10. Il Nazismo

10. Il Nazismo

Di cosa parleremo

La sconfitta nella Grande Guerra e la cocente umiliazione a cui il popolo fu sottoposto dai vincitori gettarono la neonata Repubblica tedesca in una profonda crisi economica e sociale.

Numerosi furono i tentativi di colpo di Stato, e numerose furono le riforme che la Repubblica di Weimar tentò, invano, di attuare.

L’ondata di ultranazionalismo era troppo forte da contenere, e ben presto, l’ordine democratico in Germania crollò.

Adolf Hitler prese rapidamente il potere, e instaurò in pochi mesi un regime totalitario che avrebbe scosso le fondamenta del mondo negli anni a venire.

Timeline

  • 9 Novembre 1918: fine della Grande Guerra, nasce la Repubblica di Weimar;
  • 19 Gennaio 1919: è approvata la Costituzione della Repubblica Federale di Germania;
  • 1920: Colpo di Stato Di Wolfgang Kapp a Berlino; fallimento della sovversione;
  • 1923Putsch di MonacoAdolf Hitler tenta di prendere il potere; le forze di polizia bloccano la rivoluzione e Hitler viene arrestato;
  • 1929: la Crisi del ’29 si abbatte sulla Germania; profonda recessione economica e radicalizzazione delle opposizioni; l’estrema destra avanza nei consensi;
  • 1930: l’SPD rimane alla guida del paese, ma alle elezioni Hitler ottiene il 18,3% dei voti;
  • 1932: nuove elezioni, Hitler ottiene la maggioranza con il 37,4% e riceve dal Presidente Hindenburg il compito di formare il governo;
  • 27 Febbraio 1933Incendio del Reichstag, Hitler ne approfitta per dichiarare lo Stato d’Emergenza; inizia la “nazificazione” della Germania;
  • 30 Giugno 1934: “Notte dei lunghi coltelli”, epurazione di tutte le personalità scomode al regime nazista; vengono assassinate oltre 150 persone;
  • 2 Agosto 1934: muore il Presidente Hindenburg; Hitler si autoproclama Fuhrer del Terzo Reich;
  • 1935: emanazione delle Leggi di Norimberga, viene di fatto legalizzata la persecuzione contro gli ebrei;
  • 1936: Olimpiadi di Berlino; grazie all’ingente uso della propaganda nazista, il mondo diventa consapevole dell’impressionante ripresa tedesca;
  • 1937: Pio XI condanna il regime nazista con l’enciclica “Con cocente dolore”, inizia una persecuzione a danno dei cattolici;
  • 9 Novembre 1938: “Notte dei cristalli”, i militanti nazisti attaccano sinagoghe, abitazioni e negozi ebraici; da lì a pochi mesi inizierà la fase di sterminio degli ebrei.

1. La Repubblica di Weimar

9 novembre 1918, fine della Prima Guerra Mondiale, la Germania è sconfitta.

Consapevole che tale evento avrebbe portato alla dissoluzione dell’Impero tedesco, il Kaiser Guglielmo II fuggì in Olanda.

Lo stesso giorno venne proclamata la Repubblica e Friederich Ebert divenne il nuovo presidente di governo.

Fu disposto immediatamente di indire le elezioni per un’Assemblea Costituente, che avrebbe ricevuto l’incarico di redigere la nuova Costituzione della Repubblica. nella forte crisi di stabilità che stava attraversando la Germania, non tutti i partiti videro con favore questa decisione.

Tra le frange del movimento socialista vi era infatti, come da consuetudine, una profonda divisione ideologica tra i moderati del Partito Socialdemocratico (SPD), favorevoli ad una ricostituzione democratica e repubblicana delle fondamenta tedesche, e i movimenti rivoluzionari contrari all’Assemblea Costituente, il Partito Socialdemocratico Indipendente e la Lega di Spartaco.

Le tensioni furono talmente accese da confluire nel Gennaio 1919 ad una violenta insurrezione spartachista a Berlino, con l’obiettivo di rovesciare il Governo. Il tentativo di colpo di stato fu tuttavia stroncato dall’esercito.

