formarsi presso le migliori scuole di grammatica e retorica. Suo maestro fu il filosofo, Anneo Cornuto, che lo fece avvicinare alla dottrina stoica e lo introdusse negli ambienti di opposizione senatoria al regime di Nerone. Strinse buoni rapporti con Cesio Basso, Lucano (di cui divenne intimo amico), Seneca e Trasea Peto. Ormai pienamente aderente allo stoicismo, condusse una vita appartata e morì, non ancora ventottenne, nel 62 d.C.

2. Le Satire

Persio, morto prematuramente, non pubblicò nulla in vita, ma si interessò della sua produzione l’amico, Cesio Basso. L’opera principale di Persio si intitola le Satire, accolte con immediato successo.

Le Satire sono una raccolta di sei libri, ovviamente di carattere satirico, che vengono precedute da un componimento, che ha funzione di prologo. Il metro utilizzato è quello tradizionale: l’esametro dattilico per un complessivo di 669 versi. Perché Persio sceglie il genere satirico? Si tratta di una scelta quasi obbligata. Il suo spirito polemico e l’aspirazione alla verità trovano infatti un naturale sbocco nella satira, che ha anche una funzione etica: quella di smascherare e combattere la corruzione e il vizio.

Proprio il vizio e la sua fenomenologia diventano i temi principali della sua opera, mentre in una posizione marginale, a differenza di Seneca, viene relegata la fase positiva di liberazione da esso. L’influenza dello stoicismo è comunque evidente, in quanto i precetti esposti sono riconducibili a un esercizio di virtù esclusivamente privato e interiore, senza attingere alla sfera del pubblico.

3. Contenuti e stile

Per quanto riguarda i contenuti, nella satira I il poeta si scaglia contro la poesia contemporanea e la degenerazione morale che l’accompagna. Nella satira II viene attaccata la religiosità formale di chi agisce solo per arricchirsi e non conosce onestà nei sentimenti. La satira III è indirizzata ad un “giovin signore”, che conduce una vita dissipata, al fine di esortarlo a seguire i precetti della dottrina stoica. La satira IV espone la necessità del nosce te ipsum, «conosci te stesso». La satira V èrivolta al maestro Anneo Cornuto e riprende il tema della libertà, mentre nell’ultima Persio si scaglia contro il vizio dell’avarizia.

Lo stile si colloca tra realismo ed espressionismo. Alla ricercatezza della poesia, Persio contrappone una scelta stilistica quasi “rustica”, reale, semplice, concreta. Nella descrizione delle molteplici forme in cui il vizio e la corruzione dell’uomo si manifestano, Persio ricorre con frequenza al campo lessicale del corpo e del sesso. Il realismo si carica dunque di espressionismo, utilizzato per indicare la deformazione del reale che la satira sfrutta pienamente.

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