2. Marco Anneo Lucano

2. Marco Anneo Lucano

1. La vita e la produzione letteraria

Marco Anneo Lucano nacque a Cordova, in Spagna, il 3 novembre del 39 d.C., nipote del celebre scrittore e filosofo Seneca. Dotato di grande intelligenza, fu sin da subito apprezzato dall’imperatore Nerone, di cui fu anche amico personale. Sotto concessione del principe, ricoprì la questura prima dell’età prevista ed entrò a far parte del collegio degli àuguri. Recitò anche alle feste dell’imperatore, i Neronia, e, proprio in questo periodo, pubblicò i tre libri della sua opera principale, Pharsalia. Come accadde qualche anno prima a Seneca, subentrò successivamente un’improvvisa rottura tra Lucano e Nerone, forse per gelosia letteraria o per le accuse di nostalgia “repubblicana” rivolte allo scrittore. Di Lucano si è conservata l’opera principale: il Bellum civile o Pharsalia, incompiuta per la morte dell’autore avvenuta nel 65 d.C dopo aver aderito alla congiura dei Pisoni.

2. Il Bellum civile o Pharsalia

L’opera principale attribuita a Lucano è il Bellum Civile o Pharsalia, suddivisa in dieci libri ma con l’ultimo non concluso per la morte dello scrittore. Si tratta di un poema epico che tratta della guerra civile tra Cesare e Pompeo, un’opera che si pone in discontinuità rispetto ai frammenti relativi alle opere precedenti, in cui emerge una totale adesione ai gusti neroniani. Sebbene non si possa dire che la Pharsalia sia in contrasto con le tendenze culturali di Nerone, è ravvisabile un certo distacco nel modo in cui Lucano esalta gli antichi valori repubblicani romani.

Libro I: dedicato alle cause della guerra, cui segue la narrazione del passaggio del Rubicone da parte di Cesare.

Libro II: spazio ai lamenti dei Romani che ricordano la precedente Guerra civile tra Mario e Silla. Dibattito notturno tra Bruto e Catone, con quest’ultimo che prevale, convincendolo a schierarsi con Pompeo.

Libro III: appare in sogno a Pompeo, la figlia di Cesare; Pompeo raduna gli alleati, mentre comincia la battaglia tra Cesare e i Marsigliesi.

Libro IV: azioni di Cesare in Spagna ed eroismo del pompeiano, Vulteio.

Libro V: il Senato, esule da Roma, si trasferisce in Epiro. Arriva, nella medesima regione, Cesare, respinto a terra da una tempesta dopo le titubanze di Antonio; Pompeo mette al sicuro la moglie Cornea sull’isola di Lesbo.

Libro VI: gli eserciti raggiungono la Tessaglia pronti allo scontro.

Libro VII: Pompeo rivede in sogno i suoi trionfi. Preparativi per la battaglia di Farsàlo: Cesare sconfigge Pompeo.

Libro VIII: Pompeo suggerisce di proseguire con l’aiuto dei Parti, ma la proposta viene respinta. Si rifugia in Egitto e viene decapitato dal re Tolomeo.

Libro IX: Catone assume il controllo delle truppe repubblicane. Cesare finge con sdegno dopo che gli viene offerta la testa decapitata di Pompeo

Libro X: Cesare arriva ad Alessandria, sentendosi erede di Alessandro Magno. Rivolta degli Alessandrini e fine improvvisa del poema a causa della morte dell’autore.

3. Le caratteristiche dell’epos di Lucano

La novità di Lucano consiste nell’abbandono del mito: nel Bellum civile, infatti, non assistiamo all’intervento di divinità che prendono parte all’azione. Un’altra accusa mossa nei confronti dello scrittore è un tipo di narrazione quasi “annalistica”, tipico più delle opere storiche che di quelle poetiche. Sappiamo che, in quest’opera, le fonti storiche vengono spesso sacrificate per “deformazioni” della verità a fini ideologici, soprattutto per quanto riguarda Cesare e Pompeo, con l’aggiunta di episodi estranei alla realtà dei fatti (si veda la necromanzia nel Libro VI).  Per quanto riguarda l’aspetto “annalistico”, è possibile che questo sia un limite che coinvolge un po’ tutta l’epica storica latina dell’ultima età repubblicana e monarchica, forse troppo legata agli Annales di Ennio. Nonostante alcune critiche, l’opera di Lucano ebbe una grande risonanza, come si ricava dalle informazioni di Marziale e Stazio.