Il 19 Gennaio, a seguito delle elezioni, l’SPD ottenne la maggioranza; ad esso seguì istantaneamente l’approvazione della Costituzione della Repubblica di Weimar, che adottò un assetto di stampo federale, sulla falsariga del modello americano, che previse la divisione del Paese in 16 Länder dotati di una certa autonomia.

Il potere legislativo venne assegnato al Parlamento, mentre quello esecutivo al governo presieduto dal cancelliere, figura nominata dal Presidente della Repubblica, eletto dal popolo e comandante delle forze armate.

Nel frattempo, i trattati di pace con le potenze vincitrici portarono all’umiliante Pace di Versailles, che suscitò ire e reazioni ultranazionaliste tra la popolazione tedesca.

Tra crisi e colpi di stato

Seguirono anni terrificanti per l’economia e la società tedesca.

L’occupazione francese dei giacimenti minerari della Ruhr privò la Germania di ingenti materie prime per rilanciare l’economia; come se ciò non bastasse, una forte crisi occupazionale colpì il Paese e i risarcimenti di guerra a cui la Germania fu condannata stroncarono ogni tentativo di ripresa nel breve termine.

Nel 1923, la svalutazione del marco fu così grave che il tasso di cambio col dollaro era pari a 4200 miliardi (1 dollaro = 4200 miliardi di marchi); la valuta tedesca aveva un valore pari alla carta straccia.

Al contempo l’instabilità sociale regnava sovrana tra la popolazione, e numerosi tentativi reazionari tentarono di rovesciare lo status quo.

Nel Marzo del 1920 Wolfgang Kapp proclamò a Berlino la creazione di un nuovo governo e di un nuovo Stato, costringendo alla fuga il governo legittimo prima a Dresda e poi a Stoccarda

La sovversione, tuttavia, fallì dopo appena due giorni a causa dell’opposizione della maggior parte degli apparati statali e dell’opinione pubblica, e Kapp si diede alla fuga in Svezia.

Nel 1923 un nuovo tentativo rivoluzionario, il Putsch di Monaco, ad opera del leader del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori Adolf Hitler, venne stroncato, provocando la messa al bando del partito e la condanna al carcere per il suo leader.

In una situazione caratterizzata da una così forte instabilità il Governo tedesco non restò tuttavia a guardare: il Governo Stresemann (leader del Partito tedesco popolare-democratico-liberale) adottò infatti una serie di accorgimenti e riforme per risollevare le sorti della Repubblica.

Per alleviare le tensioni sociali venne dapprima formata una coalizione con il centro ed i socialisti, in modo da avere una solida maggioranza parlamentare ed un ampio consenso tra la popolazione.

Per reagire al crollo economico e all’inflazione venne attuata una riforma monetaria, che prevedeva la sostituzione del marco con il Rentenmark, equivalente a mille miliardi di marchi e garantito dalle proprietà agricole e dalle industrie. Inoltre fu concesso ai tedeschi di attingere ai finanziamenti forniti dagli americani per la ricostruzione, mediante il Piano Dawes.

Sul fronte internazionale, nel 1925 finì la fase di resistenza passiva mediante gli Accordi di Locarno con la Francia, garantiti da Italia e Regno Unito, che prevedevano la smilitarizzazione della Ruhr e la fine delle pretese territoriali tedesche su Alsazia e Lorena.

Inoltre, la Germania entrò nel 1926 nella Società delle Nazioni, e nell’Agosto 1928 ratificò insieme ad altri 61 Paesi il Patto Briand-Kellogg, in cui si affermò il principio del ripudio del conflitto armato come mezzo di risoluzione delle controversie fra le nazioni, Patto che però come ben si può intuire non fu altro che un semplice accordo di intenzione tra le parti, che non ebbe alcun effetto nella realtà.

