13. Il romanzo

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1. I caratteri generali

Il nome “romanzo” risale al Medioevo e designa le opere narrative di impronta cavalleresca in lingua romanza. I Greci individuarono questo genere con nomi vaghi ed imprecisi: διήγημα(Polibio) o δραματικον(Fozio); questo testimonia una certa confusione nell’individuare un’unica corrente di pensiero, in quanto troppo spesso c’è una tendenza a generalizzare, attribuendo al romanzo antico caratteristiche fisse che sono da riferire ad un solo filone fra quelli a noi conosciuti. Gli studiosi, almeno a partire dall’Ottocento, hanno provato a ricostruire le origini di questo genere, che tuttavia sono approdate ad un nulla di fatto: gli elementi in nostro possesso non sono sufficienti a seguire nessuna delle ipotesi proposte, ed anzi, i più recenti ritrovamenti ne hanno categoricamente smentite alcune.

Una delle questioni principali è che gli elementi costitutivi del genere (amori contrastati, peripezie, viaggi in terre lontane, ecc.) sono facilmente rintracciabili in diversi altri generi o addirittura in opere precise, che costituiscono i precedenti del romanzo, ma questo non avalla il fatto che il romanzo sia da ricondurre ad uno di questi generi e ne costituisca per così dire la naturale evoluzione.

Pur nella relativa scarsità delle informazioni, possiamo dire che la narrativa greca conoscesse tre filoni: quello avventuroso, quello erotico-avventuroso “casto” (con l’assenza dell’elemento sessuale) e quello erotico-avventuroso “scabroso” in cui è dominante l’elemento sessuale.

Ci sono diverse ipotesi sull’origine del romanzo: secondo lo studioso tedesco, Rohde,  il romanzo greco sarebbe nato nel II secolo d.C. nel contesto della Seconda Sofistica, e sarebbe fiorito fino al VI secolo d.C. La pratica delle declamationes avrebbe portato alla fusione ed alla rielaborazione, da parte dei retori, di viaggi ed elegie alessandrine, da cui discenderebbero due capisaldi del romanzo greco: quello avventuroso e quello erotico.  Secondo Lavagnini, invece, il romanzo greco deriverebbe dalla rielaborazione di alcune leggende, in continuità con una parte del lavoro già compiuta da Callimaco (vedi la novella di Acontio e Cidippe negli Aitia), ma con poche pretese e destinato perciò ad un pubblico poco colto. L’ipotesi di Kerényi è quella più affascinante, secondo cui alle origini del romanzo greco starebbe il culto di Iside: questo sarebbe una conseguenza della rielaborazione di storie sacre riguardo la coppia Iside-Osiride.

Ancora oggi circolano tante altre ipotesi che rendono l’origine del romanzo un mistero su cui bisogna ancora fare chiarezza.

2. Il contenuto dei cinque romanzi maggiori

La tradizione ci tramanda cinque romanzi, tutti risalenti alla tarda età ellenistica.

  • Cherea e Calliroe di Caritone di Afrodisia, scritto il I secolo d.C.
  • Leucippe e Clitofonte di Achille Tazio di Alessandria, scritto il II secolo d.C.
  • Abrocome e Anzia di Senofonte di Efeso, scritto il II secolo d.C.
  • Dafni e Cloe di Longo Sofista, scritto alla fine del II secolo d.C.
  • Storie etiopiche di Eliodoro di Emesa, scritto tra il III e IV secolo d.C.

Sono diversi gli elementi in comune: il viaggio, l’avventura, le mille peripezie e una storia d’amore pura e “impedita” che però finisce bene, e cioè con un matrimonio.

Il romanzo intitolato Cherea e Calliroe rappresenta il primo della letteratura greca giuntoci per intero: due giovani siracusani, Cherea e Calliroe, si sposano; in seguito ad una scena di gelosia, Cherea colpisce la moglie, che viene sepolta viva, in quanto creduta morte. Subito dopo viene rapita da una banda di profanatori che la vendono ad un ricco signore di Mileto; intanto Cherea si reca al sepolcro della moglie per offrirvi sacrifici, ma lo trova aperto e si accorge che è scomparsa anche la salma. Dopo lunghe peripezie, Cherea fra i prigionieri di una guerra ritrova Calliroe, così i due fanno ritorno a Siracusa nel tripudio generale. 

In Leucippe e Clitofonte, romanzo di carattere erotico, pervenutoci interamente, inizia con la presenza del narratore che giunge a Sidone dove osserva un quadro sul Ratto d’Europa. Qui incontra Clitofonte, che gli racconta le sue avventure: egli si era innamorato di Leucippe e i due erano scappati insieme; dopo un naufragio e un rapimento, Clitofonte si dispera, perché crede che Leucippe sia morta, e così si sposa con una vedova di Efeso, Melite, ma i due non consumano il matrimonio perché Clitofonte desidera essere fedele alla donna amata. Leucippe, però, non era morta e nel frattempo era diventata schiava di Melite, ma né lei né Clitofonte sapevano l’uno della presenza dell’altro; un giorno mentre Clitofonte crede che Leucippe sia stata uccisa, la ragazza si rifugia nel tempio di Artemide. La vicenda si chiude con il matrimonio dei due protagonisti senza ritorno alla cornice iniziale a Sidone.

In Abrocome e Anzia,  il giovane Abrocome viene punito da Eros che lo fa innamorare di Anzia; subito prima del matrimonio, i genitori dei due consultano l’oracolo di Delfi per sapere che esito avrà la loro storia, ottenendo un responso positivo. Qui però iniziano diverse disavventure che coinvolgono prima Abrocome e poi Anzia; la vicenda prende una svolta quando Anzia viene venduta a un tale lenone di Taranto, si finge epilettica per non essere costretta a prostituirsi e, venduta nuovamente, finisce a Rodi, dove è ritrovata da Abrocome.

In Dafni e Cloe, i due protagonisti sono figli di due famiglie ricche e nobili, ma, abbandonati, sono stati allevati per tutta la vita da pastori dell’isola di Lesbo. Cresciuti senza sapere cosa sia l’amore, i due a un certo punto scoprono di essere innamorati l’uno dell’altro; all’improvviso Cloe viene rapita, ma il dio Pan interviene e la libera. Dafni riesce a raggiungerla e i due ragazzi si rivelano essere sempre più innamorati l’uno dell’altro, ma con un’ingenuità, impedendo loro di stare insieme. I genitori di Cloe intanto decidono di darla in sposa a un ricco giovane; Dafni, disperato, si dà da fare e riesce a ritrovare suo padre, scoprendo anche la sua origine agiata. Infine, dopo lunghe peripezie riesce a sposare Cloe.

Nelle Storie etiopiche di Eliodoro viene raccontata la storia dell’amore di Teagene, nobile tessalo, per Cariclea, figlia del re Etiope. I due si incontrano a Delfi e si innamorano non appena si vedono; fuggiti per potersi sposare e vivere insieme, sono tuttavia catturati dai briganti. Cadono successivamente nelle mani degli Etiopi, che li prendono come vittime da sacrificare. Quando i due stanno per essere sacrificati, Cariclea si fa riconoscere come loro principessa e figlia del Re d’Etiopia; fa abolire i sacrifici degli esseri umani e i due possono, così, finalmente sposarsi.

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