2. La gestione delle aziende di credito

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1. Sistema finanziario, credito e agenzie bancarie

Il sistema finanziario è un sistema integrato e complesso di:

  • intermediari finanziari: banche, assicurazioni, società esperte di ambiti del mondo finanziario;
  • mercati finanziari: consentono lo scambio di risorse tra due soggetti senza passare per le banche, es. borsa italiana;
  • strumenti finanziari: contratti finanziari con natura giuridica sottostante, ad esempio le azioni o le obbligazioni;
  • autorità di regolamentazione e vigilanza: arbitri che si occupano di risolvere le controversie tra i soggetti coinvolti, scrivendo le norme che regolano le procedure e controllando che vengano applicate.

Il sistema finanziario è un sistema fondamentale per l’esistenza di un’economia moderna ed è una struttura dinamica, cioè evolve nel tempo.

I sistemi finanziari svolgono la funzione economica di trasferimento delle risorse finanziarie accumulate dai risparmiatori a quanti necessitano di finanziare investimenti produttivi o di acquistare beni durevoli e non. Le risorse vengono trasferite attraverso scambi di denaro e contratti finanziari che danno origine a rapporti di debito-credito.

Lo scambio di risorse monetarie avviene all’interno di sistemi informali di finanziamento che consentono agli individui di reperire i mezzi necessari a intraprendere iniziative economiche. Al contrario, nei sistemi formali, l’impiego dei risparmi e il reperimento dei mezzi finanziari sono resi possibili dalla dinamica combinazione degli elementi che ne determinano la struttura (mercati, intermediari, contratti finanziari, autorità regolatrici).

Il sistema finanziario svolge una serie di funzioni:

  • Funzione creditizia o di allocazione delle risorse = nel sistema finanziario ci sono degli attori (banche) che raccolgono risorse (conti correnti) e decidono dove veicolare quelle risorse. Compie il trasferimento delle risorse finanziarie accumulate dagli agenti economici in surplus a quelli in deficit -> realizza il trasferimento di risorse dal risparmio agli investimenti più profittevoli per avere un’adeguata remunerazione = ridistribuzione della ricchezza.
    La banca riesce anche a fare dei meccanismi di pooling = raccolta da parte delle banche di depositi di piccolo importo tra un numero elevato di risparmiatori che vengono impiegati per concedere prestiti di importo elevato a imprese e a pubbliche amministrazioni (meccanismi di aggregazione delle risorse finanziarie limitate) -> la funzione creditizia consente a chi ha soldi da investire di farlo e a chi ha bisogno di soldi di averli = consente di investire e di prendere a prestito.
  • Funzione monetaria = creazione di mezzi di pagamento e produzione di servizi necessari per la circolazione della moneta nei sistemi finanziari. Il sistema finanziario garantisce che la moneta si possa muovere in maniera rapida, facile e sicura = assicura l’efficiente funzionamento del sistema dei pagamenti -> il sistema finanziario produce e fa circolare moneta -> determina le modalità di regolamento degli scambi reali e finanziari a disposizione degli operatori.
  • Funzione di trasmissione della politica monetaria = quando la banca centrale adotta una politica monetaria espansiva o restrittiva per avere degli effetti deve essere amplificata dal sistema finanziario -> trasmette al sistema economico gli impulsi della politica monetaria ed economica. Il sistema finanziario funge da amplificatore per le mosse operate dalla banca centrale = il sistema finanziario svolge un ruolo chiave nel trasmettere al settore reale dell’economia le variazioni dell’offerta di moneta stabilite dalle autorità responsabili della politica monetaria.
  • Distribuisce, trasferisce e trasforma i rischi = alcuni rischi possono essere gestiti dal sistema finanziario spostandoli tra i vari soggetti che operano nel settore à sviluppo di strumenti contrattuali ad hoc (polizze assicurative) e tecniche gestionali idonee a limitare i rischi
  • Riduce le asimmetrie informative = nei sistemi finanziari vengono prodotte informazioni sui prezzi delle attività trattate, sui tassi di interesse, sui tassi di cambio ecc. riducendo le imperfezioni nella distribuzione delle informazioni sui prezzi, la diminuzione di tutte le situazioni in cui si manifesta una disuguaglianza informativa fra le controparti coinvolte negli scambi finanziari costituisce una condizione indispensabile per il corretto funzionamento del processo allocativi svolto dal sistema finanziario.
    La condizione di incompletezza informativa può essere motivata dai costi connessi all’attività di acquisizione ed elaborazione delle informazioni necessarie ai fini decisionali. Un’asimmetria informativa si manifesta quando si è in presenza di una diseguale distribuzione delle informazioni fra le controparti coinvolte negli scambi finanziari. Rapporto squilibrato, uno dei due contraenti risulta in una posizione svantaggiata rispetto all’altro e questo porta gli operatori a cercare informazioni e a pagarne il costo per ottenere extra-profitti derivanti dallo sfruttamento delle stesse -> l’asimmetria informativa è un rischio che va gestito. Vi sono tipicamente due tipi di asimmetria informativa:
    • Moral hazard = tende a verificarsi dopo la sottoscrizione di un contratto, molto presente nei contratti assicurativi che costringe le assicurazioni ad adottare alcune scelte, il moral hazard si verifica quando viene stipulato un contratto con qualcuno ma non si riesce ad osservare le azioni della controparte -> messa in atto di comportamenti opportunistici da parte di una controparte a danno dell’altra.
    • Adverse selection = riguarda la fase pre-contrattuale, fenomeno tipico di quando si entra in un contesto che non si conosce tanto bene -> facilitare il finanziamento di unità in deficit che hanno maggiore probabilità di esporre i datori di fondi a eventi avversi, quali l’insolvenza.

