1. Il Primo e il Secondo Rinascimento – il Quattrocento

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1. Introduzione

La peculiarità del rinascimento è sicuramente data dall’interesse per tutte le manifestazioni culturali del mondo antico, ovvero le civiltà classiche greche e romane. Gli artisti del Quattrocento si sentivano legati al passato perché vedevano il Medioevo come un’età di decadenza, infatti possiamo considerare l’arrivo del rinascimento dalla fine del Trecento.

Per contestualizzare storicamente l’epoca in cui ci troviamo è necessario elencare i cambiamenti che avvenivano in Italia alla fine del basso Medioevo.

Questo periodo vede una ripresa economica grazie allo sviluppo delle città e il fiorire dei commerci. Oltre che un maggiore interesse per la cultura: aumenta l’interesse nello studio delle lettere antiche in una nuova ottica più critica verso le fonti e vediamo una rinascita dell’arte.

Gli artisti di questa epoca prendevano spunto dal mondo classico, non semplicemente per imitarlo, ma per fare proprie le caratteristiche delle opere antiche e usarle come punto di partenza per creare qualcosa di nuovo.

Molti di essi si recavano a Roma per studiare le opere classiche e per lavorare per la chiesa, ma il vero centro dell’età rinascimentale fu Firenze. Nel capoluogo toscano erano presenti diverse famiglie importanti che commissionavano una grande quantità di opere, prima tra tutte la famiglia Medici.

2. I caratteri generale dell’arte rinascimentale

Le basi dell’arte classica erano fondate sulla natura, per questo nel rinascimento si intensificano gli studi su di essa, questo porta ad una comprensione migliore della prospettiva e delle proporzioni. Due importanti studi da ricordare sono: 

  • Il De Pictura di Leon Battista Alberti;
  • Il De prospectiva pingendi di Piero della Francesca.

L’equilibrio era diventato ben presto l’elemento più importante nell’arte classica. Ma ancora più importante era il nuovo modo di vedere l’uomo all’interno del mondo e dell’arte: l’antropocentrismo, ovvero porre l’uomo come misura di tutte le cose, porlo al centro dell’universo. Questo porta anche nella letteratura a riscoprire gli studia humanitatis e le humanae litterae, da cui la definizione di umanesimo.

La capitale rinascimentale per eccellenza è Firenze, ma anche altre città furono parte attiva di questa rivoluzione, principalmente quelle controllate da importanti famiglie che commissionavano opere artistiche, come:

  • Urbino, sotto la signoria di Federico da Montefeltro;
  • Ferrara, governata dagli Estensi;
  • Mantova, governata dai Gonzaga:
  • Rimini, governata da Sigismondo Malatesta.

Anche Roma fu protagonista del rinascimento, Papa Nicolò V intraprese un grande restauro dei monumenti e delle chiese, sia in vista del Giubileo del 1450 che per riaffermare l’importanza della città, tornata capitale del cattolicesimo del 1417. L’opera di sistemazione urbana sarà proseguita da Sisto IV della Rovere che conferirà alla città un aspetto monumentale e di gusto classicheggiante.

La grande connessione con le città d’arte e i precisi studi sulla prospettiva, portano l’arte rinascimentale ad essere estremamente collegata all’architettura. I pittori di questo periodo utilizzano elementi architettonici per rappresentare la profondità.

3. L’architettura rinascimentale

Anche l’architettura rinascimentale prende spunto dall’arte classica, portando nelle città un nuovo linguaggio basato sulla sperimentazione e l’invenzione di innovative soluzioni tecniche e sulla nuova concezione dello spazio, sia prospettica che antropocentrica (l’uomo al centro dello spazio).

