2. L’età romantica

2. L’età romantica

Di cosa parleremo

Nel periodo che va dalla fine del Settecento ai primi decenni dell’Ottocento la Germania conquista una posizione di preminenza nel panorama culturale europeo. Questa è l’età di Goethe, del romanticismo e dell’idealismo, dello Sturm und Drang (tempesta e impeto) che recupera il senso artistico e libertario della natura e dell’individuo (vedi infra) e si sviluppa inizialmente nei circoli di Jena e di Berlino. Gli echi della Rivoluzione francese, comunque, non mancano di accendere entusiasmi o provocare reazioni negative, giocando un ruolo fondamentale nel dibattito filosofico.

Nell’avvicinarci a questo periodo di grande fioritura culturale, considereremo in primo luogo i pensatori che lo anticipano, ponendosi in posizione critica verso la cultura dell’illuminismo e recuperando la centralità di quegli aspetti della realtà (storicanaturaleumana) da questa trascurati o svalutati.

La visione critica della filosofia illuminista costituirà un presupposto del romanticismo e dell’idealismo per riaffermare, dinnanzi alla fredda ragione, la priorità della «fede», del «sentimento», della «natura», momenti fondanti del romanticismo che aprono la via al successivo pensiero idealista.

1. Un nuovo clima culturale

La reazione all’illuminismo. I pensatori di tale epoca hanno in comune l’atteggiamento critico verso l’illuminismo e la volontà di recuperare quelle dimensioni individuali (fede, sentimento, natura) legate alla soggettività e alla spiritualità in precedenza ridimensionate in nome del primato della “ragione”.

Le critiche principali rivolte alla filosofia illuminista sono due: da un lato quella alla mentalità decisamente meccanicista, risalente a Cartesio Newton e che in alcuni esponenti dell’illuminismo aveva trovato una fertile radicalizzazione. Dall’altro la critica ad una certa idea di progresso e di civiltà, che era stata usata come metro di giudizio per dare una valutazione negativa del passato.

Il rifiuto del modello cartesiano-newtoniano, che intendeva il mondo della natura conoscibile esclusivamente con l’uso della ragione, si fonda su una nuova concezione della natura e una diversa
attenzione per il «vivente», il cui studio dimostra l’insufficienza dei modelli meccanicistici* della fisica.
Non va sottovalutata l’importanza del recupero della dimensione religiosa.

La nuova sensibilità storica considera fondamentale quanto ci sia di individuale ed irripetibile nei fenomeni storici e nei popoli. Si fa, così, avanti l’idea che linguaggioreligione arte debbano essere analizzati nel loro sviluppo e nel loro contesto storico (non in astratto), come manifestazioni profonde della realtà contingente nella quale affondano le radici.

La lingua, le usanze, le tradizioni di un popolo si manifestano, così, in una dimensione «profonda» e «sentita» nell’approccio filosofico romantico-idealista.

La rinascita spinoziana. Caratteristica degli anni ’90 del ’700 è anche la riscoperta di Spinoza a seguito delle Lettere sulla dottrina di Spinoza di Friedrich Jacobi.

Spinoza aveva affermato l’unicità della sostanza e costruito un sistema rigoroso sulla base di dimostrazioni simili a quelle della geometria («metodo geometrico»). La precisione del suo sistema fa sì che alcuni dei filosofi romantico-idealisti (da Jacobi Fichte) lo giudichino come chi meglio rappresenta il modello razionalistico e materialistico: una filosofia atea, che identifica Dio con la Natura, negando, così, l’esistenza di una «divinità» vicina all’individuo e alla presenza della provvidenza divina nel mondo che ci circonda. Tale approccio tende al panteismo*, che identifica, appunto, Dio con il mondo.

Con il recupero della filosofia di Spinoza si diffonde l’idea di un fecondo sviluppo interno della realtà e della natura. Così Spinoza ispirerà anche la filosofia di Schelling (che si dichiara apertamente «spinozista» nel suo assoluto consistente nel binomio natura- spirito) e di Hegel.
La visione spinoziana, inoltre, si intreccia con i temi della filosofia kantiana, che domina la scena culturale tedesca.