Gli intermediari finanziari sono in grado di gestire le asimmetrie informative in tanti modi (franchigie nelle assicurazioni, set di informazioni delle banche).

Nel sistema finanziario circola potere d’acquisto, che viene trasferito dai soggetti che generano risparmio (famiglie) ai soggetti che necessitano di un prestito (imprese e pubblica amministrazione). Chi dispone di un avanzo di risorse finanziare è acquirente di attività finanziarie, mentre chi contrae i prestiti offre passività finanziarie al mercato.

Si ha finanziamento diretto se il soggetto che risparmia cede le proprie disponibilità attraverso i mercati finanziari ai soggetti che si trovano in disavanzo finanziario, in questo caso il rischio è sostenuto direttamente dal risparmiatore e i mercati finanziari sono il luogo che consente il trasferimento delle risorse.

Si ha un investimento intermediato quando chi risparmia trasferisce le sue disponibilità ad un intermediario finanziario, che effettua a proprio nome investimenti in passività di soggetti in deficit, in questo caso i rischi e i rendimenti degli investimenti rimangono in capo all’investitore.

Il sistema finanziario è un insieme di rapporti di credito e di debito, di tipo dinamico e che mette in collegamento diversi attori del sistema economico. Il sistema produce informazioni per permettere agli operatori economici di definire i propri piani di investimento.

I contratti finanziari hanno la duplice veste di attività e passività finanziarie: compaiono tra le attività di chi investe e tra le passività di chi prende le risorse a prestito.

Gli strumenti finanziari sono classificabili in base al rapporto giuridico sottostante:

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  • Credito = tipico delle banche: prevede il trasferimento di risorse monetarie contro l’impegno di restituzione delle somme ricevute ad una data futura = prestiti bancari, obbligazioni, certificati di deposito, ecc -> come i prestiti vengono rimborsati sta nelle caratteristiche contrattuali -> i contratti di credito consentono il trasferimento di risorse monetarie da unità in surplus ad unità in deficit contro il contestuale impegno di queste ultime al pagamento di un tasso di interesse e alla restituzione delle somme ricevute ad una data futura. La cessione di un credito sottende un rapporto fiduciario = i creditori fanno affidamento sulla promessa di rimborso dei fondi da parte dei debitori nei temi e modi stabiliti.
  • Partecipazione al capitale di rischio = forme di investimento azionario, non si un diritto alla restituzione delle risorse conferite tranne in caso di liquidazione finale -> comporta l’acquisizione di diritti patrimoniali (diritto agli utili e percezione di dividendi) amministrativi (diritto di voto, partecipazione all’assemblea) nei confronti di una società di capitali ed espone il titolare ad aleatorietà nella remunerazione e nel rimborso del capitale -> l’aleatorietà dei flussi di cassa rende difficile calcolare quanto vale un’azione -> i detentori di questi contratti sono esposti al rischio d’impresa e vantano un interesse diretto nell’attività economica della società emittente.
  • Assicurazione = con il versamento di somme (premi) a favore di un intermediario assicurativo, questo si assume l’obbligo di risarcimento dei danni subiti dai soggetti assicurati al verificarsi degli eventi contrattualmente previsti -> i premi rappresentano il compenso richiesto dall’assicuratore per l’assunzione dei rischi altrui -> la prestazione monetaria a cui è tenuto l’assicuratore è condizionata dalla manifestazione dell’evento previsto nel contratto, che è possibile che non avvenga mai.
  • Strumenti derivati = hanno natura ibrida, con componenti riconducibili a più tipologie di contratto, più complessi -> credito + assicurazione: nasce per proteggere da fluttuazioni di prezzo -> contratti il cui prezzo dipende dall’andamento del prezzo di una merce sottostante (commodity) o di un contratto finanziario (azioni, obbligazioni) o di variabili finanziarie (tassi di cambio, tassi di interesse).

Gli intermediari finanziari sono operatori professionali, attivi nei circuiti di finanziamento indiretto che producono contratti sia alle unità in surplus che in deficit.

Un intermediario finanziario ha un bilancio in cui lo stato patrimoniale ha prevalentemente natura finanziaria:

