2. Gli obiettivi e gli strumenti dell’intervento pubblico

2. Gli obiettivi e gli strumenti dell’intervento pubblico

La politica di bilancio è uno dei più importanti strumenti di intervento pubblico. La politica di bilancio ha tre funzioni: 

  • allocativa: indirizza l’assegnazione delle risorse tra usi alternativi (istruzione, ricerca, sanità, previdenza, tutela dell’ambiente…); 
  • redistributiva: per correggere la distribuzione del reddito e della ricchezza tra individui e territori utilizzando la tassazione, i trasferimenti pubblici e le tariffe; 
  • di stabilizzazione e sviluppo: finalizzata a contrastare gli shock che colpiscono l’economia. La politica di bilancio può essere di tipo espansiva o restrittiva a seconda dell’obiettivo del governo. 

Una politica fiscale espansiva mira ad un aumento del reddito (aumento della domanda aggregata) e viene messa in atto attraverso un aumento della spesa pubblica oppure una diminuzione delle imposte. Questa politica genera un aumento del debito pubblico a causa del deficit generato dall’aumento delle spese pubbliche.
Una politica fiscale restrittiva ha l’obiettivo di raggiungere il risanamento dei conti pubblici e il contenimento dell’inflazione. Essa comporta un aumento delle imposte o una riduzione della spesa pubblica. Ha come conseguenza la riduzione del reddito, della produzione e dell’occupazione, le quali provocano una diminuzione delle entrate fiscali e quindi un aumento delle aliquote delle imposte. 

La ricetta keynesiana. Se il livello della domanda aggregata non è abbastanza alto da assicurare la piena occupazione di tutti i fattori produttivi, le imprese, non potendo vendere tutto ciò che producono, lasceranno inutilizzati gli impianti, aumenteranno le scorte di magazzino e numerosi lavoratori saranno disoccupati. 

Secondo i neoclassici, in queste condizioni basterebbe far scendere i salari: poiché questo farebbe diminuire il costo del lavoro, le imprese assumerebbero nuovi operai e, in tal modo, la produzione potrebbe ripartire. Se il mercato del lavoro opera in condizioni di concorrenza perfetta, questo aggiustamento avviene automaticamente, senza bisogno di alcun intervento di politica economica.

Secondo Keynes, invece, una riduzione dei salari farebbe solo diminuire il reddito delle famiglie: le spese per consumi si ridurrebbero ulteriormente e, in sostanza, la crisi economica si aggraverebbe perché ora le imprese troverebbero ancora meno sbocchi per la propria produzione. 

Se i consumi aggregati o gli investimenti privati sono troppo bassi per permettere la piena occupazione, occorre un intervento dello Stato: un aumento della spesa pubblica, grazie all’effetto del moltiplicatore, farà crescere il livello del reddito; l’aumento del reddito farà crescere i consumi delle famiglie e le imprese potranno finalmente trovare sbocchi per la propria produzione; si effettueranno nuovi investimenti e il numero dei disoccupati diminuirà. 

La spesa pubblica può essere finanziata attraverso l’aumento della pressione fiscale oppure l’emissione di titoli di Stato. 

L’aumento delle imposte riduce il reddito a disposizione delle famiglie e delle imprese e quindi avrà un effetto negativo sui consumi e sugli investimenti, con conseguente riduzione della domanda aggregata, della produzione e dell’occupazione. Un aumento delle imposte permette un successivo aumento della spesa pubblica che però avrà un effetto limitato sul reddito nazionale a causa del minor reddito a disposizione di famiglie e imprese. 

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