La fine della Repubblica

Nonostante gli interventi statali furono numerosi, la situazione interna restò tesa; in particolare, un grosso fronte di opposizione guidato da movimenti di estrema destra iniziò ad affermarsi sempre di più nella popolazione.

Nel 1925 Il maresciallo Hindenburg (esponente di destra) venne eletto Presidente.

Alle elezioni del 1928 la Sinistra vinse ma senza disporre di una solida maggioranza; si formò un debole governo di coalizione (cancelliere Muller), che non seppe dare un’impronta chiara delle politiche da intraprendere.

Giunse il 1929, e la gravissima crisi economica colpì in maniera tragica anche la Germania; gli effetti economici e sociali furono talmente devastanti da radicalizzare ulteriormente le opposizioni e provocare la caduta del governo, che finì nelle mani del cattolico Heinrich Bruning (vicino al Hindenburg).

L’affinità con Hindenburg permise a Bruning di emanare leggi senza il consenso del Parlamento(l’art.48 della Costituzione permetteva al Presidente in casi di emergenza di emanare decreti senza alcun bisogno dell’approvazione parlamentare).

Nel 1930 il cancelliere Bruning sciolse quindi le camere e indisse nuove elezioni, dove il Partito Nazionalsocialista di Hitler ottenne il 18,3% dei voti. Fu l’inizio della fine.

Bruning riuscì a rimanere al governo con l’appoggio dell’SPD, ma la grande industria, gli agrari e l’esercito appoggiarono sempre di più il Partito nazionalsocialista.

Alle elezioni successive del 1932 Hitler ottenne la maggioranza, con il 37,4% dei voti, e l’anno successivo ricevette da Hindenburg il compito di formare il governo.

Da lì nulla avrebbe più potuto frenare l’ascesa del totalitarismo nazista.

2. L‘ideologia nazista

L’origine dell’ascesa nazista in Germania ebbe luogo alla fine della Grande Guerra, in cui la popolazione tedesca rifiutò con veemenza la sconfitta militare e la conseguente umiliazione guidata dai francesi nella stipulazione dei trattati di pace.

Questo suscitò nel Paese un forte odio anticapitalista (modello ideologico delle potenze vincitrici) e antibolscevico (considerati veri e propri traditori della Patria), oltre che ad una crescente ondata ultranazionalista, che sfociò nell’ideologia tedesca della superiorità della razza ariana, contribuendo ad una pericolosa deriva razzista e antisemita in tutta la Germania.

Tra l fonti più utilizzate per studiare l’ideologia nazista non poteva non esserci il Mein Kampf, libro scritto da Hitler mentre era in prigione.

Tale testo esaltava con una certa ossessione la lotta contro il liberismo, contro la democrazia e allo stesso tempo anche contro il marxismo, l’odio radicale verso la comunità ebraica, la visione del Führerprinzip (“principio del capo”) e la conquista dello “Spazio vitale” tedesco, mediante la riconquista dei territori ad Est sottratti alla fine della Guerra.

Il successo del movimento nazista fu dovuto all’aggressiva campagna del partito nazionalsocialista ad opera delle SA, squadre d’assalto simili ai Fasci di Mussolini, al massacrante uso della propaganda e alla creazione nel 1931 del Fronte di Harzburg, un’alleanza che unì i vari movimenti conservatori e di estrema destra in un fronte reazionario d’opposizione, che il debole governo centrale non riuscì a frenare.

Tuttavia, tale movimento non avrebbe mai preso piede in Germania se la popolazione non fosse stata talmente esasperata; il senso di abbandono del primo dopoguerra e l’umiliazione inflitta dalle potenze vincitrici crearono di fatto le condizioni perfette per l’ascesa di Hitler, che non conquistò il potere con un colpo di Stato (nonostante ci avesse provato), ma con elezioni democratiche e per volontà del popolo tedesco.

3. Il Terzo Reich

Il 30 Gennaio 1933 Adolf Hitler salì al potere e assunse la leadership del Governo tedesco; i liberaldemocratici e i socialisti erano ben consapevoli della pericolosità che questo poteva comportare per la Germania; tuttavia, il politico austriaco disponeva di una maggioranza relativa, ma non assoluta per imporre le sue ideologie ultranazionaliste.