  • Banche = intermediari creditizi —> 1° riserva di legge: soggetto unico in italia nel poter raccogliere denaro presso il pubblico e prestarlo. La banca è un’impresa la cui attività consiste nella raccolta di risparmio tra il pubblico unitamente alla concessione del credito = raccoglie denaro e lo dà in prestito a famiglie e imprese.
  • Intermediari creditizi non bancari = società di erogazione di finanziamento —> attività simili a quelle della banca (parabancario) —> società di leasing, società che fanno prestiti personali —> prestano denaro ma non lo raccolgono —> svolgono attività di credito
  • SPV = special purpose vehicle —> organizza le cartolarizzazioni —> emette dei titoli simili alle obbligazioni (raccoglie soldi) e con i soldi raccolti si compra un cespite che produce denaro, spesso un mutuo da una banca —> veicolo che rimborsa anticipatamente il valore attuale dei mutui attraverso una raccolta fondi che avviene tra una numerosità di soggetti —> l’SPV acquista i crediti dalla banca obbligandosi ad incassare il rimborso dei soldi da parte dei soggetti che avevano stipulato il prestito, se il soggetto smette di pagare il rischio cade sulla SPV e sui soggetti che hanno investito nelle SPV —> la banca origina i prestiti per poi distribuirli ad altre società —> nel corso del tempo le banche hanno iniziato a concedere prestiti a soggetti non solvibili e tale meccanismo è stata la colpa dell’inizio della crisi del 2007.
  • SGR = società di gestione del risparmio —> si occupano della promozione e gestione dei fondi comuni di investimento, veicoli finanziari in cui la gente può apportare risorse che vengono creati e gestiti dalle SGR —> i fondi comuni di investimento raccolgono il denaro dei risparmiatori che affidano la gestione dei propri risparmi ad una SGR per investire i capitali sul mercato mobiliare diversificando l’investimento e riducendo il rischio rispetto all’investimento diretto in azioni di una singola società —> i fondi comuni permettono anche ai piccoli investitori di sottoscrivere investimenti —> la società agisce da consulente finanziario —> 2° riserva di legge: i fondi comuni possono essere gestiti solo dalle SGR.
  • SIM = società di intermediazione mobiliare —> fanno scambi su titoli ed attività di intermediazione mobiliare (attività di investimento sui mercati finanziari) —> non possono aprire un conto corrente, no attività di intermediazione creditizia —> oggi ce ne sono poche, perché molte si sono trasformate in banche.
  • Assicurazioni = oggi sono tra i principali operatori del mercato finanziario perché offrono ai clienti anche polizze puramente finanziarie —> 3° riserva di legge: stipulazione polizze assicurative.
    Compagnie di assicurazione = intermediari finanziari attivi nella gestione dei rischi loro trasferiti dagli assicurati dietro pagamento di premi.

Una banca raccoglie soldi in due modi: attraverso la raccolta al dettaglio e attraverso la raccolta all’ingrosso.

La raccolta al dettaglio (retail funding) è fatta per piccoli importi presso milioni di clienti attraverso l’emissione di obbligazioni. La raccolta al dettaglio è rappresentata dalle varie forme di deposito e strumenti finanziari proposti alle famiglie e piccole e medie imprese.

La raccolta all’ingrosso (wholesale funding) è fatta attraverso l’emissione di obbligazioni rivolte agli investitori istituzionali, attraverso la raccolta sul mercato interbancario (prestiti tra banche) e attraverso i pronti contro termine (PCT).

2. Sistema bancario italiano: legislazione bancaria, organi di controllo e normativa di vigilanza, vincoli all’attività creditizia

In Italia la legge bancaria data 1993 (Testo unico bancario, Tub), quella precedente datava 1936 e mirava a rendere le banche quasi infallibili, facendole specializzare in nicchie di mercato geografico e in determinati settori. Le banche, in questo modo, rimanevano isolate e a riparo dalla concorrenza. Se viene tolta concorrenza e vengono creati monopoli le banche non sono destinate a migliorarsi. Nel 1988, il sistema bancario viene definito foresta pietrificata: le banche erano sterili, inefficiente, politicamente orientate. All’inizio degli anni 90 viene fatta una legge che cambia il destino delle banche e prevedeva che anche le banche estere potessero entrare in Italia -> progressivo ingresso dei soggetti esteri nel settore bancario porta ad un contesto di concorrenza internazionale -> la banca vengono riconosciute come un’impresa privata.

Dagli anni 90 ha avuto inizio un processo di disintermediazione: le società iniziano a quotarsi in borsa e le persone iniziano ad investire in borsa -> le banche entrano in crisi ed iniziano a far pagare le commissioni alle persone per investire in borsa = iniziano a fare da intermediari negli acquisti in borsa e ad acquistare le borse, fino a comprare la Borsa italiana, così se guadagnava la borsa guadagnavano anche le banche = disintermediazione intermediata.

La legge del 1993 ha l’obiettivo di garantire dinamicità al settore bancario e competitività alle banche italiane.

La banca moderna è abilitata ad esercitare ogni attività finanziaria (leasing, consulenza, gestione di patrimoni mobiliari), oltre all’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico e di concessione dei prestiti, emette obbligazioni e assume partecipazioni nel capitale delle industrie.

La banca diventa una banca universale: soggetto singolo e autonomo che svolge tutte le attività concesse ad una banca dalla legge vigente, ad eccezione delle attività che per riserva di legge competono ad altri intermediari finanziari -> oggi una banca da sola svolge l’universo delle attività concesse ad un intermediario creditizio -> è un intermediario multibusiness, multiclient e multiprodotto (eroga prodotti e servizi finanziari di diversa natura).

Per l’esercizio dell’attività bancaria è necessaria l’autorizzazione della Banca d’Italia, rilasciata se ricorrono le condizioni espresse dalla legge (art. 10 TUB).

Per poter svolgere l’attività bancaria è necessario rispettare le seguenti condizioni:

  • adozione della forma di s.p.a o di società cooperativa a responsabilità limitata;
  • esistenza di un capitale sociale minimo = 10 milioni € oppure 5 per le banche di credito cooperativo;
  • presentazione di un programma concernente l’attività;
  • possesso da parte delle persone coinvolte dei requisiti di onorabilità, professionalità ed esperienza.
la gestione delle aziende di credito
Struttura del sistema finanziario italiano

Due circuiti principali legano la famiglia con i principali settori in deficit:

  • circuito intermediato = le banche fanno da intermediari finanziari;
  • circuito diretto = le famiglie trasferiscono direttamente potere di acquisto sottoscrivendo titoli emessi dai soggetti che necessitano di risorse.

