Analisi del Testo, “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini

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Sei alle porte della Maturità 2024 e una delle tracce della prima prova che potrebbe sorprenderti sarebbe l’analisi del testo di “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini. 

Nonostante Fortini non sia un nome che risuona frequentemente nei corridoi scolastici, il suo contributo alla letteratura, specie con opere che trattano tematiche profonde come la Resistenza, merita un’attenzione particolare. 

In questo articolo, ti accompagneremo in una disamina approfondita del testo, offrendo anche uno sguardo alla biografia dell’autore e al contesto storico-letterario che ne ha influenzato la scrittura. 

Preparati a immergerti in una riflessione intensa su uno dei momenti più significativi della storia italiana.

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“Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini, testo e parafrasi

Testo della poesiaParafrasi
Sulla spalletta del ponteSul parapetto del ponte
Le teste degli impiccati(si vedono) le teste dei partigiani impiccati
Nell’acqua della fontementre nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.(scorre) la loro bava.
Sul lastrico del mercatoSulla strada del mercato
Le unghie dei fucilati(ci sono) le unghie dei partigiani fucilati
Sull’erba secca del pratomentre sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.ci sono i loro denti.
Mordere l’aria mordere i sassiNon ci resta che mordere l’aria, che mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uominiil nostro corpo non è più trattato come quello di uomini.
Mordere l’aria mordere i sassiNon ci resta che mordere l’aria, che mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.il nostro cuore non è più trattato come quello di uomini.
Ma noi s’è letta negli occhi dei mortiMa noi abbiamo letto la giustizia negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertàe creeremo la libertà sulla Terra.
Ma l’hanno stretta i pugni dei mortiMa la giustizia l’hanno stretta nei pugni delle loro mani
La giustizia che si farà.la giustizia che si farà.

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Analisi del testo di “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini 

Il “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini è un’opera che incarna l’essenza della lotta e del sacrificio dei partigiani durante la Resistenza italiana, tramite un linguaggio diretto e viscerale che non lascia spazio a interpretazioni edulcorate. Fortini utilizza un crudo realismo per dipingere un quadro implacabile dell’orrore e della brutalità della guerra, ma allo stesso tempo, il poema risuona di un potente messaggio di speranza e di lotta per la giustizia.

I temi principali dell’opera si possono individuare nella denuncia della violenza e della barbarie, nella commemorazione del sacrificio dei partigiani e nella celebrazione della resistenza come fondamento della libertà e della giustizia. 

Le immagini degli “impiccati” e dei “fucilati“, con le loro parti del corpo disperse e profanate, sono simboli potenti della disumanizzazione subita dai combattenti per mano del nemico. Queste immagini, tuttavia, non vogliono soltanto evocare orrore; esse sono anche testimonianza dell’indomabile spirito di resistenza che, nonostante la morte e la distruzione, continua a lottare per la libertà e la giustizia.

L’opera si apre e si chiude su immagini di morte e distruzione, ma il nucleo del messaggio si rivela nelle ultime strofe, dove il linguaggio della poesia si trasforma. “Mordere l’aria, mordere i sassi” simboleggia un atto di resistenza disperata ma fondamentale, che evidenzia come, di fronte all’oppressione, ogni atto di resistenza, per quanto futile possa sembrare, è in sé un’affermazione di vita e di umanità. La ripetizione di questi versi sottolinea la persistenza e la resilienza dei partigiani.

Il culmine dell’opera si raggiunge con l’affermazione che la giustizia e la libertà saranno conquistate nonostante tutto, grazie al sacrificio di coloro che hanno combattuto. 

“Canto degli Ultimi Partigiani” è molto più di una semplice testimonianza storica; è un inno alla resistenza umana contro l’oppressione, un monito a non dimenticare il prezzo della libertà e della giustizia, e un richiamo all’azione in nome dei valori fondamentali che definiscono l’umanità.