La nuova concezione architettonica si basa su precisi concetti:

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  • la visione prospettica: lo spazio in rapporto ad un particolare punto di vista, in una ricerca di rigore geometrico;
  • la teoria delle proporzioni: consiste nell’applicare un sistematico rapporto di misura fra gli elementi di una costruzione e l’ambiente circostante; si fonda sul modulo (misura-base assunta come riferimento) cui rapportare l’intera costruzione e tutte le sue parti. Nel medioevo le proporzioni erano geometriche, mentre nel rinascimento sono numeriche, ovvero quelle che usiamo ancora oggi. Le proporzioni più utilizzate erano 1:1, 1:2, 2:3 e 3:4. 

L’autore di riferimento per l’architettura del rinascimento è Vitruvio, architetto e teorico dell’architettura del I secolo a.C., e autore del trattato De architectura, nel quale viene sviluppata la concezione dell’architettura nella cultura classica. Inoltre Vitruvio pensava che la natura aveva reso il corpo umano ben proporzionato, dalla sua teoria nasce l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci.

5. Filippo Brunelleschi

Il maggiore innovatore delle concezioni architettoniche rinascimentali è Filippo Brunelleschi (Firenze 1377-1442), che s’ispira ai modelli e allo spirito dell’architettura classica, di cui studia i monumenti recandosi a Roma assieme all’amico scultore Donatello. A lui viene attribuita l’invenzione della prospettiva, intesa come all’applicazione dei principi matematici alla percezione visiva.

Partecipò ad un concorso nel 1402 per la seconda porta bronzea del Battistero di Firenze, nel quale arrivò a pari merito con il Ghiberti, al quale però affidarono l’intera opera.

Nel 1418 vinse un concorso più importante: quello per la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore, alla cui realizzazione lavorerà per tutta la vita, affermando la nuova posizione dell’architetto come progettista responsabile in prima persona del suo lavoro, in grado di affrontarne i problemi tecnici e formali sia dal punto di vista teorico sia da quello

esecutivo. Anche in questo caso si trovò a lavorare con il Ghiberti, che venne poi allontanato dal progetto. La peculiarità di questo progetto fu che Brunelleschi aveva studiato la cupola per costruirla con una tecnica autoportante, basandosi sulle tecniche utilizzate per i monumenti antichi. Questa tecnica di costruzione fu necessaria per risolvere i problemi posti dal grande diametro della cupola (circa 45 metri) e la conseguente difficoltà di realizzare delle centine (armature lignee) così grandi per sostenere la cupola durante la sua costruzione. Dispose i mattoni a spina di pesce per creare una tessitura autoportante e costruì la cupola con una doppia calotta dandole una forma ogivale a otto spicchi e rinforzandola, sia all’esterno che all’interno, con otto costoloni a sesto acuto. La Cupola del Brunelleschi segnò il passaggio dalle concezioni costruttive medievali all’architettura rinascimentale, e ancor oggi, come allora, caratterizza il paesaggio urbano di Firenze.

Attraverso la figura del Brunelleschi possiamo notare un cambiamento nella visione degli architetti nel rinascimento. Non erano più solo dei teorici, ma la loro figura aveva importanza anche nella tecnica costruttiva dell’opera.

Tra le sue opere ricordiamo:

  • Cupola di Santa Maria del Fiore: la costruzione del Duomo di Firenze, iniziata da Arnolfo di Cambio nel 1296 e proseguita sotto la direzione di Giotto, Andrea Pisano, Lapo Ghini e altri, venne completata con la cupola del Brunelleschi nel 1436, quando il Duomo fu consacrato;
  • Cappella Pazzi (1430-1461) in Santa Croce: costruita su pianta rettangolare con le misure in rapporto aureo (1 : 0,618). Lasciata incompiuta in seguito alla famosa Congiura che vide coinvolta la famiglia dei Pazzi. La cappella è stata successivamente completata con un tetto a spiovente poggiante su pilastrini, che non sembra raccordarsi perfettamente con il retrostante tamburo cilindrico su cui è impostata una bassa cupola dal tetto conico;
  • Chiesa del Santo Spirito: il progetto del Brunelleschi è del 1428, e la sua esecuzione, iniziata nel 1434, è stata portata a termine dopo la morte dell’artista; Loggia dell’Ospedale degli Innocenti (1419): il prospetto è costituito da un porticato con nove arcate a tutto sesto su colonne con capitelli corinzi;
  • Chiesa di San Lorenzo: pianta basilicale a tre navate con cappelle laterali, transetto e abside quadrata; Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo (1420-29): la struttura geometrica è limpida, sottolineata dalle membrature in pietra serena (paraste corinzie, cornicioni, costoloni e tondi), che spiccano col loro disegno lineare sulle pareti intonacate;
  • Palazzo Pitti (1440): la parte centrale, con due ordini di finestre ad arco e il bugnato rustico in pietra forte, viene attribuita a Brunelleschi.

