16. Cesare Pavese

16. Cesare Pavese

1. La vita

Cesare Pavese nasce nel 1908 a Santo Stefano Belbo da una famiglia piccolo-borghese ma di origine contadina, che viveva a Torino. Frequenta la scuola elementare prima a Santo Stefano, poi a Torino, dove compie anche il ginnasio; entrato al liceo D’Azeglio nel 1923, ha come professore di italiano e latino Augusto Monti, scrittore, saggista e intellettuale torinese noto per il suo antifascismo, che educa gli allievi al valore civile della cultura classica: attorno a lui si forma un gruppo di intellettuali antifascisti che daranno vita nel 1930 alla casa editrice Einaudi. Ottenuta nel 1926 la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Torino, dove si laurea nel 1930 con una tesi sull’opera del poeta statunitense Walt Whitman. 

Inizia a lavorare come traduttore di autori classici e contemporanei inglesi in alcune case editrici e dopo due anni comincia a insegnare in scuole private e serali. In questo stesso periodo, inoltre, pubblica la sua prima raccolta di poesie e prose, Lavorare stanca (1936). Nel 1935 viene arrestato per antifascismo: rimane in carcere fino al marzo 1936, quando viene liberato e torna a Torino. In questo difficile periodo inizia la stesura del diario, pubblicato postumo nel 1952 con il titolo d’autore Il mestiere di vivere; alla fine degli anni Trenta, invece, risale la stesura dei primi romanzi: Il carcere Paesi tuoi. A partire dal 1942, Pavese lavora presso la casa editrice Einaudi; nel 1943 si trasferisce a Roma, dove si era spostata la sede dell’Einaudi, ma poco dopo l’armistizio torna in Piemonte: mentre la maggior parte dei suoi amici si unisce alla Resistenza, Pavese rimane solo e si rifugia presso la sorella nel Monferrato (scelta che gli causerà sensi di colpa). Dopo la liberazione (1945), Pavese riprende il suo incarico a Torino presso Einaudi, assumendo l’incarico di direttore editoriale inaugurando nel 1948 una collana di studi religiosi, etnologici e psicologici. Nel frattempo, comincia a collaborare al giornale “L’Unità”, si iscrive al Partito Comunista Italiano e scrive il romanzo politico Il compagno (1947). Gli anni successivi sono caratterizzati da un lavoro intenso che coincide con un sentimento nell’autore di inadeguatezza e solitudine.    

Poco prima di morire riunisce gli scritti degli anni della guerra in Feria d’agosto (1946); pubblica i Dialoghi con Leucò (1947), La casa in collina (1947-1948), Il diavolo sulle colline (1948), Tra donne sole (1949) e La luna e i falò (1950). Per quanto riguarda la poesia, invece, pubblica le raccolte La terra e la morte (1947) e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi; nel 1950 Pavese vince il Premio Strega per la trilogia La bella estate. Muore suicida a Torino nella notte fra il 26 e il 27 agosto 1950.            

2. Il pensiero e la poetica

Nucleo centrale nella poetica di Pavese è il mito, visto allo stesso tempo come fenomeno culturale e religioso collettivo. Il mito ha un valore universale e sempre attuale; è sia legato alla storia più remota, sia alla storia del singolo e dunque all’infanzia. La parola, vista come elemento razionale, è chiamata a portare luce nel mistero del mito senza però svalutarlo (poesia con funzione conoscitiva); il suo attaccamento al vero, consiste nel rivelare gli aspetti simbolici e più profondi della realtà. La personalità dell’autore è specchio della sua poetica e del pensiero che egli trasmette nelle sue opere: un contrasto tra fanciullezza e adolescenza, viste come età di spensieratezza inconsapevole, e l’età adulta, caratterizzata invece da una serie di doveri imposti dalla società, primo fra tutti il lavoro. Solo in seguito, attraverso la memoria, si diventa consapevoli della necessità di tornare alla fanciullezza per trovare il senso più profondo. 

Il contrasto tra questi due momenti della sua vita lega anche due luoghi fortemente simbolici in Pavese, campagna e città: in molte opere dell’autore, infatti, la città è simbolo di alienazione e oppressione e, al contrario, la campagna (le Langhe), rappresenta il ritorno alla libertà dell’uomo, il luogo del rapporto sereno con il mondo e con la natura; le Langhe, del resto, sono il rifugio familiare e materno, un mondo strettamente legato all’infanzia. Altro tema particolarmente caro all’autore è il contrasto tra la figura letteraria del “ragazzo”, inteso come adolescente che vive il mondo pieno di curiosità e il “vecchio”, colui che ormai è stanco e disincantato, consapevole delle vanità della vita. Diversi personaggi in Pavese sentono l’attrazione del viaggio, partono alla ricerca di un altrove in cui costruire un’identità adulta: il poeta è affetto da quello che egli stesso definisce “paura di vivere”, che si traduce nella tendenza a dubitare di tutte le scelte da compiere in età adulta.   