Il dibattito filosofico-romantico si concentra soprattutto intorno a due tematiche: il dualismo che Kant vede nel mondo e nell’uomo (la divisione tra fenomeno noumeno, natura e libertà, sensibilità e dovere) e il problema della «cosa in sé» che sfugge alla conoscenza della sola ragione.

Fede e sapere immediato: Hamann e Jacobi. A sostenere con forza e passione l’importanza della fede in opposizione all’arida ragione illuminista è Johann Georg Hamann (1730-1788).
Nel suo linguaggio allusivo ed ermetico (che gli valse il soprannome di «mago del nord»), il filosofo tedesco insiste sul valore della fede come “mero» ed «esclusivo» strumento di comprensione della natura, che non è meccanismo, ma «geroglifico» nel quale il Creatore si rivela all’uomo.

Altro importante strumento di comprensione della natura è la poesia, «la lingua madre del genere umano», in grado di esprimere quello che appartiene ad un più originario rapporto dell’uomo con le cose che non viene “mediato” dalla fredda ragione.
Jacobi. Ritroviamo il valore della fede e l’esigenza di immediatezza nel rapporto dell’uomo con il mondo anche nel pensiero di Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819).

Per Jacobi, la fede rappresenta il principio che consente all’uomo di comprendere il mondo sensibile e gli dà la certezza del divino allontanandosi, così, dal freddo ateismo della ragione. Molto seguite furono le Lettere sulla dottrina di Spinoza al signor Mosé Mendelssohn (1785, ampliato nel 1789), che testimoniano la polemica sul pensiero di Spinoza che Jacobi stesso aveva avviato.

Il sistema di Spinoza si prestava per supportare quanto a Jacobi stava a cuore: una filosofia incentrata solo su procedimenti dimostrativi che nega Dio e la libertà dell’uomo, perché presuppone che tutti i rapporti dall’esistenza di Dio alla realtà, per essere credibili debbano sempre essere determinati e dimostrabili.

A questo determinismo razionalistico Jacobi oppone allora la forza della fede sapere immediato: un sapere indimostrato, un’intuizione soprasensibile presente nell’uomo, che attesta l’esistenza di Dio e della libertà individuale. Il «sapere immediato» che solo la fede può attivare e che attesta la realtà e avvicina l’uomo a Dio determina la totale uscita dal «meccanismo delle dimostrazioni», uscita che Jacobi paragona ad un «salto mortale».

La ragione per Jacobi si identifica con la facoltà di intuire il soprasensibile, sta al di sopra dell’intelletto (che è invece la facoltà del conoscere solo ciò che si può dimostrare) e costituisce l’essenza più intima dell’uomo. «In ogni essere finito e sensibile la ragione non è altro che il senso del sovrasensibile», così scrive Jacobi nel suo Sulle cose divine e la loro rivelazione, del 1811.

L’individualità storica e il linguaggio: Herder e Humboldt. Considerato precursore dello storicismo per la sua importante concezione della storia (Ancora una filosofia della storia per l’educazione dell’umanità, 1774; Idee per la filosofia della storia dell’umanità, 1784- 91), Johann Gottfried Herder (1744-1803) sostiene che gli avvenimenti storici o i fenomeni culturali possono essere autenticamente compresi solo alla luce della loro epoca, essendo espressione di valori e di modi di sentire determinati dal contesto in cui si verificano.

Il pensatore tedesco sottolinea da un lato l’individualità, la peculiarità ed irripetibilità di ogni cosa, e, dall’altro, l’organicità, l’unione vivente tra le cose (in questo influenzato da Spinoza e critico invece verso l’impostazione di Kant). Sempre in questa prospettiva, molto importanti sono le sue considerazioni sul linguaggio, che egli considera come attività creatrice dello spirito umano che permette di conoscere e connettere i concetti.

Il filosofo tedesco supera, dunque, il dualismo kantiano tra sensibilità e intelletto e le categorie intese come forme a priori trascendentali: la conoscenza passa attraverso la ragione ed è espressa attraverso il linguaggio.

Anche in Herder troviamo una forte carica polemica verso l’illuminismo, responsabile di indebolire e sottovalutare «l’inclinazione, l’istinto e l’attività vitale» dell’uomo, e infine trascurare i legami concreti di un popolo (nazionalità, cittadinanza), teorizzando un poco credibile e astratto cosmopolitismo.