6. Leon Battista Alberti

Leon Battista Alberti (Genova 1404 – Roma 1472) è stato un intellettuale appartenente alla seconda generazione di umanisti del rinascimento.

Era un teorico con il costante interesse nella ricerca delle regole teoriche e pratiche in grado di guidare gli artisti. Operò soprattutto a Roma, dove approfondì la sua conoscenza delle antichità classiche. L’Alberti, infatti, incarna a pieno titolo l’ideale di uomo di cultura rinascimentale, poliedrico e versatile: letterato, teorico dell’arte e artista, il cui operare si fonda sulla cultura e sulla teoria. Il tentativo dell’Alberti è quello di nobilitare l’arte, elevandola al rango delle arti liberali e innalzandola al di sopra del semplice artigianato. Per questo, a differenza di Brunelleschi, Alberti fu più un teorico che un tecnico: si occupò della progettazione architettonica, lasciando alle maestranze la risoluzione di problemi tecnici e l’esecuzione materiale delle opere.

Lo scopo delle sue ricerche fu quello di rielaborare in chiave moderna l’arte antica, in modo da creare un modello che gli artisti fossero in grado di emulare e non solo replicare. I suoi trattati più importanti furono:

  • De statua: espose le proporzioni del corpo umano;
  • De pictura: fornì la prima definizione della prospettiva scientifica;
  • De re aedificatoria: descrisse tutta la casistica relativa all’architettura moderna, sottolineando l’importanza del progetto e le diverse tipologie di edifici a seconda della loro funzione.

Le sue elaborazioni teoriche ebbero una grande influenza negli artisti a venire, soprattutto durante tutto il cinquecento.

Tra le opere da lui progettate, ricordiamo:

  • Tempio Malatestiano a Rimini: commissionato da Sigismondo Malatesta, rimane incompiuto nella parte absidale e nella cupola;
  • Palazzo Rucellai: facciata con tre ordini di lesene (doriche, ioniche e corinzie), separati da cornici profilate; l’elegante bugnato piatto vuole manifestare gusto e cultura più che ostentare forza, così come i rustici. L’esecuzione fu affidata a Bernardo Rossellino (1450 ca.);
  • Facciata di S. Maria Novella (1450 ca.): riprende il tipico motivo a tarsie geometriche in marmo colorato, secondo le leggi classiche dell’armonia e dei rapporti modulari fondati sul quadrato. Nel 1470 Alberti aggiunge alla facciata un frontone triangolare fra due grandi volute;
  • Chiesa di S. Sebastiano a Mantova (1460-1529): l’edificio presenta una pianta a croce greca, con bracci brevi raccordati in uno spazioso vano cubico coperto da una volta a crociera;
  • Chiesa di S. Andrea a Mantova: rappresenta forse l’opera maggiore di Alberti, oltre ad essere quella che ci è giunta meno alterata rispetto al progetto originale.

7. La scultura rinascimentale

La scultura del periodo rinascimentale fu l’arte più avanguardista, introdusse il nuovo modo di intendere l’arte per la pittura e le altre forme artistiche.

Roma fu il centro della scultura rinascimentale, grazie soprattutto al grande programma di rinnovamento promosso dalla chiesa cattolica.

Filippo Brunelleschi e Donatello sono considerati i pionieri della scultura rinascimentale.