Dal punto di vista stilistico, la sua è una scrittura lirica, dove la realtà, se pur realistica, svela significati nascosti: la scrittura poetica nasce da un’immagine, che diventa racconto autentico e che si esprime nel verso lungo.

3. Le opere

L’esordio letterario dello scrittore avviene con la poesia: la raccolta Lavorare stanca, che riunisce poesie elaborate tra il 1931 e il 1935, uscirà presso Einaudi nel 1943 nella sua edizione definitiva (70 componimenti). La struttura sintattica della raccolta è semplice: le poesie sono evocative (si avverte la presenza dell’io lirico) anche nella forma della poesia-racconto, articolata su versi lunghi, che l’autore sceglie in controtendenza rispetto alla stagione ermetica. Successivamente Pavese riunisce le poesie scritte nel dopoguerra nelle raccolte La terra e la morte Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, uscite postume nel 1951 in un unico volume a cura di Massimo Mila e Italo Calvino. In queste raccolte il verso assume misure più brevi e regolari, il linguaggio è essenziale e metaforico e i temi sono di natura più personale come la solitudine, il fallimento esistenziale e il legame amore-morte. 

L’esordio di Pavese come narratore avviene nel 1941 con la pubblicazione del romanzo Paesi tuoi, scritto due anni prima, cui seguono, La spiaggia Il compagno, romanzo a sfondo politico. Il tema centrale del primo romanzo è quello della contrapposizione tra la città e la campagna primitiva: simboleggiata dalle due figure principali, il meccanico torinese Berto e il contadino Talino; il romanzo è costruito su un lessico ed una sintassi semplice ed elementare. Nel 1949 esce il volume Prima che il gallo canti, che comprende due romanzi brevi: Il carcere, che trae spunto dall’esperienza del conflitto, e La casa in collina, ambientato nelle campagne torinesi e narra la progressiva presa di coscienza, da parte del narratore, di una “lunga illusione”. Il volume La bella estate (per cui Pavese riceve il Premio Strega), raccoglie nel 1949 tre romanzi che hanno come tema il passaggio dall’adolescenza alla maturità: oltre a quello che gli dà il titolo, scritto diversi anni prima, i due racconti lunghi Il diavolo sulle colline Tra donne soleDialoghi con Leucò, scritti tra la fine del 1945 e la primavera del 1947, invece, è il libro più intimo del poeta che presenta ventisette brevi dialoghi in cui varie figure mitologiche commentano avvenimenti propri o di altri personaggi: troviamo come protagonisti alcuni personaggi del mito greco (l’opera è il frutto di una lunga riflessione di Pavese sul mito, portata avanti fin dagli anni Trenta). Segnaliamo come il mito classico è richiamato fin dal titolo: Leucò è la dea Leucotea, ninfa marina tramutata da essere umano in divinità. 

Composto fra il settembre e il novembre del 1949, La luna e i falò, è considerato il romanzo più importante dell’autore e racchiude i temi fondamentali della sua poetica: il mitol’infanzia e la maturità, il viaggio e il ritorno, la campagna, il tempo, la morte. Presenti sin nel titolo sono due fondamentali elementi simbolici: la luna, che allude alla ciclicità del tempo e al tema del ritorno, e i falò, che indicano sia l’infanzia del protagonista (il falò delle attività agricole), sia quelli delle feste di paese; i falò rimandano anche agli antichi miti sulla fecondità della terra. La lingua essenziale, vicina al parlato, mette in luce il tema della ricerca della propria identità, espressa dal protagonista; quest’ultimo ha un solo desiderio: tornare alle proprie radici.

Tutti i racconti scritti fra il 1936 e il 1939 escono postumi, raccolti nel volume dal titolo Notte di festa(1953); nel 1959 esce il romanzo Fuoco grande e nel 1968 il testo giovanile Ciau Masino. Importante per scoprire la personalità dell’autore è il diario pubblicato nel 1952, Il mestiere di vivere, che comprende appunti scritti dal 1935 al 1950, anno della sua morte. L’impronta è introspettiva (Pavese si rivolge a sé stesso in seconda persona) ed è incentrato, in particolare, sulla riflessione riguardo il mestiere di poeta

Accedi

[mepr-login-form use_redirect="true"]

Registrati

Accedi o Registrati

Il Manuale di Sopravvivenza alla Maturità 2024

Sta per arrivare il manuale che ha aiutato decine di migliaia di maturandi.

Iscriviti alla lista d’attesa per sapere quando sarà disponibile.