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Analisi stilistica e metrica

La struttura di “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini è meticulosamente costruita per rafforzare i temi di resistenza, memoria e giustizia. La poesia si articola in quattro strofe, ciascuna di quattro versi, seguendo uno schema di rima ABAB, CDCD, EFEF, GHGH. Questa regolarità conferisce al testo un ritmo martellante, quasi ipnotico, che evoca la cadenza di un inno di guerra o di una marcia di resistenza, sottolineando il senso di unità e solidarietà tra i partigiani.

L’assenza di verbi predicativi nelle prime due strofe colpisce particolarmente, poiché trasforma i versi in una serie di istantanee o immagini fisse, piene di drammaticità. Questa scelta stilistica contribuisce a creare un effetto di sospensione temporale, come se il tempo si fosse fermato in un eterno presente di sofferenza e lotta. Il poeta si serve di questa tecnica per fissare nel tempo e nella memoria del lettore l’orrore e il sacrificio dei partigiani, rendendo il testo un monumento alla loro resistenza.

Le metafore e le similitudini sono utilizzate con parsimonia ma con grande efficacia. Ad esempio, l’atto di “mordere l’aria, mordere i sassi” può essere interpretato come una metafora della resistenza disperata ma tenace dei partigiani, che si oppongono con ogni mezzo alla sopraffazione, anche quando sembra che non ci sia nulla di tangibile da afferrare o combattere. Questa immagine evoca la resilienza umana di fronte all’oppressione e la volontà indomabile di lottare per la giustizia e la libertà, nonostante le circostanze avverse.

Le figure retoriche impiegate da Fortini amplificano l’impatto emotivo del testo. L’anafora, ad esempio, è usata per rinforzare la sensazione di persistenza e resistenza, come mostrato nella ripetizione dei versi “Mordere l’aria, mordere i sassi”. Questa ripetizione crea un leitmotiv che attraversa l’intera composizione, sottolineando la determinazione inossidabile dei partigiani.

Biografia di Franco Fortini

Franco Fortini, pseudonimo di Franco Lattes, nacque a Firenze il 10 settembre 1917, figlio di padre ebreo e madre cattolica. Nel 1939, si convertì alla fede valdese e completò gli studi universitari in Legge e Lettere. La sua opposizione al regime fascista lo portò, dopo l’8 settembre 1943, a rifugiarsi in Svizzera, da dove ritornò per unirsi alla Resistenza nella Val d’Ossola. 

Dopo la guerra, si stabilì a Milano, collaborando con importanti riviste e giornali come “Il Politecnico” e “Avanti!”, e pubblicando le sue prime raccolte poetiche, come “Foglio di via” (1946), che segnò una deviazione dall’Ermetismo verso un impegno civile più diretto. 

Fortini fu anche consulente per Olivetti, Einaudi e Mondadori, e insegnò nelle scuole e all’Università di Siena. La sua opera spazia dalla poesia alla critica, dalla narrativa alla traduzione di autori come Goethe e Kafka. 

Fortini morì a Milano il 28 novembre 1994, lasciando un’eredità letteraria influente e complessa.

Contesto storico e culturale

Il “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini si colloca in un contesto storico e culturale profondamente segnato dagli eventi della Seconda Guerra Mondiale e, più specificatamente, dalla Resistenza italiana contro l’occupazione nazifascista. La poesia, inclusa nella raccolta “Foglio di via” pubblicata nel 1946, emerge nel clima immediatamente post-bellico, un periodo di ricostruzione, riflessione e intensa attività letteraria e politica in Italia.

Nel 1946, l’Italia era appena uscita da una delle pagine più buie della sua storia. Il Paese era stato a lungo diviso tra il sostegno al regime fascista di Mussolini, caduto nel 1943, e la lotta partigiana, un movimento di resistenza composto da gruppi eterogenei che condividevano l’obiettivo comune di liberare il territorio nazionale dall’oppressione fascista e dall’occupazione nazista. Questo periodo fu segnato da episodi di grande eroismo, ma anche da atroci violenze e rappresaglie contro i partigiani e la popolazione civile.