Il cambiamento radicale dal Medioevo lo vediamo soprattutto nella figura dell’artista, ora visto come intellettuale a tutto tondo, in grado di esercitare un’arte liberale fondata su matematica, geometria, storia, letteratura e filosofia, infatti Leon Battista Alberti era uno dei principali esponenti del rinascimento. 

I fondamenti della scultura rinascimentale non sono dati solamente dalle opere dell’arte classica, ma anche da Nicola Pisano (XIII secolo), che traeva spunto dal grande repertorio dell’arte greca e romana. 

Gli elementi principali della scultura rinascimentale furono:

  • naturalismo: attenta caratterizzazione dei personaggi, raffigurati in modo da rendere palesi gli aspetti psicologici o il senso etico e simbolico dell’azione;
  • classicismo: ispirazione alla statuaria antica, non per imitarne i modelli ma per operare seguendone le stesse leggi estetiche, giudicate universali.

Molti dei protagonisti della nuova stagione artistica vivono ed operano a cavallo tra tardo-gotico e Rinascimento (Jacopo della Quercia, Nanni di Banco). Altri si esprimono più decisamente nella nuova lingua rinascimentale (Donatello, Ghiberti). Il nuovo linguaggio scultoreo si instaurerà prima a Firenze per poi espandersi in tutta Italia.

8. Lorenzo Ghiberti

Lorenzo Ghiberti (1378-1455), orafo, scultore e architetto fiorentino, fu il vincitore del concorso del 1402 per la porta bronzea del Battistero di Firenze.  La scultura di Lorenzo Ghiberti fu molto importante per la diffusione dello stile rinascimentale in Italia. Fu un altro artista che riuscì a lavorare a cavallo delle due epoche, inserendo nelle sue opere elementi sia tardo gotici che classicisti. Tuttavia mantenne dei tratti più Medievali, soprattutto per l’utilizzo della prospettiva e lo studio delle figure.

Tra le sue opere scultoree ricordiamo:

  • Formella del concorso del 1402, per la realizzazione della Seconda Porta bronzea del Battistero. Secondo la tradizione, la vittoria sarebbe stata assegnata ex aequo alle due formelle di Ghiberti e di Brunelleschi, rappresentanti entrambe il Sacrificio di Isacco all’interno di una cornice mistilinea. Nella formella di Ghiberti la scena si svolge in ritmi equilibrati, all’interno di uno spazio unitario che digrada dolcemente verso il fondo della formella. Nel racconto di Ghiberti le figure appaiono quasi “in posa” e il richiamo all’antico si esplica all’elegante saggio di nudo con la figura di Isacco. La formella di Brunelleschi, invece, si impone per la sconcertante novità. Le figure in primo piano travalicano i confini della cornice proiettandosi verso l’esterno; la scena appare frammentata in episodi distinti che trovano il loro centro drammatico nel gesto dell’angelo che interviene a fermare la mano di Abramo; il ritmo è brusco, incalzante ed alcuni particolari si impongono per il carattere provocatorio (es. l’asino in primo piano);
  • Seconda Porta (Nord o della Calimala): realizzata dal Ghiberti fra 1403 e 1424, con 28 formelle a cornice quadrilobata che ricalcano lo schema della Porta di Andrea Pisano;
  • Porta del Paradiso (Porta Est, 1425-52): non presenta più le goticheggianti cornici mistilinee, ma è articolata in dieci grandi riquadri rettangolari di bronzo dorato in cui sono descritti episodi biblici.

9. Donatello

Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi) nasce a Firenze nel 1386, lavora nella bottega di Ghiberti e si reca a Roma insieme a Brunelleschi per studiare le opere dell’arte classica. Insieme a lui e al Masaccio è considerato uno dei padri del rinascimento fiorentino. La sua opera scultorea è tra le più importanti di tutti i tempi e, grazie all’utilizzo delle nuove tecniche rinascimentali, definisce un distacco netto dallo stile gotico. 