Non passò neanche un mese, e il 27 Febbraio avvenne l’Incendio del Reichstag, la sede del Parlamento tedesco. Hitler incolpò immediatamente i comunisti e dichiarò lo stato di emergenza; non sarà mai risolto il mistero sul vero artefice dell’incendio.

Fermo restando l’assenza di prove che testimonino un coinvolgimento diretto dei gerarchi nazisti, Hitler usò l’evento come pretesto per introdurre misure eccezionali e indire nuove elezioni, sempre tramite l’art 48 della Costituzione e il convincimento del vecchio Presidente Hindenburg.

Alle nuove elezioni Hitler ottenne la maggioranza assoluta, e si trovò la strada spianata per la “nazificazione” della Germania.

In 6 mesi il cancelliere austriaco costruì un vero e proprio Stato totalitario: ottenne pieni poteri dal Parlamento, instaurando di fatto una dittatura, e decretò tutti i partiti, a parte quello nazionalsocialista, illegali.

Successivamente avviò un’intensa campagna di corporazione del lavoro e di nazificazione delle istituzioni; vennero create speciali organizzazioni paramilitari, come la Gestapo (servizi segreti di polizia) e le SS, milizie regolari di polizia operative in tutta la Germania, sotto la diretta responsabilità di Heinrich Himmler, generale, politico e futuro numero 2 della Germania nazista.

Nonostante l’ascesa di Hitler fosse incontrastata, erano presenti numerose sacche di opposizione interna, soprattutto tra le alte cariche delle SA, guidate dal generale Rohm.

Nella notte del 30 Giugno 1934 Hitler ordinò l’epurazione premeditata di tutte le personalità scomode al cancelliere. Furono uccise tra le 150 e le 200 persone, compreso Rohm e i vertici delle SA, in quella che sarebbe stata definita “La Notte dei lunghi coltelli”.

Infine, il 2 Agosto, alla morte del Presidente Hindenburg, Hitler destituì la carica presidenziale e si autoproclamò Fuhrer del Terzo Reich; una nuova spaventosa minaccia si era affacciata in Europa.

Il nazismo: fronte economico

Le riforme economiche sotto il segno del Reich furono considerevoli, a tal punto da risollevare le sorti di un Paese dilaniato da inflazione e disoccupazione.

Nel settore agricolo la produzione, il mercato e il consumo furono regolamentati dalla Corporazione alimentare del Reich, allo scopo di Raggiungere l’autosufficienza alimentare; era ritenuta fondamentale per le alte cariche naziste una totale autonomia delle fonti di approvvigionamento, in vista di una futura guerra di “vendetta”.

Il fronte industriale seguì la medesima linea, soprattutto nell’industria pesante e bellica, volta a conseguire una colossale politica di riarmo.

Venne introdotta la leva obbligatoria, portando di fatto a numerose commesse militari e allo stimolo del settore, e venne istituito un ambizioso “piano quadriennale” per le industrie, in modo da prepararle a futuri conflitti.

Numerose furono le commesse statali anche per la realizzazione di grandi opere pubbliche, volte ad elogiare la magnificenza e la superiorità del Reich; la propaganda nazista fu effettivamente uno dei maggiori punti di forza che caratterizzarono la dittatura del Fuhrer; tra gli eventi più impressionanti, occorre menzionare le Olimpiadi di Berlino del 1936, che furono un potentissimo strumento propagandistico per rendere nota la potenza della Germania al resto del mondo.

Anche le politiche occupazionali furono stravolte, in particolare nel biennio 1934/35: 

  • venne tolta la libertà di scelta del posto del lavoro (economia militarizzata);
  • fu istituito il Servizio di lavoro obbligatorio per i giovani;
  • salari tenuti bassi ma contemporaneo controllo dei prezzi;
  • diritti sindacali soppressi (ma furono introdotti servizi sociali come assistenza medica e pensionistica).