4. Rapporti con l’epos virgiliano

Il poema epico, sin dai tempi di Nevio, era sempre stato nella tradizione romana un monumentum, ovvero una celebrazione solenne delle glorie dello Stato e dei suoi esercizi (monumentum era stata ovviamente anche l’Eneide di Virgilio). Il Bellum civile, invece, non si inserisce in questo filone, al contrario si nota una vera e propria inversione di prospettiva. Per questo motivo, si è parlato di “anti-Eneide” e di “anti-Virgilio”: Lucano denuncia, al contrario del suo illustre predecessore, la guerra tra Cesare e Pompeo, il sovvertimento di tutti i valori e l’inizio di un’era di ingiustizie. Virgilio per Lucano diventa così un modello da rovesciare e confutare, in quanto avrebbe mistificato la trasformazione dell’antica res publica in tirannide.

La presa di distanza da Virgilio avviene attraverso molteplici vie: in primo luogo, Lucano muta l’oggetto e cioè non elabora racconti mitici, ma espone una storia recente e ben documentata senza l’intervento delle divinità;  inoltre, l’autore è bravo a rovesciare personaggi, scene ed espressioni del modello virgiliano. Prendiamo ad esempio il libro VI dell’Eneide, che ha come contenuto la profezia fatta ad Anchise sul futuro glorioso di Roma: nel corrispettivo libro VI dell’opera, viene rivelata la rovina che attende la città attraverso una necromanzia (evocazione dei defunti a scopo divinatorio).  La scelta di Sesto Pompeo (figlio di Pompeo) come destinatario di questa rivelazione si spiega con il fatto che Lucano intende collegare la stirpe di Pompeo al mito della decadenza di Roma.

5. I personaggi del Bellum civile

Al contrario dell’Eneide, il Bellum Civile non ha un personaggio principale: l’azione ruota attorno ai due rivali, Cesare e Pompeo.

Cesare, leader della fazione popolare, è l’incarnazione del furor che viene scagliato contro l’antica potenza di Roma. Rappresenta il trionfo di quelle forze irrazionali, furor, ira e impatientia, che solitamente nei poemi epici venivano domate. Lucano lo dipinge anche come feroce e crudele, “spogliandolo” dell’attributo principale, ovvero l’essere clemente nei confronti dei vinti.

Pompeo è un personaggio in declino, ormai passivo, sebbene non abbia responsabilità secondo Lucano per la decadenza di Roma, che viene attribuita a Cesare (una sorta di Enea dal destino avverso e non favorevole). Alla progressiva perdita di autorevolezza in campo politico, Lucano contrappone al tempo stesso un Pompeo che, nel campo privato, mostra amore nei confronti dei suoi figli e che va incontro ad una morte in nome di una giusta causa.

Catone è il sapiens stoico. Egli, quando si rende conto della malvagità del destino che ha deciso di premiare Cesare, si suicida: unico modo per affermare il diritto e la libertà.

Accanto ai personaggi più importanti troviamo i combattenti di uno e dell’altro schieramento, che incarnano spesso valori importanti. Tra questi, Domizio Enobarbo, che Lucano dipinge come eroe, in contrasto con la realtà storica.

6. Lo stile

La tradizione epica aveva costruito un linguaggio complesso, capace di dare una forma attraente ai grandi valori ai quali si ispirava la società romana. Lucano non può, come detto precedentemente, commemorare grandi modelli eroici, in quanto ha tradito le forme letterarie che li raccontavano. Al tempo stesso, egli non si “sbarazza” di quel linguaggio, ma cerca un rimedio: la retorica. Essa non è segno di inutile artificiosità, ma di uno stile che, per ritrovare la sua autenticità, si serve proprio del discorso retorico. Per questa spinta continua verso il pathos e verso il sublime, lo stile di Lucano ha molti punti di contatto con quello usato da Seneca nelle tragedie: ritmo incalzato, presenza di enjambements e tensione espressiva.

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