Nella produzione artistica il gusto dell’antico si fonde con l’impostazione naturalistica e con le teorie della Prospettiva. Riuscì ad infondere umanità e introspezione psicologica alle opere.

Le sue opere più importanti sono:

  • San Giorgio: statua realizzata per Orsanmichele nel 1416-20, simbolo della visione eroica dell’uomo rinascimentale. La classica compostezza, l’equilibrio delle forme e la perfezione plastica, riflettono lo studio compiuto da Donatello sulle statue antiche. Il bassorilievo marmoreo di S. Giorgio che uccide il drago, posto alla base della statua, presenta il caratteristico bassorilievo schiacciato o stiacciato del Donatello;
  • Statue dei profeti Geremia e Abacuc, per il Campanile del Duomo di Firenze (1423-36, Museo dell’Opera);
  • Bassorilievo bronzeo del Festino di Erode (Fonte Battesimale di Siena, 1425-27): la graduazione del rilievo e della luminosità, il succedersi dei diversi piani di profondità, sono articolati applicando i princìpi della prospettiva lineare;
  • Altorilievi dell’Annunciazione in Santa Croce (1435): sono scolpiti in pietra ad altorilievo, con le figure della Vergine e dell’Angelo fortemente rilevate sullo sfondo decorato a lacunari dorati;
  • David bronzeo (Bargello): s’ispira in modo eclatante ai modelli classici, ma la libertà dell’ispirazione di Donatello le conferisce un tono originale nell’accentuata instabilità della composizione, nella continua modulazione di luci e ombre, nell’atteggiamento profondamente pensoso;
  • Altare del Santo a Padova (1446-50): insieme scultoreo in bronzo costituito da sette statue e quattro rilievi di straordinaria portata e complessità: la statua della Vergine che presenta il Bambino, nell’atto di alzarsi dal trono, è una raffigurazione iconograficamente originale e senza precedenti;
  • Monumento equestre del Gattamelata: realizzato a Padova fra il 1446 e il 1553, è considerata l’opera più classica di Donatello, grazie all’esplicito riferimento alla statua equestre di Marco Aurelio e alla concezione classica del basamento sacello;
  • Maddalena lignea del Battistero di Firenze (1453-55): la descrizione della decadenza corporea e della macerazione penitenziale si fa cruda e precisa, raggiungendo effetti di straordinaria efficacia espressiva, ben lontani da un astratto ideale di bellezza classica.

10. Pittura rinascimentale

La pittura rinascimentale nasce a Firenze, ma si diffonde ben presto nelle altre corti signorili italiane. I mecenati erano alla ricerca delle nuove forme di pittura che si rifacevano all’epoca classica.

Elementi caratteristici della pittura rinascimentale sono:

  • la concezione prospettica dello spazio;
  • la collocazione delle figure in uno spazio reale;
  • la centralità della figura umana, rappresentata realisticamente;
  • sia nella struttura anatomica sia nell’espressione caratteriale;
  • l’uso della luce, che evidenzia i valori plastici delle forme, spesso interpretate in chiave puramente volumetrica.

11. Masaccio

Masaccio fu l’artista che maggiormente rivoluzionò la pittura, elaborando un linguaggio figurativo sobrio, severo, privilegiando il realismo figurativo e psicologico nella resa dei personaggi. Un preciso inquadramento prospettico caratterizza le opere di Masolino, in cui l’uomo è rappresentato ed esaltato nella sua verità. Masolino da Panicale fu un pittore più anziano con cui collaborò Masaccio. Non si conosce molto della loro collaborazione, ma molto probabilmente Masaccio cominciò a fare delle piccole parti nelle opere commissionate a Masolino. Nella sua concezione artistica Masaccio rifiutava gli eccessi decorativi e l’artificiosità del gotico internazionale.