Le banche guadagnano di più dove svolgono il ruolo di investitori istituzionali = investono un patrimonio per conto di un soggetto in surplus finanziario.

Vigilanza in Italia

In Italia i fondamenti della normativa in materia di intermediazione finanziaria sono introdotti con leggi e decreti del parlamento che fissano i principi fondamentali, i quali vengono attuati attraverso una serie di disposizioni emanate da organismi tecnici specializzati.

In Italia ci sono 3 documenti fondamentali che sono le fonti ispiratrici dei regolamenti:

  • testo unico bancario (1993) = regolamenta l’attività di intermediazione svolta da banche e altri intermediari creditizi non bancari —> modificato dalla legge sulla tutela del risparmio (2005);
  • testo unico della finanza (1998) = detta disposizioni in materia di attività di intermediazione mobilitare, prestazione dei servizi di investimento e funzionamento dei mercati mobiliari;
  • codice delle assicurazioni private (2005) = disciplina l’attività assicurativa sia nel ramo vita sia nel ramo danni.

In Italia, accanto ad organismi a cui è assegnato il perseguimento di una precisa finalità ne esistono altri specificamente deputati al controllo di una determinata categoria di intermediari.

Vigilanza per finalità: ogni autorità è organizzata per il perseguimento di uno scopo a loro assegnato:

  • Banca d’Italia: è responsabile di mantenere la stabilità degli intermediari -> assicurare la stabilità monetaria e finanziaria assicurando una sana e prudente gestione da parte degli intermediari;
  • CONSOB: si occupa della correttezza dei comportamenti degli intermediari e della trasparenza dell’informazione nelle comunicazioni verso il pubblico;
  • AGCM (anti-trust): si occupa di mantenere la competitività nei mercati e concorrenzialità nel sistema finanziario per il perseguimento di una maggiore efficienza -> obiettivo di salvaguardare un adeguato livello di concorrenza all’interno del sistema.

Vigilanza per soggetti: incaricata di vigilare sulle attività assicurative e sui fondi pensionistici = IVASS e COVIP.

I compiti di indirizzo e vigilanza sul sistema bancario sono affidati anche ad altri soggetti:

  • CICR = comitato interministeriale per il credito e il risparmio: dà linee di indirizzo alla Banca d’Italia per le azioni di vigilanza, è competente per l’alta vigilanza in materia di credito e tutela del risparmio ed è composto dal Ministro dell’economia e delle finanze e da altri ministri con competenze in ambito economico;
  • Ministro dell’economia e delle finanze: è presidente del CICR e ha competenze autonome -> gode di alcuni poteri di vigilanza che impattano sul funzionamento degli intermediari finanziari.

Dopo la crisi del 2008 c’è stata una tendenza verso i meccanismi di vigilanza internazionale, ad esempio a livello europeo per un controllo più ampio del sistema finanziario. Ora le autorità nazionali sono subordinate ad autorità internazionali che vanno ad integrare, affiancare o sostituire le loro funzioni di controllo.

Principi generali del settore bancario (art. 5 TUB):

  • sana e prudente gestione = avere consapevolezza dei rischi che una banca si assume e la banca deve essere redditizia;
  • stabilità complessiva = sia a livello complessivo di sistema che a livello di singola banca;
  • efficienza e competitività del sistema finanziario;
  • osservanza della normativa in materia creditizia e finanziaria;
  • approccio di vigilanza: consolidato, cioè si cerca di comprendere la stabilità a livello complessivo degli intermediari; risk based, cioè finalizzato a valutare tutti i rischi rilevanti; proporzionale, per cui i controlli avvengono in proporzione alla dimensione e alla rilevanza dei soggetti.

In passato la vigilanza era prevalentemente strutturale, cioè si voleva modellare la struttura del sistema per influire sui suoi risultati economici. Via via la vigilanza prudenziale ha acquisito sempre maggiore importanza.

Prima si partiva dalle esigenze economiche del mercato, mappando le esigenze nelle diverse aree in termini di domanda dei servizi bancari e sulla base di questo veniva autorizzata o meno l’apertura di sportelli e banche. Oggi viene posta maggiore attenzione alla natura imprenditoriale dalla banca e attenzione ai principi generali: la struttura del sistema creditizio è determinata dalle decisioni imprenditoriali dei singoli intermediari.

La vigilanza prudenziale riguarda la valutazione sull’adeguatezza patrimoniale ai fini della vigilanza, cioè mira a verificare che una banca opera secondo le regole di prudenza = assumendosi solo i rischi che è in grado di sopportare. Questo per rafforzare la capacità delle banche di assorbire shock derivanti da tensioni finanziari e migliorare la gestione del rischio.

3. Organizzazione delle banche, automazione del lavoro bancario

I modelli organizzativi della banca dipendono da tante caratteristiche della banca stessa.

Due modelli sono tipici di soggetti economici di grandi dimensioni (banca universale e gruppo bancario/creditizio), mentre i soggetti più piccoli tendono ad assumere un unico modello organizzativo (banca specializzata).

La banca universale

È un’impresa unica, cioè una società con un suo marchio, un suo capitale, una sua sede legale, ecc, è un unico soggetto economico = soggetto singolo e autonomo che svolge tutte le attività concesse ad una banca dalla legge vigente, ad eccezione delle attività che per riserva di legge competono ad altri intermediari finanziari (attività assicurativa e gestione collettiva del risparmio) -> concessione del credito, corporate finance, investment banking, private banking, ecc.

