10. Plutarco

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1. La vita

Plutarco nacque a Cheronea, in Beozia, attorno al 45 d.C. Ebbe come maestro nell’Accademia di Atene, per la sua istruzione retorica e filosofica, il filosofo platonico Ammonio. A Cheronea ricoprì incarichi pubblici e portò avanti missioni diplomatiche che lo portarono in Grecia, in Egitto, probabilmente in Asia Minore, oltre a soggiornare più volte a Roma e nell’Italia settentrionale. A Roma tenne conferenze, si conquistò la stima di personaggi importanti e vicini all’imperatore, acquisendo anche la cittadinanza romana. Con il crescere della sua fama, accumulò cariche prestigiose e pubblici riconoscimenti; a Cheronea, dove trascorse l’ultima parte della sua vita, spesso veniva raggiunto da discepoli greci e romani per ascoltarlo. Morì verso il 125.

Il corpus delle opere plutarchee si articola in due grandi categorie: una raccolta di biografie intitolata Vite parallele ed opuscoli che prendono il nome collettivo latino di Moralia (Ἠθικά). La vasta cultura di Plutarco spazia dalla retorica alla critica letteraria, dalle scienze naturali all’erudizione storica e antiquaria.

2.  Le opere

2.1. Le Vite parallele

Le Vite parallele comprendono cinquanta biografie, articolate generalmente in coppia (anche se in un caso sono messe a confronto quattro vite: Agide e Cleomene – Tito e Caio Gracco) e quattro biografie singole (Arato, Artaserse, Galba e Otone). L’arco cronologico delle Vite comprendeva sia il passato mitico-storico (Teseo e Romolo) sia la storia contemporanea; molte coppie biografiche sono, inoltre, accompagnate da una synkrisis, un «confronto» ravvicinato dei due personaggi. La ricostruzione biografica si attua come bilancio delle diverse opinioni e tradizioni che gravitano attorno ai due personaggi, sui quali non erano mancate nel corso della storia interpretazioni varie. L’autore propende per le versioni razionalistiche, ma, quando c’è discordia tra le fonti, si sofferma, a volte, su varianti minori o curiose, senza dimenticare sezioni eziologiche su toponimi, riti e feste. Nelle biografie di Demetrio Poliorcete e Antonio viene dato invece uno spazio rilevante alla mutevolezza del caso, che determina la parabola esistenziale dei due personaggi. Di Demetrio Poliorcete viene proposto un ritratto fisico e psicologico in cui qualità e difetti sono contrapposti e le qualità positive sono poi corrotte gradualmente dai vizi. Analogamente Antonio raggiunge i più alti gradi del potere grazie alle sue doti, ma la sua gioventù è immorale: i suoi difetti risaltano messi in luce dalle qualità di Ottaviano e  dal carattere di Cleopatra, bella e seducente.

Plutarco compose le Vite con un duplice scopo: ricordare ai Romani il glorioso passato greco e sollecitare, al tempo stesso, i Greci ad un atteggiamento conciliante nei riguardi di Roma; secondo Plutarco, l’élite dell’Impero avrebbe dovuto riscoprire un approccio alla civiltà ellenica che si sarebbe realizzato, alcuni decenni dopo, con Adriano e gli Antonini. A questa finalità se ne aggiungeva un’altra: mettere i contemporanei alla presenza di grandi personaggi del passato, dalle cui qualità o dai cui vizi si sarebbe potuto trarre un insegnamento morale. Questo spiega come mai Plutarco preferisca raffigurare i suoi personaggi con tratti chiaroscurali, evitando di costruire immagini assolutamente virtuose o viziose e mescolando qualità e difetti: anche l’esempio negativo assume un ruolo importante, perché può indirizzare per contrasto una retta condotta di vita.

2.2. I Moralia

I Moralia sono una serie di dialoghi, opuscoli e trattati, in tutto all’incirca un’ottantina, alcuni pseudoepigrafi, di Plutarco. In realtà la collezione comprende opere di tema eterogeneo, in quanto l’intellettuale erudito, Plutarco, si occupa di retorica, politica, religione, scienza e letteratura. Altre opere, invece, riguardano la psicologia degli animali o la meteorologia e l’astronomia (si veda Il volto sul disco della luna); in altre ci sono riflessioni su alcuni celebri intellettuali della cultura greca: l’autore, ad esempio, prende le distanze da Erodoto perché aveva presentato i Beoti come gente non onesta (si veda La malignità di Erodoto), oppure opera un contrasto tra Aristofane e Menandro, affermando di preferire quest’ultimo al primo (vedi Confronto tra Aristofane e Menandro); altre ancora sono di natura pedagogica. I saggi di argomento religioso riguardano il culto di Delfi, gli oracoli ed i misteri (si veda Iside e Osiride) o esprimono idee religiose personali, come la fede nella provvidenza (confronta I ritardi della punizione divina). Per quanto riguarda la filosofia, vi sono scritti che si discostano dall’epicureismo e polemizzano contro lo stoicismo; troviamo, infine, trattati su argomenti occasionali, su questioni eziologiche ed una consolazione indirizzata alla moglie per la perdita della figlia.