Il nazismo: fronte sociale

Una macchina come la dittatura nazista per poter perfettamente funzionare doveva necessariamente intervenire fino ai suoi ingranaggi fondamentali: l’istruzione.

Nacque la più intensiva campagna propagandistica sui giovani mai effettuata nella storia, tramite la totale nazificazione delle scuole:

  • il Mein Kampf divenne il libro di testo più utilizzato;
  • fu introdotto l’insegnamento delle “scienze razziali”;
  • patriottismo e razzismo divennero i temi centrali nelle lezioni di storia;
  • massiccia campagna propagandistica nelle ore di educazione fisica (uomini-soldati, donne-madri sane e prolifiche);
  • formazione dell’élite nei Castelli dell’Ordine, scuole militari apposite.

Per assicurare ulteriore fedeltà e consenso dalla popolazione, i nazisti esercitarono al contempo un controllo totale sui mezzi d’informazione, con Stampa, radio e cinema al servizio del regime, sotto la stretta supervisione di Joseph GoebbelsMinistro della Propaganda del Reich e braccio sinistro del Fuhrer (il destro era Himmler), a cui si deve attribuire il merito di aver creato un perfetto sistema propagandistico, che garantì sempre elevati consensi ad Adolf Hitler e al suo partito.

4. Dissenso, Repressione, Emigrazione

Nel totalitarismo tedesco non ci fu spazio per gli oppositori.

I sostenitori di altri movimenti, in particolare i comunisti, furono deportati nei lager, campi di prigionia controllati dalle SS.

Coloro che non vennero arrestati riuscirono a fuggire all’estero; tra questi vi furono numerosi intellettuali di spicco, come il celebre psicanalista Sigmund Freud e il fisico Albert Einstein.

Sorprendentemente rispetto a quanto si può pensare, anche il fronte cattolico venne (parzialmente) perseguitato.

Nel 1933 Papa Pio XI aveva firmato un Concordato con il regime nazista (valido tutt’ora) che garantiva libertà di culto ai cattolici; i termini di tale accordo vennero però a mancare in numerose occasioni, compresa la Notte dei lunghi coltelli, quando molti esponenti di spicco del mondo cattolico tedesco vennero assassinati.

Come risposta, nel 1937 Pio XI condannò il regime nazista con l’enciclica “Con cocente dolore”, diffusa clandestinamente in Germania. 

Il Fuhrer ne ordinò personalmente il sequestro e distruzione delle copie, e migliaia di cattolici furono perseguitati. Nel peggiore dei casi, molti furono addirittura deportati nel campo di prigionia di Dachau.

La persecuzione degli ebrei

L’odio antisemita fu il crimine peggiore di cui il regime nazista si macchiò, soprattutto a causa dell’accuratezza che ci fu dietro l’attuazione del piano di epurazione della comunità ebraica.

La persecuzione contro gli ebrei si articolò in tre fasi:

  • 1933-35, massiccia campagna propagandista antiebraica per diffondere ostilità tra i tedeschi; al contempo venne emanata la prima legge demografica (“eugenetica” e “operazione eutanasia”), in cui fu vietato ai tedeschi di assumere vincoli familiari con gli ebrei;
  • dal 1935 la persecuzione divenne legalizzata mediante le Leggi di Norimberga (obiettivo di escludere gli Ebrei dalla “Comunità nazionale”). Tali atti culminarono nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, in cui, nella “Notte dei cristalli”, i militanti hitleriani compirono atti di violenza e vandalismo antisemiti, attaccando le sinagoghe, i negozi e le abitazioni ebraiche, causando numerose vittime. L’episodio segnò simbolicamente l’avvio dello sterminio nazista degli Ebrei;
  • dal 1941 tale odio confluì in un vero e proprio sterminio, in quella che fu una delle peggiori pagine della storia dell’umanità; seguendo la dottrina della “Soluzione finale”, oltre 6 milioni di ebrei furono deportati e uccisi nei campi di concentramento (Shoah).

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