È un intermediario:

  • multibusiness = svolge più attività congiuntamente;
  • multiclient = si relaziona con più tipologie di clienti;
  • multiprodotto = eroga servizi e prodotti finanziari di diversa natura.

Modello nato in Germania, modello renano, in Italia le banche hanno iniziato ad utilizzarlo con l’entrata in vigore del testo unico bancario nel 1993. La banca universale offre servizi a chiunque, a diverse tipologie di clienti = impresa unica caratterizzata da estrema varietà e completezza di offerta.

La banca universale mira ad essere il partner del proprio cliente in tutte le aree finanziarie -> ampia articolazione delle aree di affari, dei target di clientela e dei servizi offerti. Vantaggi derivanti dalla diversificazione produttiva:

  • possibilità di sfruttare economie di diversificazione sia globali sia di prodotto = vantaggio competitivo sotto un profilo di costo ed efficienza -> capacità di gestire la diversificazione con minori costi operativi le conferisce una maggiore efficienza;
  • offre una gamma ampia e completa di prodotti e servizi alla clientela = aumento della fidelizzazione e della soddisfazione -> offre un servizio più completo alla clientela e quindi si intensificano le relazioni con i clienti;
  • stabilizzazione dei profitti della banca = la diversificazione può ridurre la volatilità dei profitti (idea mainstream);
  • riduzione del comportamento opportunistico del management = rapporti gerarchici diretti quindi se i manager non collaborano possono essere tolti dalla loro carica -> controlli a cascata che permettono di sanzionare in via immediata i comportamenti opportunistici.

La banca universale è organizzata secondo il modello divisionale = rimane una banca unica, ma al suo interno il personale viene suddiviso per divisioni aziendali (aree strategiche di affari) -> costi di coordinamento e controllo esistenti ma in modo inferiore rispetto al gruppo bancario -> l’esistenza di un rapporto gerarchico tra il vertice e le divisioni agevola molto la comunicazione. Le divisioni condividono lo stesso sistema di valori, operano in modo sinergico e si concentrano sulle strategie di portafoglio per diventare più efficaci.

Tende ad essere un soggetto generalista —> offre tanti servizi ma non molto avanzati.

Svantaggi della banca universale:

  • Conflitti di interesse che si possono generare tra la banca e la sua clientela: la banca ha un’enorme quantità di informazioni sui propri clienti e si potrebbe trovare a volte nella situazione di poterne abusare e trarne vantaggio economico, potrebbe essere tentata di approfittare delle informazioni in suo possesso. Soluzioni per far fronte a questo problema:
    • separare le funzioni che potrebbero maggiormente scambiarsi informazioni significative a danno della clientela (Chinese walls);presenza di efficaci meccanismi di controllo e governo a livello organizzativo;adeguamento alle migliori best practices internazionali e adozioni di regole di governance che prevedono un maggior numero di soggetti indipendenti in amministrazione che possono fungere da tutela contro mala gestione;
    • si possono inserire nelle normative di vigilanza specifiche norme sui conflitti di interesse;
  • Svolgere così tanti tipi di business può rendere la banca più esposta a fenomeni virulenti riferiti ai diversi tipi di business -> aumento del grado di rischiosità complessiva = il ricorso ad attività più rischiose come l’investment banking (assunzione di partecipazioni in imprese) può aumentare il grado di rischio complessivo rispetto al caso in cui la banca si occupi solo di commercial banking (attività di raccolta tra il pubblico e prestiti).
  • Le due riserve di legge a vantaggio delle assicurazioni e SGR sono stati i principali driver di redditività per le banche: la banca universale se non svolge queste due funzioni perde terreno -> è diventato interessante acquisire soggetti che svolgevano quelle funzioni, quindi diventavano gruppi -> la banca universale trova la riserva di legge a favore di altri settori molto limitante -> il modello di banca universale non è molto utilizzato nella realtà a causa dei limiti posti dalle riserve di legge previste per lo svolgimento di determinate attività, il cui esercizio in via diretta è precluso agli intermediari bancari.

Il gruppo bancario

Si tratta del modello prevalente in Italia.

Modello inizialmente adottato dalle banche italiane (anni 90) per realizzare la diversificazione produttiva = modo più veloce ed efficace per creare grandi soggetti era prendere le banche piccole e creare dei gruppi bancari. Consente l’offerta di un ampio e differenziato ventaglio di prodotti e servizi, consolidando la presenza sul mercato e raggiungendo tutti i target di clientela per fronteggiare le crescenti spinte concorrenziali.

Si tratta di un insieme di soggetti legati da rapporti partecipativi: modello organizzativo che vede una banca capogruppo e diverse società ad esso appartenenti -> consente di abbinare alle economie derivanti dall’esercizio di diverse attività all’interno di un unico disegno strategico e imprenditoriale, le economie di specializzazione che scaturiscono dal fatto che il livello tecnico che contraddistingue i processi produttivi è più elevato -> ottenimento di economie di diversificazione e di specializzazione.

Nel gruppo si trovano di regola alcune figure caratteristiche: chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità tra le varie unità organizzative:

  • la capogruppo = holding pura o mista
  • società sottostanti, controllate dalla capogruppo -> possono svolgere diverse attività = banche, assicurazioni, SGR, SIM, SPV, società di leasing, società di servizi (es. pulizie) -> società che fanno sia attività finanziarie che non finanziarie -> società operative che svolgono le diverse attività e godono dei benefici derivanti dalle economie di specializzazione.

Il gruppo bancario consente di abbinare un unico disegno strategico e imprenditoriale (presenza capogruppo) con economie di specializzazione = livello di specializzazione più alto rispetto alla banca universale.