Il nucleo drammatico degli episodi è concentrato nell’azione, nei gesti e nelle espressioni di pochi, essenziali protagonisti, senza nulla concedere alle divagazioni decorative o aneddotiche caratteristiche dell’arte gotica, come appare evidente dalle sue opere:

  • Affreschi della Cappella Brancacci in S. Maria del Carmine a Firenze: dopo aver affiancato inizialmente Masolino nell’esecuzione degli affreschi, Masaccio prosegue l’opera da solo realizzando varie scene, fra cui la Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, il Tributo, S. Pietro che risana gli infermi con la sua ombra;
  • La cacciata dei progenitori: eseguita in contrapposizione alla scena del Peccato originale dipinta da Masolino, è un’immagine carica di forza drammatica, che mira a esprimere il dolore e il peso della colpa nell’efficace rappresentazione della disperazione dei progenitori dell’umanità;
  • La Crocifissione dello smembrato polittico Pisano (1426, Napoli, Museo di Capodimonte): la tradizionale immagine del Crocifisso fra la Madonna e S. Giovanni si carica di drammaticità nel disperato gesto della Maddalena che alza le braccia verso Cristo; il “muto grido di dolore” della Maddalena viene, infatti, considerato come la più alta nota drammatica espressa in pittura dopo Giotto;
  • Affresco della Trinità in S. Maria Novella (1427): la sacra rappresentazione è inquadrata all’interno di una struttura architettonica di gusto classico in prospettiva.

12. Filippo Lippi

Filippo Lippi (Firenze, 1406 – Spoleto, 1469)  fu uno dei principali seguaci di Masaccio, infatti le sue prime opere furono molto influenzate da esso, ma nell’arco della sua carriera trasse anche ispirazione dagli artisti fiamminghi.

Ebbe un’attività molto produttiva, durante la quale ritrasse diversi soggetti e situazioni, anche tratte dalla vita reale. Sperimentò soluzioni spaziali e compositive diverse e realizzò immagini emotivamente vibranti e percorse da affettuosa partecipazione umana. La sua pittura, dal disegno lineare elegante e fluido, non fissata in solide forme geometriche, si mostra sensibile al dinamico gioco della luce (influsso fiammingo) all’interno della sua produzione artistica:

  • Madonna col Bambino: è il tema ricorrente nell’arte di Lippi, attraverso il quale si può seguire la sua evoluzione stilistica. Nella Madonna di Tarquinia, il chiaroscuro definisce una corposa e plastica visione che ricorda il Masaccio. Nel Tondo Bartolini di Palazzo Pitti lo sfondo prospettico è diviso in livelli di diversa profondità, mentre il gioco della luce sottolinea l’elegante disegno dei contorni in un’immagine dolce e ricca di movimento. Nella popolarissima Madonna col Bambino e due Angeli degli Uffizi, la delicatezza dell’immagine e il raffinato contorno del disegno, insieme alla soave bellezza dei lineamenti della Vergine, costituiscono un prezioso precedente dello stile lirico e dell’idealismo estetico del Botticelli;
  • Affreschi del Duomo di Prato (1452-64) con Storie del Battista e di S. Stefano: la più vasta impresa del Lippi, che esprime la sua visione dinamica della rappresentazione, esaltando il movimento dei corpi (figure femminili del Festino di Erode) e definendo con delicati passaggi chiaroscurali e tenui toni cromatici le mutevoli posizioni delle figure in uno spazio reso vivo e vibrante dalla luce (Morte di S. Stefano).

13. Piero della Francesca

La formazione di Piero de’ Franceschi (nato intorno al 1410-20 a Borgo San Sepolcro, presso Arezzo) è legata in particolare all’influsso di Leon Battista Alberti. Piero della Francesca non si limita all’applicazione dei suoi concetti nei dipinti, ma ne approfondisce lo studio teorico, riuscendo così ad incarnare la figura di artista dotto che sperava di creare l’Alberti con i suoi trattati.

Le sue caratteristiche peculiari sono:

  • rigore geometrico e prospettico;
  • statica impassibilità dei personaggi;
  • limpida luminosità dei colori. 

