Analisi del Testo, “La Coscienza di Zeno”, di Italo Svevo

Sei sulla soglia dell’esame di Maturità 2024 e “La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo potrebbe essere una delle tracce scelte per la prima prova di analisi del testo

In questo articolo, ci addentreremo nell’analisi di questo capolavoro sveviano, esplorando non solo l’opera stessa ma anche la vita dell’autore e il contesto storico-letterario in cui è maturata. 

Ti guideremo attraverso le pagine de “La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo, offrendoti le chiavi di lettura essenziali per eccellere nel tuo esame. Preparati a viaggiare nel profondo di questa opera e a conoscere il suo autore, tra introspezione psicologica e innovazione narrativa.

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“La Coscienza di Zeno”, di Italo Svevo, estratto e riassunto

Estratto

Il dottore al quale ne parlai mi disse d’iniziare il mio lavoro con un’analisi storica della mia propensione al fumo:
— Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero.
Credo che del fumo posso scrivere qui al mio tavolo senz’andar a sognare su quella poltrona. Non so come cominciare e invoco l’assistenza delle sigarette tutte tanto somiglianti a quella che ho in mano.
Oggi scopro subito qualche cosa che più non ricordavo. Le prime sigarette ch’io fumai non esistono più in commercio. Intorno al ’70 se ne avevano in Austria di quelle che venivano vendute in scatoline di cartone munite del marchio dell’aquila bicipite. Ecco: attorno a una di quelle scatole s’aggruppano subito varie persone con qualche loro tratto, sufficiente per suggerirmene il nome, non bastevole però a commovermi per l’impensato incontro. Tento di ottenere di più e vado alla poltrona: le persone sbiadiscono e al loro posto si mettono dei buffoni che mi deridono. Ritorno sconfortato al tavolo.
Una delle figure, dalla voce un po’ roca, era Giuseppe, un giovinetto della stessa mia età, e l’altra, mio fratello, di un anno di me più giovine e morto tanti anni or sono. Pare che Giuseppe ricevesse molto denaro dal padre suo e ci regalasse di quelle sigarette. Ma sono certo che ne offriva di più a mio fratello che a me. Donde la necessità in cui mi trovai di procurarmene da me delle altre. Così avvenne che rubai. D’estate mio padre abbandonava su una sedia nel tinello il suo panciotto nel cui taschino si trovavano sempre degli spiccioli: mi procuravo i dieci soldi occorrenti per acquistare la preziosa scatoletta e fumavo una dopo l’altra le dieci sigarette che conteneva, per non conservare a lungo il compromettente frutto del furto.
Tutto ciò giaceva nella mia coscienza a portata di mano. Risorge solo ora perché non sapevo prima che potesse avere importanza. Ecco che ho registrata l’origine della sozza abitudine e (chissà?) forse ne sono già guarito. Perciò, per provare, accendo un’ultima sigaretta e forse la getterò via subito, disgustato.
Poi ricordo che un giorno mio padre mi sorprese col suo panciotto in mano. Io, con una sfacciataggine che ora non avrei e che ancora adesso mi disgusta (chissà che tale disgusto non abbia una grande importanza nella mia cura) gli dissi che m’era venuta la curiosità di contarne i bottoni. Mio padre rise delle mie disposizioni alla matematica o alla sartoria e non s’avvide che avevo le dita nel taschino del suo panciotto. A mio onore posso dire che bastò quel riso rivolto alla mia innocenza quand’essa non esisteva più, per impedirmi per sempre di rubare. Cioè… rubai ancora, ma senza saperlo. Mio padre lasciava per la casa dei sigari virginia fumati a mezzo, in bilico su tavoli e armadi. Io credevo fosse il suo modo di gettarli via e credevo anche di sapere che la nostra vecchia fantesca, Catina, li buttasse via. Andavo a fumarli di nascosto. Già all’atto d’impadronirmene venivo pervaso da un brivido di ribrezzo sapendo quale malessere m’avrebbero procurato.