La capogruppo nei gruppi bancari può avere una natura molto diversa:

  • holding pura = fa solo attività di capogruppo, non ha attività operativa con il pubblico -> si occupa solo della gestione strategica e del coordinamento del gruppo -> non ha sportelli -> generalmente è una spa che svolge attività di coordinamento e controllo;
  • holding mista = è una banca con le sue filiali e che oltre a quello è anche a capo di un gruppo di altri soggetti -> non attua una separazione tra la gestione operativa e quella strategica -> è alla pari delle altre società dal punto di vista formale, ma è più importante perché ha anche un ruolo di coordinamento dell’azione.

Il modello del gruppo può essere sviluppato su diversi gradi di specializzazione:

  • società specializzate = svolgono singole attività finanziarie à economie di specializzazione;
  • subholding = società finanziarie alle quali vengono imputate partecipazioni in società controllate appartenenti a raggruppamenti omogenei, possono essere pure oppure operative, governano specifici rami d’azienda, non sono sempre presenti.

Configurazioni per il gruppo

  • Modello divisionale = si suddivide il gruppo in divisioni (aree strategiche d’affari) ognuna delle quali ha una sua organizzazione interna e un suo bilancio -> ogni area strategica di affari è gestita operativamente da una specifica divisione che è responsabile dei risultati economici ottenuti -> maggiore responsabilizzazione = gestione più efficace ed efficiente della complessità ambientale -> divisione per area geografica (esistenza di specificità territoriali di rilievo), per prodotto (poco utilizzato), per segmento di clientela (offerta dedicata a specifici segmenti dì clientela = retail, private, corporate). Ciascuna divisione ha associato un budget e un conto economico e deve produrre ricchezza.
  • Modello di gruppo federale = utilizzato soprattutto dalle banche popolari (banche territoriali, banche con vocazione locale) -> il legame con il territorio crea dei disagi quando occorre entrare in un gruppo -> le banche federali mantengono la loro denominazione con l’aggiunta del nome del gruppo e continuano a distribuire prodotti ed erogare servizi. Le funzioni produttive vengono accentrate in soggetti del gruppo = processo di aggregazione che consente di beneficiare delle economie di scala e di preservare il valore rappresentato dal rapporto di clientela detenuto nel proprio mercato geografico di elezione. Comporta un’aggregazione alla società, ma mantenendo un certo grado di autonomia -> vengono condivise alcune funzioni e si ricercano economie di scala legate alla grande dimensione. Viene mantenuto il proprio marchio sul territorio (impronta localistica) e i propri caratteri distintivi.
    Presenza di una capogruppo che assicura un governo unitario e possiede un’elevata capacità di indirizzo strategico, di coordinamento e di controllo -> a valle ci sono le società prodotto condivise dal gruppo e dedicate a sviluppare servizi che poi verranno destinati alla vendita da parte delle banche federate (rete distributiva) -> le banche federate perdono la loro capacità produttiva autonoma e tengono solamente i rapporti con la clientela.
2. La gestione delle aziende di credito | Maturansia
Confronto tra i due modelli

Le banche specializzate

Banche con un orientamento specifico verso una certa sfera di attività = banche particolarmente propense a una diversa caratteristica tra quelle che le banche possono possedere -> unico obiettivo.

La specializzazione operativa si manifesta spesso in termini di:

  • segmento di clientela: banche che prevedono che la clientela abbia caratteristiche omogenee = banche che si rivolgono alle imprese oppure private bank rivolte a clientela facoltosa
  • prodotto: banche specializzate nel credito = specializzazione su un prodotto che rappresenta il core business
  • area geografica: banche locali, banche di credito cooperativo (comune o provincia) = presidio del territorio
  • canale distributivo utilizzato: unico canale di contatto con la clientela = banche online, consulenti finanziari

Alcune banche riferiscono la specializzazione a un solo elemento oppure si specializza in più di uno.

Possono configurarsi varie combinazioni e gradazioni di specializzazione -> la specializzazione può essere demandata dalla legge oppure può essere frutto di un autonomo processo di elaborazione della strategia finalizzato a perseguire un vantaggio competitivo -> la legge bancaria del 1936 prevedeva la specializzazione temporale degli intermediari, a cui era riservato lo svolgimento dell’operatività a medio e lungo termine.

La specializzazione può essere redditizia perché rende la banca leader in una specifica attività.

A volte la specializzazione non è un’opzione. Ora no, ma nel secolo scorso succedeva che la banca si trovasse a presentare forme di specializzazione in forza della legge (specializzazione ope legis) -> la legge prevedeva che le banche non potessero svolgere molti servizi -> scelte che mirano a separare tra loro business ritenuti rischiosi se compiuti congiuntamente.

L’automazione del lavoro bancario consiste nel privilegiare le modalità di contatto in remoto e digitali, rendendo necessaria la trasformazione e l’ottimizzazione dei processi esistenti per migliorare l’efficienza.

È necessario che ci sia la possibilità di adattare una procedura standardizzata e perfezionarla in base alle esigenze di ciascuna realtà bancaria. Un sistema di automazione deve consentire ai gestori di cambiare il processo facilmente, data l’elevata frequenza degli aggiornamenti normativi. Nella realtà tradizionale, i dipendenti sono incaricati di smistare le richieste a partire da un flusso di dati, mentre grazie ad un sistema automatizzato questo processo diventa più veloce e c’è meno margine di errore.