In contrapposizione a Lippi, infatti, per Piero della Francesca natura e figure umane sono riconducibili a forme geometriche: questa concezione è fortificata dall’impeccabile impianto prospettico in cui le figure sono inquadrate all’interno di una tessitura spaziale unitaria, che conferisce loro un aspetto astratto, di impassibilità e fissità quasi irreale.

Da ricordare:

  • Flagellazione di Cristo (Urbino, Galleria Nazionale): il dipinto appare diviso in due parti: a sinistra, all’interno di una prospettiva architettonica, la scena della Flagellazione; a destra, in primo piano, tre figure in cui si sono voluti riconoscere il giovane Duca Oddantonio da Montefeltro, e i suoi due cattivi consiglieri. Le figure in primo piano, nella loro geometrica immobilità e nell’incoerenza della loro presenza in rapporto all’episodio della Flagellazione, dimostrano la possibilità di accostare tra loro momenti diversi, ponendoli al di fuori del loro divenire storico;
  • Leggenda della Vera Croce (1452-59): il ciclo di affreschi del coro della chiesa di S. Francesco ad Arezzo è una delle maggiori opere dell’arte rinascimentale e la testimonianza più completa dell’arte di Piero della Francesca. Gli episodi descritti assumono un andamento solenne e rituale che li pone fuori dal tempo e dalla storia;
  • Dittico di Urbino (1465 ca. Uffizi): con i celebri ritratti di profilo del duca Federico da Montefeltro e di sua moglie Battista Sforza coi relativi Trionfi sul retro delle tavole;
  • Pala di Brera (1475 ca. Milano, Brera): Madonna col Bambino con Angeli e Santi e il duca Federico da Montefeltro, all’interno di una struttura architettonica classica sul cui asse prospettico è sospeso un enigmatico uovo.

12. Andrea Mantegna

Andrea Mantegna (nato a Padova nel 1431 e morto a Mantova nel 1506) è il maggiore esponente della pittura rinascimentale in area settentrionale. Si formò a Padova ma venne a contatto con i maggiori esponenti della pittura rinascimentale fiorentina, soprattutto Donatello, dai quali imparò una precisa applicazione della prospettiva. Infatti i suoi tratti caratteristici furono:

  • la perfetta impostazione dello spazio; 
  • il tratto nettamente delineato;
  • la forma monumentale delle figure. 

Mantegna costruiva gli spazi in maniera molto dura e razionale. Sia le figure che gli elementi naturali erano caratterizzati da tratti duri e statuari, che li rendevano quasi scolpiti.

Da ricordare:

  • Affreschi della Cappella Ovetari nella Chiesa degli Eremitani;
  • Padova, con le Storie dei SS. Giacomo e Cristoforo (1448-55): andati quasi completamente distrutti nel 1944; ad eccezione di due scene, fra cui quella di S. Giacomo condotto al supplizio (visione prospettica di un arco di trionfo ed una esatta descrizione dell’abbigliamento antico);
  • Pala di S. Zeno a Verona (1457-59): è inquadrata da una trabeazione classica decorata con rilievi classicheggianti e ghirlande vegetali, in cui la tradizionale struttura del trittico è superata dall’unità prospettica dei tre pannelli. La predella presentava tre Storie della Passione (Orazione nell’Orto, Crocifissione e Resurrezione), ora al Museo di Tours e al Louvre;
  • Camera degli Sposi o Camera picta, nel Palazzo Ducale di Mantova (1471-74): il maggior complesso affrescato del Mantegna rimastoci in seguito alla perdita del ciclo degli Eremitani; vi sono rappresentati Ludovico Gonzaga e la sua Corte e l’incontro del Marchese Ludovico col figlio, cardinale Francesco, mentre il soffitto presenta un illusionistico sfondato;
  • S. Sebastiano (1481, Louvre): il Santo è legato alle rovine di un antico tempio romano, evocazione archeologica e simbolo del mondo pagano;
  • Cristo morto (1480 ca. Milano, Brera): famoso per l’arditissimo scorcio prospettico.
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