3. La forma del dialogo nei Moralia

Il dialogo usato da Plutarco, nonostante si ispiri al modello greco platonico, non ha la classica dialettica “di indagine”; molto spesso Plutarco si serve del dialogo come una forma introduttiva, a volte addirittura come semplice corniceper le sue opere ed anche per questo motivo, i personaggi che prendono parte al dialogo non sono caratterizzati quasi mai. Nel dialogo sull’amore (Amatorio), il figlio di Plutarco, Autobulo, racconta di aver portato la sua giovane moglie alla festa di Eros a Tespie per offrire preghiere e sacrifici al dio affinché venissero risanate le fratture tra le due famiglie; nel dialogo intitolato Le bestie sono esseri razionali, Odisseo, in procinto di andare via dall’isola di Circe, chiede alla maga di liberare i Greci che precedentemente aveva trasformato in porci. Circe dichiara di essere disposta a farlo, ma l’eroe deve convincere il loro portavoce, Grillo, mutato in maiale. Ne Il controllo dell’ira, protagonisti sono due amici e discepoli di Plutarco, Silla e Fundano, che è invitato da Silla ad esporre la terapia adottata per liberarsi della sua irascibilità; nel dialogo Il volto sul disco della luna, viene trattato l’interessante problema delle macchie lunari, che sembrano disegnare un volto nella luna; gli interlocutori discutono su cosa siano tali macchie e forniscono interpretazioni su di esse. Ne Il demone di Socrate Cafisia, fratello di Epaminonda, fornisce ad Archedamo un resoconto delle recenti gesta e discussioni a Tebe; nel dialogo Sulla musica, un padrone di casa, Onesicrate, invita i suoi ospiti Lisia e Soterico ad esporre a turno argomenti di carattere musicale, comprendenti sia un excursus sulla storia della musica sia un’analisi a livello tecnico; nel dialogo Gli oracoli della Pizia,  si parla del tema degli oracoli (quello di Delfi oltre ad altri oracoli beotici e greci), che sembrano aver perso ormai il loro potere;  infine, nel dialogo I ritardi della punizione divina, l’opera descrive un dialogo tenutosi a Delfi, durante il quale quattro personaggi immaginari (Patroclea, Timone, Olimpico e lo stesso Plutarco) si concentrano sul tema della giustizia divina.

5. La partizione nei Moralia

Questa grande eterogeneità conferisce dinamicità alla struttura del corpus che può essere suddiviso in cinque parti, ciascuna costituita da gruppi di componimenti tra loro simili. Alla prima categoria appartengono opere di carattere retorico, perlopiù dedicate al tema della tyche; il secondo gruppo è costituito dagli scritti di argomento filosofico-religioso: commenti ai dialoghi platonici (confronta Ricerche su Platone, Questioni conviviali, La generazione dell’anima nel Timeo); tre trattati polemici sul pensiero stoico e tre contro quello epicureo; scritti su temi quali aldilà e immortalità (ad esempio I ritardi della punizione divina) ed altri legati al culto delfico (vedi Gli oracoli della Pizia, L’eclissi degli oracoli e Sulla E di Delfi) o ai culti misterici (confronta Iside e Osiride). La terza sezione è destinata invece agli scritti divulgativi, in cui, oltre alle più consuete meditazioni di carattere etico (confronta Il controllo dell’ira, La serenità, La virtù morale), appaiono temi poco dibattuti dalla tradizione ellenistica, come quello relativo all’equilibrio ideale di anima e corpo (vedi L’educazione dei figli, L’affetto fraterno, Precetti sul matrimonio, quest’ultimo con una convinta e affettuosa difesa dell’istituzione matrimoniale). Il quarto raggruppamento contiene gli scritti di interesse filologico-letterario come ad esempio il componimento intitolato La malignità di Erodoto (accusa contro Erodoto, storico di Alicarnasso, per la condanna da lui espressa nei confronti dell’atteggiamento filopersiano tenuto da Tebe durante le guerre contro la Persia) e quello intitolato Confronto tra Aristofane e Menandro. Nell’ultima parte gli argomenti spaziano dalle scienze (vedi Il volto sul disco della luna) all’erudizione antiquaria (vedi Cause romane e Cause greche) a stranezze e curiosità (vedi L’intelligenza degli animali).

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