Per un sistema automatizzato di business process management bancario è fondamentale avere la possibilità di riorganizzare le richieste in report per riportare la situazione aziendale agli organismi di direzione e controllo. In questo modo l’ambiente lavorativo bancario diventa multicanale.

4. Aspetti strategici: marketing, concorrenza, politiche degli investimenti e dei tassi

Il marketing bancario rappresenta l’insieme di metodologie, servizi, processi e sistemi informativi volti alla creazione e allo scambio di valore con il cliente dell’istituto bancario. In banca, essendo un’organizzazione che produce servizi, il momento della produzione coincide con quello della distribuzione del servizio.

Il marketing bancario è inter-funzionale, segue un approccio sistemico al mercato e si basa sull’analisi dei bisogni ed è orientato al lungo periodo. Per implementarlo sono necessari ingenti investimenti. Ogni banca costruisce un proprio portafoglio di funzioni in base alle proprie caratteristiche, agli obiettivi, al numero di dipendenti e di clienti e alla posizione occupata nel mercato.

Attività comuni a tutte le banche:

  • attività di pricing = definizione dei servizi offerti;
  • attività di customer relationship management;
  • individuazione di aree di sviluppo e ricerca di nuovi campi e strumenti d’azione;
  • valutazione delle performance commerciali (meccanismi di feedback);
  • pubblicità e comunicazione interna ed esterna;
  • analisi della clientela e dei bisogni attraverso ricerche di mercato (reperimento di dati e notizie);
  • gestione del sito web e dei social media (attività di digital marketing) = creazione di contenuti chiari, diretti e facilmente comprensibili, utilizzo di call to action semplici ed immediate.

La concorrenza nel settore bancario è necessaria per rendere le banche più competitive. Essa favorisce una più efficiente allocazione delle risorse, stimola l’innovazione ed è associata ad una maggior qualità e minor costo dei servizi offerti ai clienti. Alcune autorità sostengono che una maggiore concorrenza anziché favorire la stabilità del sistema finanziario, provochi una maggiore propensione al rischio degli intermediari.

Esiste un legame positivo tra il potere di mercato delle imprese e la stabilità complessiva nel settore finanziario.

Nel settore bancario è difficile vincere la concorrenza attraverso la comunicazione perché i prodotti e i servizi sono complessi e quindi difficili da comunicare, in più la normativa indica limiti precisi ai contenuti della comunicazione bancaria per tutelare i consumatori. Per questi motivi, i gruppi bancari stanno investendo nella trasformazione digitale per aumentare la qualità della customer experience e riuscire ad attrarre e trattenere un numero sempre maggiore di clienti; quindi, l’investimento nella digitalizzazione è una condizione fondamentale per vincere la concorrenza. Questo permettere di attuare una serie di comportamenti che permettono di fidelizzare la clientela e aumentare la reputazione.

Per coinvolgere in modo efficace i propri clienti occorre conoscerli attraverso ricerche di mercato e la gestione del rapporto con i clienti. Per vincere la concorrenza non sono necessarie tante filiali, bensì è necessario aumentare la propria presenza sui social, integrandoli nella propria strategia di marketing per costruire un rapporto solido con i clienti. Per trattenere i clienti è necessario anche fornire un servizio di customer care efficiente e personalizzato.

Per rimanere competitivi bisogna spostare l’attenzione verso il cliente e le sue necessità, perché la soddisfazione del cliente aiuta a migliorare l’immagine della banca -> aumento della personalizzazione.

Le banche devono:

  • adottare un sistema di contenimento del rischio, cioè assumere il rischio che sanno di poter sopportare;
  • dotarsi di un adeguato livello di capitalizzazione (capitale netto) = rapporto tra patrimonio netto e debiti, indicatore della solidità finanziaria.

Gestire il capitale di un istituto finanziario significa garantire che la base patrimoniale sia coerente con il grado di rischio complessivamente assunto, ottimizzare la composizione del patrimonio selezionando il mix di strumenti finanziari che permetta di minimizzare il costo del capitale e garantire che i fondi raccolti vengano investiti in modo adeguato.

Capital allocation = analisi delle scelte di investimento.

Risk management = identificazione, misura, controllo e pricing del rischio.

Accordi di Basilea: linee guida per la vigilanza emanate da un comitato di esperti, che ha definito degli standard per la regolamentazione prudenziale del sistema bancario e ha la funzione di accrescere la stabilità del sistema finanziario. Mirano ad identificare un sano rapporto tra i rischi che la banca si assume e le dotazioni patrimoniali.

La Banca d’Italia attua la politica monetaria stabilita dalla BCE. La conduzione della politica monetaria avviene mediante la regolazione della liquidità della banca centrale attraverso le riserve bancarie. La Banca centrale, quindi, determina il livello dei tassi di interesse sul mercato interbancario, influenzando il livello dei tassi sui depositi e sui prestiti praticati dalle banche alle imprese e alle famiglie. La Banca d’Italia opera con le banche attive in Italia utilizzando l’insieme di strumenti finanziari, regole e procedure definiti dall’Europa per l’attuazione della politica monetaria.

5. Aspetti finanziari: gestione della tesoreria

La gestione della tesoreria è la gestione a breve termine dei flussi finanziari generati dalle operazioni di raccolta e di impiego nell’attività di intermediazione svolta dalle banche e dagli altri intermediari. Il compito della tesoreria è stimare i riflessi delle operazioni sull’equilibrio finanziario in un orizzonte temporale di breve termine.

