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Di cosa parleremo

La crisi dei «modelli classici» di fare filosofia politica trova conferma nella discussione sull’ordine politico, economico e sociale che accompagna il mondo nel nuovo millennio e che si è soliti definire «globalizzazione».

Con questo termine si intende un fenomeno complesso caratterizzato dalla:

fine del bipolarismo tra capitalismo e comunismo che finisce per «consegnare in toto» il mondo alla maggiore superpotenza mondiale, gli U.S.A., e alle multinazionali;

deregulation, che liberalizza la circolazione mondiale dei capitali, favorisce la finanziarizzazione dell’economia e la delocalizzazione produttiva con la conseguenza che molte industrie dei Paesi più progrediti, a causa dell’alto costo della manodopera, sono costrette a chiudere, mettendo così in crisi la classe dei lavoratori di tali Paesi.

1. La globalizzazione e il nuovo scenario mondiale

La «geopolitica», cioè la «geografia politica» così, viene trasformata in un orizzonte uniforme di produzione di merci e di un conseguente problema di smaltimento di scorie, mentre dal punto di vista sociale consente la più ampia apertura delle frontiere tra gli Stati, provoca altresì grandi movimenti migratori e una conseguente omologazione culturale globale nel mondo attraverso l’uso dei media.

I processi di globalizzazione sono contraddittori e multidimensionali, nella misura in cui il mondo appare più unificato che mai.Le «entità statali» non rappresentano più gli «unici protagonisti della vita politica mondiale», che finisce nelle mani di organismi sopranazionali (Nazioni Unite, Unione europea, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Sette sorelle, OPEC e altre grandi multinazionali). Di conseguenza, anche l’economia delle singole nazioni costituisce un orizzonte di sempre più difficile definizione.

Dal punto di vista...

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