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1. Sperimentalismo e Neoavanguardia

Accanto ai temi della Storia e della memoria, nella narrativa italiana del secondo Novecento si trova l’urgenza di raccontare il presente, mettendo in risalto le contraddizioni attraverso la denuncia sociale: gli effetti del boom economico, la nuova realtà dell’industrialismo, il mondo della fabbrica, la criminalità organizzata, la critica verso la civiltà dei consumi; in questi anni assistiamo anche al rifiuto del sistema letterario vigente. L’atto di nascita della Neoavanguardia è rappresentato dalla pubblicazione dell’antologia I novissimi, poesie per gli anni Sessanta (1961), che raccoglie le poesie di cinque autori, tutti piuttosto giovani: Elio Pagliarini (1927-2012), Alfredo Giuliani (1924-2007), Edoardo Sanguineti (1930-2010), Antonio Porta (1935-1989), Nanni Balestrini (1935-2019). La Neoavanguardia punta piuttosto all’abbandono dei moduli narrativi tradizionali e al rifiuto del sistema letterario vigente a vantaggio di uno Sperimentalismo, che talvolta determina una certa difficoltà di lettura; i Novissimi intendono dunque evidenziare il carattere rivoluzionario della loro esperienza e vogliono rappresentare una svolta definitiva nel fare poesia. La sperimentazione linguistica è vista come uno strumento usato per cogliere la mutevole complessità del reale e la descrizione di una società fatta di rumori, odori, speculazioni, dove l’individuo si perde.     

Nel 1956 Luciano Anceschi pubblica quella che diverrà l’opera manifesto della Neoavanguardia, Laborintus di Edoardo Sanguineti, il cui tema fondamentale è la figura del labirinto come allegoria della realtà contemporanea; Laborintus è una demistificazione del linguaggio e della letteratura in quanto espressioni dell’ideologia neocapitalistica. L’anno chiave, però, per questo movimento è il 1963, quando un convegno tenutosi a Palermo, porta alla nascita uf...

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