La pubblicazione di “Foglio di via” si inserisce in un momento di fervore culturale e politico, dove il dibattito sulla Resistenza e sul suo significato per il futuro dell’Italia era centrale. Gli intellettuali dell’epoca erano profondamente coinvolti in queste discussioni, cercando di trarre lezioni dal passato recente per costruire una società basata sui valori di giustizia, libertà e democrazia.

Fortini, attraverso le sue opere, si impose come voce critica e coscienza morale, non esitando a interrogarsi e a interrogare sul ruolo degli intellettuali nella società post-bellica, sulla responsabilità etica e politica della letteratura, e sull’eredità della Resistenza. “Canto degli Ultimi Partigiani” riflette questa tensione, combinando una cruda rappresentazione della violenza e del sacrificio con un appello universale alla memoria, alla giustizia e all’impegno civile.

Il contesto culturale in cui la poesia matura è quindi quello del secondo dopoguerra italiano, un periodo di transizione, dove l’esigenza di ricordare e di riflettere sul recente passato si intrecciava alla necessità di rinnovamento e alla speranza in un futuro di pace e di rinnovata coesione sociale. La Resistenza, e con essa opere come il “Canto degli Ultimi Partigiani”, diventano simboli di questo processo di trasformazione, testimoniando la capacità di resistere al male e di lottare per ideali di libertà e di giustizia.

Riflessione critica e personale

Il “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini, con la sua potente evocazione della lotta e del sacrificio dei partigiani italiani durante la Resistenza, mantiene una risonanza profondamente attuale anche nei giorni nostri. La poesia di Fortini, attraverso la sua cruda rappresentazione della brutalità e dell’orrore della guerra, ma anche del coraggio e della determinazione nella lotta per la libertà e la giustizia, parla a tutte le generazioni sul valore intrinseco della resistenza contro l’oppressione.

Nel contesto contemporaneo, il messaggio del “Canto degli Ultimi Partigiani” può essere riflesso nella resistenza del popolo ucraino contro l’occupazione russa. Entrambi i contesti condividono temi di resistenza contro un oppressore esterno, la difesa della propria terra e dei propri valori, e il sacrificio personale per un bene collettivo più grande. La lotta dell’Ucraina per mantenere la sua sovranità e integrità territoriale rispecchia l’universalità del desiderio di libertà e autodeterminazione che Fortini canta nei suoi versi.

Il parallelismo tra questi due momenti storici diversi evidenzia come il “Canto degli Ultimi Partigiani” non sia soltanto un documento del passato, ma un monito costante sull’importanza della memoria storica e sul ruolo attivo che ogni generazione ha nel difendere i valori di libertà e giustizia. La poesia di Fortini ci ricorda che, nonostante il passare del tempo, la lotta per questi principi universali non conosce confini geografici o temporali.

In un’era caratterizzata da conflitti, tensioni geopolitiche e sfide alla democrazia, “Canto degli Ultimi Partigiani” funge da ponte tra il passato e il presente, invitandoci a riflettere sul significato di resistenza, sul valore dell’impegno civile e sulla responsabilità di ricordare e onorare coloro che hanno combattuto per la libertà e la giustizia, sia nel passato sia nel presente.

Conclusioni

Abbiamo esplorato insieme le profondità di “Canto degli Ultimi Partigiani” di Franco Fortini, una poesia che incarna la resistenza contro l’oppressione e celebra il sacrificio eroico per la libertà. Attraverso l’analisi del testo, la biografia dell’autore, il contesto storico e le riflessioni critiche, abbiamo cercato di offrirti uno sguardo completo su come quest’opera rifletta temi universali di lotta, speranza e giustizia.

Ti invitiamo a continuare ad approfondire non solo “Canto degli Ultimi Partigiani” ma anche altre opere di Fortini e della letteratura della Resistenza, utilizzando anche gli appunti di Maturansia.

Ricorda che non basta solo studiare e memorizzare, ciò che conta sarà sviluppare anche il pensiero critico. Sarà proprio questo a fare la differenza nel tuo esame di Maturità. 

In bocca al lupo per il tuo esame!

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