La tesoreria svolge la funzione di ricercare forme di investimento a breve termine remunerative per temporanee eccedenze di risorse finanziarie.

La tesoreria deve individuare fonti che consentano di fronteggiare ad un costo accettabile i fabbisogni di liquidità generati dall’ordinaria gestione.

L’equilibrio di tesoreria è necessario per contenere l’uso di risorse finanziarie a costo elevato ed evitare diseconomie nella gestione, quindi garantire stabilità all’istituto di credito.

Inoltre, la tesoreria si occupa della gestione dei pagamenti e degli incassi e della prevenzione del rischio di liquidità.

Il rischio di liquidità è un rischio caratteristico ed ineliminabile del mondo bancario e si riferisce all’incapacità dell’intermediario finanziario di far fronte, tempestivamente e senza compromettere la propria ordinaria operatività, ai deflussi di cassa attesi e inattesi. Può condurre a fallimenti bancari e perdita della fiducia.

Le banche non detengono sottoforma di disponibilità liquide tutte le risorse provenienti dai propri clienti perché concedono prestiti e finanziamenti, ma è necessario che abbiano disponibilità liquide immediatamente disponibili per far fronte alle proprie obbligazioni. La liquidità non matura alcun tasso di interesse, quindi più liquidità si ha in portafoglio e più aumenta il costo per l’intermediario.

Modalità con cui si manifesta il rischio di liquidità:

  • funding liquidity risk = rischio di far fronte a costi superiori alle attese per il reperimento immediato di liquidità sul mercato -> accettare acquisti di liquidità a qualsiasi condizione per far fronte alle necessità di cassa;
  • market liquidity risk = smobilizzo dei propri assets per venderli a qualsiasi prezzo al fine di reperire liquidità -> essere costretto a vendere una consistente porzione di attività comporta l’accettazione di una significativa riduzione di prezzo.

Per ridurre il rischio di liquidità viene stabilito il rispetto di due indici che misurano le disponibilità liquide:

  • liquidity coverage ratio = indicatore di breve termine
  • net stable funding ratio = indicatore di lungo termine

Rispettando questi indici, le banche dimostrano di avere in bilancio valori idonei di liquidità disponibile per aumentare la stabilità a breve termine e accrescere la resilienza a lungo termine.

6. Aspetti tecnici, giuridici, contabili e fiscali delle principali operazioni di intermediazione e servizio: procedure, calcoli, documenti

Le operazioni bancarie:

  • operazioni bancarie di intermediazione creditizia: raccolta e impiego di denaro -> danno luogo agli interessi bancari, attivi sugli impieghi e passivi sulla raccolta;
  • operazioni bancarie di investimento finanziario: acquisto in proprio di valori mobiliari per fini di investimento;
  • operazione bancarie di intermediazione mobiliare: acquisto e vendita di valori mobiliari per fornire un servizio alla clientela;
  • operazioni bancarie complementari: servizi offerti alla clientela (monetari, di custodia, di consulenza, finanziari) -> le remunerazioni sono rappresentate dalle commissioni percepite dalla banca per il servizio reso;
  • operazioni bancarie collaterali: operazioni di prestito compiute direttamente o tramite società satelliti.

Operazioni di raccolta dei fondi = operazioni passive -> depositi a risparmio, conti correnti, pronti contro termine, assegni circolari, obbligazioni.

Operazioni di impiego dei fondi = operazioni attive -> apertura di credito, sconto di cambiali, anticipo fatture, salvo buon fine di ricevute bancarie, mutui ecc.

Operazioni di investimento = dei capitali della banca -> titoli di Stato, titoli obbligazionari e azionari.

Servizi di custodia e monetari = cassette di sicurezza, pagamento utenze, bonifici, pagamento imposte, carte di credito e bancomat, home banking ecc.

Servizi finanziari e di consulenza = sottoscrizione di titoli pubblici, compravendita di titoli per conto dei clienti, collocamento di fondi comuni di investimento, consulenze finanziarie ecc.

Operazioni del parabancario = factoring, leasing, trading professionale, assicurazioni, consulenze professionali ecc.

La tassazione sul reddito delle banche opera come una tassa sui prestiti -> un incremento delle imposte sui redditi societari induce un incremento dei tassi di interesse sui prestiti e una diminuzione di quello sui depositi; mentre un aumento delle imposte sui redditi societari determina anche una riduzione della domanda di credito di altri servizi bancari da parte delle società su cui grava la maggiore imposizione fiscale, determinando un abbassamento dei tassi di interesse sui prestiti. L’effetto dell’incremento della tassazione è positivo sul margine dei tassi di interesse (differenza tra interessi attivi e passivi) ma si riduce all’aumentare dell’aliquota.

Complessivamente le banche dimostrano una grande capacità di compensare le variazioni dell’imposizione fiscale sugli utili societari ottenendo una sostanziale stabilità dei profitti netti.

Quasi tutti i redditi di capitale e i redditi di natura finanziaria sono tassati con un’aliquota sostitutiva e proporzionale del 26%.

I titoli di debito pubblico ed equiparati emessi dallo Stato vengono tassati con un’aliquota ridotta del 12.5% per una ragione di politica economica, in modo da favorire il finanziamento del debito pubblico.

I documenti bancari (dati personali, contratti, documenti fiscali e contabili) devono essere conservati per dieci anni (art. 119 TUB), secondo modalità cartacea e/o digitale. L’attività di conservazione dei documenti bancari è complessa e delicata, dato che la banca è tenuta a fornire al cliente tutte le informazioni che richiede in qualsiasi momento.

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