2. Il bilancio e la programmazione economica

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Il bilancio si riferisce ad un anno finanziario, cioè il periodo di tempo di 12 mesi al quale si riferiscono le entrate e le spese riportate in bilancio. Il termine iniziale e quello finale dell’anno finanziario sono stabiliti dalla legge di ciascuno Stato in base alle esigenze. In Italia l’anno finanziario comincia il 1° gennaio e termina il 31 dicembre (coincide con l’anno civile). 

L’esercizio finanziario è il complesso delle operazioni amministrative per la gestione delle entrate e delle spese previste nel bilancio di un determinato anno finanziario.
La gestione delle entrate passa attraverso le fasi dell’accertamento, della riscossione e del versamento. La gestione delle spese passa attraverso l’impegno, la liquidazione, l’ordinazione e il pagamento. 

Non tutta la produzione di gestione riesce ad essere completata nel corso dell’anno a cui si riferiscono le previsioni di entrata e di spesa; perciò, alla fine dell’anno finanziario ci possono essere dei residui: 

  • residui attivi: entrate accertate ma non ancora riscosse; 
  • residui passivi: spese impegnate ma non ancora pagate. 

Il bilancio si distingue in preventivo e consuntivo. 

Il bilancio di previsione fa riferimento all’anno di previsione, è un documento di programmazione in cui sono presentate tutte le entrate e le uscite previste ed è uno strumento di autorizzazione (consente di agire) e di vincolo per le attività della pubblica amministrazione. 

Il bilancio consuntivo (rendiconto) si riferisce ad un anno già compiuto ed espone i risultati finanziari conseguiti. È uno strumento di verifica perchè consente di accertare se la gestione amministrativa e finanziaria è stata svolta regolarmente e se gli obiettivi sono stati raggiunti. 

Inoltre, il bilancio (sia di previsione che consuntivo) può essere di competenza o di cassa. 

Il bilancio di competenza comprende le entrate che sono accertate e le spese impegnate in un esercizio finanziario, prescindendo dal fatto che le riscossioni e i pagamenti si verifichino nello stesso anno oppure no.

Il bilancio di cassa comprende le entrate e le spese che vengono riscosse e pagate durante l’anno finanziario, indipendentemente dall’anno di accertamento o impegno. Quindi, espone anche le entrate e le spese già accertate ed impegnate negli anni precedenti. 

Ai fini del controllo politico-giuridico è importante il bilancio di competenza, mentre sotto il profilo economico è rilevante il bilancio di cassa perchè rileva i flussi di denaro prelevati ed erogati durante l’anno, compresi i residui degli esercizi precedenti. 

Per rispondere alla funzione di controllo da parte del Parlamento verso il Governo si utilizza il bilancio annuale, però le manovre di politica economica si svolgono nell’arco di più anni quindi le previsioni di entrata e di spesa devono far riferimento al periodo di tempo necessario per la realizzazione degli obiettivi considerati. Per queste esigenze viene redatto il bilancio pluriennale = strumento di programmazione per gli interventi di politica economica a medio termine. 

Il bilancio pluriennale è aggiornabile per scorrimento, cioè le previsioni possono essere adeguate di anno in anno per rimanere in linea con la situazione economica. 

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La programmazione economica rappresenta il complesso dei programmi di attività dello Stato per scopi di sviluppo economico e comprende tutti i preventivi di entrate e di spese. Fa riferimento all’intervento dello Stato nell’economia, realizzato sulla base di un programma pluriennale. Fino al 2009 la manovra di finanza pubblica per il periodo compreso nel bilancio pluriennale veniva definita nel DPEF. 

Il documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF) contiene, oltre all’evoluzione economica-finanziaria internazionale, anche le previsioni macroeconomiche e programmatiche di medio periodo per l’Italia, le previsioni tendenziali del saldo da finanziare, gli obiettivi programmatici, il patto di convergenza e il patto di stabilità interno e l’articolazione delle manovre necessarie per il conseguimento degli obiettivi. Il DPEF è stato pubblicato dal 1988 al 2009, ogni anno e dal 2010 è stato sostituito dalla Decisione di Finanza Pubblica (DFP). Essa rappresenta uno strumento di programmazione, almeno triennale, individuando gli obiettivi programmatici della pubblica amministrazione e l’articolazione delle manovre necessarie. Successivamente è stata sostituita, nel 2011, dal Documento di Economia e Finanza (DEF). Questo documento è composto da tre sezioni: programma di stabilità dell’Italia, analisi e tendenze della finanza pubblica e programma nazionale di riforma. 

Il DEF rappresenta il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in Italia. Viene proposto dal Governo e approvato dal Parlamento, esso indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. 

Contiene le previsioni aggiornate sul quadro macroeconomico e di finanza pubblica e la definizione degli obiettivi programmatici del Governo e gli interventi necessari per raggiungere tali obiettivi. Il periodo di programmazione copre almeno un triennio e stabilisce anticipatamente il saldo programmatico della pubblica amministrazione che incide sulla decisione di bilancio. 

La programmazione economica viene esplicitata nei documenti di programmazione economica e finanziaria, i quali svolgono la funzione di informazione e trasparenza delle azioni di politica economica esplicitando gli obiettivi del Governo e gli strumenti utilizzati per conseguirli.
Della politica economica italiana se ne occupa il comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), che è un organo composto da diversi ministri che svolge le funzioni di Coordinamento in materia di programmazione economica nazionale e con le politiche comunitarie e dell’approvazione di investimenti, piani e documenti strategici. 

Il comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio e il ministro dell’economia è il vicepresidente, inoltre all’interno del comitato ci sono 10 ministri con portafoglio (esteri, sviluppo economico, infrastrutture, lavoro, cultura, turismo, transizione ecologica, politiche agricole, istruzione e università), 3 ministri senza portafoglio e il presidente della conferenza delle regioni. 

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