Trama

“La Coscienza di Zeno” è un romanzo di Italo Svevo pubblicato per la prima volta nel 1923. L’opera, considerata uno dei capolavori della letteratura italiana e un precursore della narrativa moderna, si presenta sotto forma di un falso diario personale, in cui il protagonista, Zeno Cosini, racconta la propria vita attraverso il filtro della sua coscienza e delle sedute psicoanalitiche a cui si sottopone.

Il romanzo si apre con la richiesta dell’analista di Zeno, il quale gli chiede di scrivere le memorie della sua vita per facilitare la terapia. Attraverso questa scrittura terapeutica, Zeno descrive la propria ossessione per il fumo, il rapporto complesso con il padre, le sue avventure amorose, in particolare il suo matrimonio con Augusta e la relazione con le altre donne della famiglia della moglie, e infine la sua attività imprenditoriale, spesso caratterizzata da un senso di fallimento.

Il romanzo è permeato da un’intensa riflessione sulla malattia, vista sia come male fisico sia come metafora dell’insoddisfazione esistenziale. Zeno appare come un anti-eroe, consapevole della propria debolezza e delle proprie contraddizioni, eppure capace di un’acuta introspezione che lo rende universalmente umano.

 “La Coscienza di Zeno” si distingue per l’approccio psicologico alla narrazione, anticipando temi e tecniche del modernismo letterario. La sua pubblicazione ha segnato un punto di svolta nella letteratura italiana, rivelando l’abilità di Svevo nell’esplorare la complessità della psiche umana.

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Analisi del testo 

L’opera “La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo è un complesso intreccio di introspezione psicologica, simbolismi e tematiche profonde che si articolano intorno al concetto di inettitudine e alla ricerca di una identità in un mondo in costante mutamento. 

La narrazione, attraverso il prisma della psicoanalisi freudiana, si fa esplorazione della coscienza umana, ponendo al centro la figura di Zeno Cosini, personaggio emblematico della modernità letteraria del Novecento.

Temi Principali

Inettitudine e malattia come metafora esistenziale. 

Zeno rappresenta l’archetipo dell’inetto, la cui inettitudine trascende il mero significato clinico per assurgere a simbolo della condizione umana moderna. La sua malattia, più morale che fisica, diventa metafora di una generale insoddisfazione esistenziale, di un senso di alienazione che affligge l’uomo contemporaneo, incapace di trovare un proprio posto in un mondo in rapida trasformazione.

La realtà multidimensionale e il rifiuto della verità unica. 

Il romanzo nega l’esistenza di una verità assoluta, propugnando invece un relativismo in cui ogni realtà è soggettiva e multiforme. Questo aspetto è reso attraverso la struttura stessa del romanzo, che si presenta come un diario personale soggettivo, ricco di digressioni e riflessioni, che riflette la complessità dell’esistenza e la molteplicità delle prospettive umane.

Il simbolismo del fumo

Il fumo, e in particolare il rituale dell'”ultima sigaretta” di Zeno, è una costante che attraversa tutto il romanzo, simboleggiando la lotta interiore tra desiderio e volontà, istinto e ragione. Il fumo diventa così un simbolo della nevrosi di Zeno, della sua incapacità di liberarsi dalle proprie ossessioni e dalla costante ricerca di una fuga dalla realtà.

La psicoanalisi come strumento di esplorazione della coscienza

Attraverso l’uso della psicoanalisi, Svevo non intende offrire una cura per il mal di vivere di Zeno ma piuttosto utilizzarla come strumento letterario per approfondire la comprensione dei meccanismi inconsci che governano il comportamento umano. La psicoanalisi diviene così una chiave di lettura per accedere alle profondità della coscienza di Zeno, esplorando le radici della sua inettitudine e della sua malattia morale.

Elementi simbolici

Il Rapporto con il padre e il complesso di Edipo

La figura del padre e il complesso di Edipo rappresentano elementi simbolici centrali nel romanzo, riflettendo il conflitto interiore di Zeno e la sua lotta per emanciparsi da un’autorità paterna opprimente. Questo aspetto simboleggia la difficoltà di Zeno a trovare la propria identità e a liberarsi dai vincoli del passato.