La storia nel suo insieme, come la natura, mostra uno sviluppo il cui scopo finale è l’educazione dell’uomo all’umanità, ideale etico- estetico-religioso che rappresenta il momento topico che avvicina l’uomo a Dio.

Wilhelm von Humboldt (1767-1835) è considerato il fondatore della linguistica contemporanea. I suoi studi sul linguaggio, ai quali si è dedicato nell’ultimo periodo della vita, sono fondamentali perché linguaggio e pensiero si identificano (Sullo studio comparativo del linguaggio, 1820; Sulla diversità della costituzione del linguaggio umano, pubblicato postumo nel 1836).

Il pensatore tedesco sottolinea, in particolare, la dinamicità del linguaggio: attività in cui si esprime la «realtà attiva» dello spirito umano.
Il linguaggio, comunque, non può considerarsi il prodotto di una attività volontaria, ma «un’involontaria emanazione dello spirito», che condiziona la funzione stessa del pensiero. Anche l’uomo che pensa senza esprimersi con le parole, pensa utilizzando «parole»: la parola è, dunque, la condizione al formarsi del concetto. La dinamicità del linguaggio, l’impulso creativo, si concretizzano in forme differenti dentro i differenti sistemi linguistici. Tutte le lingue hanno qualcosa di simile nella loro organizzazione concettuale, poiché provengono da una comune radice umana.

Lo studio del linguaggio non può limitarsi ad una semplice raccolta di dati, ma deve aprire alla comprensione di un fenomeno spirituale complesso, del quale bisogna saper cogliere la profonda unità e organicità. Per conoscere lo spirito di un popolo, quindi, non si può prescindere dallo studio della sua lingua.

Sul piano politico, Humboldt è liberale e teorizza limiti molto stretti all’azione dello Stato che costituisce un «male necessario» per garantire la civile convivenza tra gli individui, che, però, deve limitarsi a garantire la sicurezza dentro e fuori i suoi confini.

Scissione tra morale e armonia: Schiller, Goethe e Hölderlin.
Friedrich Schiller 
(1759-1805) critica la scissione tra dovere morale sensibilità presente nella filosofia kantiana. In essa la sensibilità risulta infatti oppressa, mentre andrebbe piuttosto educata secondo l’ideale dell’«anima bella», metafora di un individuo nel quale inclinazioni e dovere si accordano spontaneamente.

Nelle Lettere sull’educazione estetica (1793-95) si afferma che solo attraverso l’educazione estetica si può realizzare l’umanità perfetta in cui si fonde l’armonia tra ragionesensibilità e natura.
L’idea di una armonia originaria da ricomporre dopo la scissione kantiana ritorna nella distinzione tra la poesia ingenua dell’antichità (perfetta in quanto «integrata» con la natura) e poesia sentimentale moderna (inappagata in quanto risente della scissione alla constante ricerca dell’ingenuità e spontaneità perdute).

Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) fu considerato simbolo e modello dell’epoca, detta appunto «età di Goethe». L’armonia e l’equilibrio che ne caratterizzano le opere, l’approccio panteista che lo spinge a cercare il divino nella natura avvicina ad un letterato «classico» (che non conosce opposizione tra arte e natura) che non a Sturm und Drang romanticismo, dei quali condivide alcuni temi come la contemplazione della natura, considerato «organismo vivente» la cui anima è Dio: una natura guardata dall’interno, per coglierne le manifestazioni del principio vitale che la anima.

Friedrich Hölderlin (1770-1843) fu molto amico di Schelling e Hegel, con i quali condivise l’entusiasmo per la Rivoluzione francese e un intenso importante scambio di opinioni filosofiche.
Il pensiero di Hölderlin evidenzia la perduta unità originaria dell’anima che il poeta a ricostruisce sul modello della Grecia classica. L’ideale ellenico è presente nel romanzo epistolare Iperione o l’eremita in

Grecia (1797-99), ambientato ai tempi dell’insurrezione greca contro i Turchi (1770). Ad esempio, in Pane e vino (1800-01) emerge la figura del poeta che, nel mondo moderno segnato dalla scissione tra cielo e terra e della mancata presenza sulla terra del senso del divino. La «voce della natura» ci consente di cogliere l’infinito nel finito, la presenza divina nel mondo e di sentire la voce della natura (verso la quale Hölderlin ha un atteggiamento quasi religioso), a prezzo, però, dell’estraniazione dagli interessi quotidiani.