La Guerra come metafora del conflitto interno

Il contesto della guerra, che fa da sfondo agli ultimi eventi narrati nel romanzo, può essere interpretato come una metafora del conflitto interno che divora Zeno, simbolizzando la lotta tra le diverse parti di sé e la ricerca di una soluzione alla propria “malattia”.

Lo stile narrativo de “La Coscienza di Zeno” 

Lo stile di scrittura di Italo Svevo in “La Coscienza di Zeno” è distintivo e innovativo, caratterizzato da una prosa vivace e moderna che si avvicina al parlato, rendendo il testo immediatamente accessibile e profondamente umano. Svevo utilizza un linguaggio che, pur essendo semplice e diretto, si arricchisce di una sottile ironia e di una complessità psicologica che riflette la profondità dei temi trattati. L’ironia, elemento stilistico centrale, serve a Svevo per esplorare le contraddizioni della condizione umana, sottolineando con leggerezza le incoerenze e le debolezze del suo protagonista.

La narrazione è intrisa di introspezioni e riflessioni che si snodano attraverso il monologo interiore, tecnica che permette di esplorare in maniera profonda la psiche di Zeno. Questo approccio contribuisce a creare una connessione intima tra il lettore e il personaggio, invitando il primo a immergersi nel flusso di coscienza del secondo.

Svevo fa ampio uso del discorso indiretto libero, una scelta stilistica che sfuma i confini tra i pensieri di Zeno e il racconto del narratore. Questo permette di rappresentare la complessità del pensiero umano, con le sue digressioni, ripensamenti e contraddizioni, in modo fluido e naturale, offrendo una rappresentazione fedele della realtà psicologica del protagonista.

Le metafore e le similitudini sono impiegate con maestria per illustrare i concetti astratti legati alla psicologia e alla filosofia, rendendoli concreti e palpabili. Il fumo, ad esempio, è utilizzato come metafora ricorrente della dipendenza e dell’insoddisfazione, ma anche come simbolo della lotta interiore e della ricerca di autoinganno.

In conclusione, lo stile di Svevo in “La Coscienza di Zeno” è essenziale ma ricco di sfumature, un equilibrio tra leggerezza ironica e profondità analitica. Attraverso l’uso di tecniche narrative avanzate e figure retoriche evocative, Svevo riesce a delineare un ritratto incisivo dell’uomo moderno, con le sue fragilità, le sue contraddizioni e la sua eterna ricerca di senso.

Biografia di Italo Svevo

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz (1861-1928), è stato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. Nato a Trieste, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico, Svevo visse in una città culturalmente vivace, al crocevia tra diverse lingue e tradizioni, esperienza che influenzò profondamente la sua scrittura. Di origine ebraica, lavorò per gran parte della sua vita nell’azienda di vernici di famiglia, esperienza che lo mise in contatto con il mondo industriale e commerciale, riflettendosi nei suoi romanzi. 

Nonostante un iniziale insuccesso, la sua opera ricevette riconoscimento grazie all’amicizia con James Joyce, che lo incoraggiò nella sua attività letteraria. La trilogia composta da “Una vita” (1892), “Senilità” (1898) e “La Coscienza di Zeno” (1923) esplora con acume psicologico e ironia le complessità dell’esistenza umana. 

Svevo è considerato un precursore del modernismo letterario, per il suo approccio innovativo alla narrazione e all’analisi psicologica dei personaggi.

Contesto storico e culturale

“La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo matura in un contesto storico e culturale di profonda trasformazione, all’indomani della Prima Guerra Mondiale. L’opera, pubblicata nel 1923, riflette le inquietudini e le riflessioni che emergono in questo periodo di crisi e di rinnovamento. L’Europa, e in particolare l’Italia, sta vivendo le conseguenze devastanti del conflitto, che hanno portato a una profonda revisione dei valori tradizionali e a una crisi della coscienza europea. La guerra ha lasciato dietro di sé un senso di disillusione e di smarrimento, spingendo gli intellettuali a interrogarsi sul senso dell’esistenza e sul ruolo dell’individuo nella società.