Lo Sturm und Drang. Il movimento dello Sturm und Drang tempesta ed impeto», se tradotto letteralmente dal tedesco, oppure «impeto tempestoso»), dal titolo di un dramma di M. Klinger (1776) precede la nascita del romanticismo. Diffusosi alla fine del XVIII secolo, il movimento si propone di rivalutare l’aspetto passionale sia nella vita che nell’arte, in opposizione alla rigida impostazione razionale dell’illuminismo.

Lo Sturm und Drang si rifà alla tradizione dello spiritualismo tedesco e ha caratteri apertamente nazionalistici (come moto di rivalsa sulla cultura francese dominante) e rappresenta un importante impulso innovatore, che si scaglia contro le regole e la misura. Tale atteggiamento lo ritroviamo anche in Herder, Goethe e Schiller, nei quali le passioni e il sentimento si oppongono alle regole e ai precetti morali.

2. Il romanticismo

Cenni storici. Il romanticismo è una corrente spirituale che si sviluppa tra la fine del ’700 e la metà dell’800 in Germania, per poi diffondersi rapidamente nel resto d’Europa. La parola «romantico» deriva dall’inglese romantic (aggettivo da romance, che indicava i «racconti cavallereschi medievali») che dal ’700 inizia ad identificarsi con il gotico e il medievale, contrapposto al classico e all’antico.

L’aspetto programmatico del romanticismo che analizza il rapporto tra finito infinito, si manifesta nel pensiero degli esponenti del «gruppo di Jena», stretti intorno alla rivista Athenäum, la cui pubblicazione fu iniziata ad opera dei fratelli August Wilhelm e Friedrich Schlegel a Berlino nel 1798 (fino al 1800) e del quale facevano parte, assieme a Schlegel, Novalis, JTieck Schelling. A questa data si fa convenzionalmente coincidere la nascita del romanticismo.

L’Athenäum era il manifesto di una nuova visione della vita nata dallo scambio epistolare dialettico tra un piccolo gruppo di persone. Non bisogna dimenticare che Jena a quei tempi era il centro di sviluppo e diffusione della filosofia trascendentale, perché vi insegnarono reinhold e soprattutto Fichte (il cui pensiero ebbe infatti grande influenza sui romantici).

Le idee romantiche si svilupparono quasi contemporaneamente anche nel circolo di Berlino, con W.H. Wackenroder (1773-1798, il suo Sfoghi di un monaco amante dell’arte, del 1796 è uno dei testi inaugurali del romanticismo) e soprattutto con Schleiermacher. Dopo la morte di Novalis (1801) il gruppo di Jena si sciolse, ma le idee romantiche permasero e si diffusero rapidamente in Germania e poi in Europa, anche a seguito di molti viaggi dei fratelli Schlegel.

Tratti fondamentali. Il tema centrale del romanticismo è la ricerca dell’infinito e dell’assoluto che l’individuo può raggiungere solo superando il modello dell’«intelletto astratto» tipico dell’illuminismo.
Le vie per accedere all’infinito sono il sentimento, l’arte, la fede, la natura, la storia e la religione.
In particolare, il romanticismo, in opposizione all’illuminismo, afferma:

  1. il «primato» del sentimento e dell’intuizione rispetto alla ragione;
  2. la valutazione della soggettività nei suoi aspetti più reconditi irrazionali;
  3. una visione tragica della vita contrapposta alla convinzione illuministica della realtà positiva;
  4. una concezione antimeccanicistica della natura che non è solo oggeto della ragione, ma anche della fede;
  5. una rivalutazione dell’arte, della religione e del linguaggio;
  6. un’attenzione specifica alla storia e ai suoi insegnamenti.

L’impossibilità di raggiungere la conoscenza dell’infinito da parte dell’uomo, che è un essere finito, scatena in ciascuno una irrequietezza che nasce dal dissidio con la realtà (vedi n. 3 schema precedente).

Di qui la figura dell’eroe romantico ribelle e tormentato, che, insoddisfatto della limitatezza della vita mondana, aspira all’infinito cercandolo nell’esotismo di terre lontane incontaminate, nel Medioevo al quale guarda con nostalgia per realizzare i propri ideali. A tutto questo si accompagna un gusto per il fiabesco e il «notturno» (vedi n. 2).

Alla base della sensibilità romantica vi è un nucleo concettuale che affonda le sue radici nella dottrina kantiana dell’immaginazione produttiva e che, attraverso la filosofia di Fichte e infine quella di Schelling, si è poi aperta alla ricerca di una unità profonda tra spirito e natura, soggetto e oggetto, che superi il dualismo kantiano.

Molti sono i punti di contatto con l’idealismo, a partire dalla filosofia di Fichte, che fornisce la chiave per ricondurre ogni oggettività all’Io. La presenza dell’infinito nel finito, della totalità nella parte, di Dio nella natura viene colta tramite un’intuizione estetica (Schelling).

Molto importante il ruolo della mitologia (SchlegelSchellingHölderlin) in quanto all’uomo moderno manca un riferimento culturale e ideale come è stata la mitologia per gli antichi.

Anche l’ironia è presente nelle opere dei romantici.
Il romanticismo vive l’insoddisfazione dell’uomo di fronte all’incompiutezza di ogni opera che parte dall’arte come rapporto con l’infinito e che non arriva mai ad esprimerlo fino in fondo.

Poesia romantica e idealismo magico: Schlegel e Novalis. Uno dei fondatori della rivista Athenäum è il filosofo e scrittore Friedrich Schlegel (1772-1829), al quale si devono importanti contributi per la definizione del programma romantico, tra i quali i Frammenti (1798) e il Dialogo sulla poesia (1800). La poesia romantica è «universale», liberainfinita e «trascendentale», poiché cerca sempre di spingersi oltre la realtà. Il modello poetico di riferimento per Schlegel è quello dell’antica Grecia capace di una perfezione e di un’armonia uniche e ineguagliate.

Per Novalis (pseudonimo di Friedrich Leopold von Hardenberg, 1772-1801) prevale nel romanticismo un «idealismo magico» nel quale l’io, lo spirito, è all’origine della creazione della natura e il mondo rappresenta un meraviglioso gioco di «simpatie», di legami nascosti, che rivelano la profonda unità di natura e spirito. Ci fa rendere conto di tale situazione la magia della poesia (più ancora che la filosofia) che può vivificare la natura, in una «romanticizzazione» del quotidiano che ne rende trasparente la radice profonda. In quest’epoca si afferma anche il concetto di «nazione» che indica un’entità culturale e spirituale, che condivide linguareligionesangue tradizioni.

A questa esaltazione del popolo della sua tensione all’unità e della sua sapienza storica si affianca quella dell’individuo geniale, l’artista romantico creatore, che segue la sua ispirazione oltre i limiti e le convenzioni.

Il sentimento religioso di Schleiermacher. L’interpretazione romantica della religione, che avrà grande influenza sul protestantesimo tedesco e anglosassone, si deve a Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher (1768-1834). Nell’opera Sulla Religione. Discorsi a quegli intellettuali che la disprezzano (1799) la religione appare come il sentimento dell’infinito ove l’intuizione permette al singolo di entrare in rapporto immediato con l’infinito.

Egli completa l’opera di demolizione delle religioni storiche iniziata dagli illuministi, svuotate del loro valore assoluto e comprese come parte dell’infinita religiosità universale.

Nella storia delle religioni e del sentimento religioso, il cristianesimo risulta essere la religione perfetta, perché i suoi contenuti sanno meglio rendere conto di questo sentimento fondamentale, che rimane ineffabile. La posizione di Schleiermacher è molto vicina al panteismo, cioè ad una visione del mondo come sistema organico, come Uno-Tutto.

Schleiermacher è inoltre considerato un precursore dell’ermeneutica filosofica cioè dell’interpretazione dei testi antichi e, in particolare della Bibbia, che per essere capiti e tradotti correttamente devono essere preceduti da una buona pre-conoscenza dell’oggetto in generale da parte del traduttore- interprete.

Accedi

[mepr-login-form use_redirect="true"]

Registrati

Accedi o Registrati

Il Manuale di Sopravvivenza alla Maturità 2024

Sta per arrivare il manuale che ha aiutato decine di migliaia di maturandi.

Iscriviti alla lista d’attesa per sapere quando sarà disponibile.