In questo contesto si inserisce la riflessione dell’autore, che attraverso la figura di Zeno Cosini analizza le nevrosi e le contraddizioni dell’uomo moderno, evidenziando il divario tra l’io e la società, tra desiderio e realtà. La Trieste di Svevo, crogiolo di culture e lingue, rappresenta la metafora di un mondo in trasformazione, dove le certezze del passato si scontrano con le incertezze del presente.

L’opera di Svevo si colloca all’interno di un più ampio movimento culturale che vede la nascita del modernismo in letteratura, con autori come Joyce, Proust e Woolf che, similmente a Svevo, sperimentano nuove forme narrative per esplorare la complessità dell’esperienza umana. L’introduzione della psicoanalisi di Freud nel dibattito culturale dell’epoca offre a Svevo gli strumenti per una nuova analisi della coscienza, permettendogli di svelare i meccanismi inconsci che regolano il comportamento umano.

In sintesi, “La Coscienza di Zeno” nasce in un’epoca di transizione, riflettendo le ansie e le speranze di un’umanità alla ricerca di nuove forme di comprensione di sé e del mondo circostante.

Riflessione critica e personale

“La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo, nonostante sia stata scritta oltre 100 anni fa, conserva una sorprendente attualità. Il romanzo, attraverso le vicissitudini e le riflessioni del suo protagonista, Zeno Cosini, mette in luce le eterne contraddizioni dell’esistenza umana, il conflitto tra desideri e responsabilità sociale, l’angoscia di fronte al tempo che passa e la continua ricerca di un’identità personale in un mondo in cambiamento.

Questi temi, profondamente radicati nella natura umana, trovano risonanza anche nel mondo di oggi in una società che vive un’epoca di accelerazione tecnologica e di crisi ambientale, economica e sociale.

La presa di coscienza di Zeno, le sue nevrosi, la sua inettitudine e la sua incapacità di adattarsi pienamente alle aspettative sociali riflettono l’esperienza di molti oggi, costantemente in bilico tra l’autenticità personale e le pressioni di una società che valorizza il successo, l’efficienza e la competitività. L’opera di Svevo, con il suo approccio psicologico e la sua ironia, invita a una riflessione sulla fragilità dell’io e sulla necessità di un’autocomprensione più profonda per affrontare le sfide esistenziali.

Inoltre, l’uso della psicoanalisi e la focalizzazione sulla coscienza individuale anticipano le attuali discussioni sul benessere mentale e sull’importanza dell’analisi interiore. In un’epoca caratterizzata da una costante ricerca di senso e da una diffusa sensazione di disorientamento, “La Coscienza di Zeno” ci ricorda l’importanza dell’introspezione e della comprensione di sé come strumenti per navigare la complessità del vivere.

Dunque, l’opera di Svevo non solo mantiene la sua rilevanza culturale e letteraria ma si propone anche come uno specchio attraverso cui riflettere sulle ansie e sulle speranze della società di oggi, dimostrando come la letteratura possa offrire chiavi di lettura preziose per interpretare il nostro tempo.

Conclusioni

Abbiamo viaggiato insieme attraverso le complesse dinamiche di “La Coscienza di Zeno” di Italo Svevo. Al termine di questa nostra analisi del testo, ci auguriamo di aver fornito una visione esaustiva e coinvolgente di quest’opera chiave della letteratura italiana. Ti incoraggiamo ad approfondire, esplorando ulteriori risorse su questo autore visionario e sul suo romanzo più celebre, negli appunti di Maturansia su Italo Svevo.

Ricorda, tuttavia, che l’apprendimento deve andare oltre la semplice assimilazione di informazioni. È fondamentale coltivare un pensiero critico, soprattutto in vista dell’esame di Maturità. La tua abilità nel leggere i testi in maniera critica e originale farà la differenza. 

Buono studio e un sincero in bocca al lupo per il tuo esame di Maturità!

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